Il gioco più divertente del mondo

John ha un volto duro e rugoso, sembra cuoio invecchiato. In quell'ovale di cuoio i suoi occhi azzurri sono aguzzi come spilli di luce fredda. Mi rivolge la parola nella cucina dell'ostello di Tallinn, mentre sto cercando di farmi un caffè. Ha improvvisi e fragorosi scoppi di risa, che lo scuotono tutto e trasformano i suoi occhi in due mezzelune liquide. E' una di quelle persone i cui lineamenti si addolciscono quando ridono. E' quasi bello quando ride.
Ha l'età di mio padre ma ci prova con tutte le ragazze che incontra, me inclusa. Racconta di essere stato in prigione, dopo aver servito nell'esercito britannico, per una rissa di cui sostiene di non avere un briciolo di colpa. Da allora soffre di un disturbo post-traumatico da stress, che lo porta a dimenarsi e a urlare come un pazzo di notte, spaventando a morte tutte le donne che dormono con lui. Chiaramente questa è la sola ragione per cui è ancora single e cerca una donna comprensiva che possa accettare le sue involontarie e del tutto innocue nevrosi notturne.
John mi diverte, mi piace passare il mio tempo libero con lui. Una sera si avvicina con aria cospiratoria a me e ad un ragazzo siciliano che ho appena conosciuto. "Oh italiani, vi va di vivacizzare questa merda di sabato sera?" Il siciliano ed io lo seguiamo sul terrazzo dell'ostello senza farci pregare.
"Allora", comincia John estraendo un mazzo di banconote da una tasca dei pantaloni. "C'è un gioco che mi diverte da matti. Porca merda, mi hanno fatto passare un brutto quarto d'ora in aereoporto, ma ne è vasa la pena". Ci mostra i pezzi di carta: sono banconote giocattolo da centomila euro l'una."Quei merdosi infami all'aereoporto me le hanno trovate in valigia e mi hanno fatto il terzo grado, credevano che fossi un falsario, pezzi di cretini". Ci dà un grosso mazzo di banconote a testa. Il siciliano ed io lo guardiamo senza capire.
"Allora", spiega John. "La vedete questa folla qua sotto?" Indica i giovani estoni del pub di sotto che sono in strada, a decine, a fumare e a chiacchierare. "Bene, il gioco è molto semplice e terribilmente divertente". Comincia a ridere, contagiando anche il siciliano e me, che continuiamo a non capire. "Il contesto è maledettamente favorevole, da non crederci. Ora, noi buttiamo una banconota alla volta su questa inconsapevole e ingenua folla di coglioni e ci nascondiamo. E vediamo cosa succede. C'è da pisciarsi addosso dal ridere. Impazziscono quando sentono odore di denaro, questi piccoli stronzetti". Lancia la prima banconota e si nasconde sotto il parapetto del terrazzo, trascinandoci con lui.
"Non se ne sono accorti, aspetta solo che se ne accorgano". Sbirciamo i ragazzi dal nostro nascondiglio. "Su, pesciolini belli, abboccate. Abboccate, che c'è un vermone bello grosso che vi aspetta". John ride. La sua risata roca è molto piacevole, un flusso di acqua su tronchi di alberi e rocce.
All'improvviso un ragazzo nota la banconota per terra. Finge di interessarsi a quello che dicono i suoi amici ma si avvicina alla banconota con passi cauti e decisi. Non la perde d'occhio. Con una mossa fulminea la raccoglie, la nasconde e si allontana con un pretesto. Dal nostro nascondiglio lo seguiamo con lo sguardo fino all'angolo in cui si rintana: spiega la banconota, impreca, la calpesta.
John è un'irrefrenabile cascata di risate. "Ahaha, ti sei accorto della presa per il culo, pezzo di coglione!", commenta. "Da non crederci. Sembrano i piccioni al parco quando gli butti le briciole di pane, uguale. Non vi pare?"
La sua follia è inspiegabilmente contagiosa e in men che non si dica ci troviamo anche noi a far piovere banconote false su una folla di completi sconosciuti. John ci incita a ci incoraggia. Alcuni, dopo aver raccolto la banconota, ridono, si fanno dei selfies e poi la gettano a terra. Qualcuno non si accorge dello scherzo e si mette la banconota nel portafoglio. C'è anche chi si arrabbia, fa gesti stizzosi e se ne va. Cominciamo a divertirci sul serio: facciamo scommesse su chi abboccherà e quale sarà la sua reazione.
Le banconote sembrano non finire mai. "Tanto ne ho altri mazzi in valigia e a Manchester, a casa mia. Non esco mai senza", dice John. "Buttatele, elargitele come se non ci fosse un domani, tanto ne ho tantissime. Cazzo, è troppo divertente, vero, italiani? E' il gioco più divertente del mondo!" Andiamo avanti per ore a gettare banconote false sulla folla di Tallinn. Il siciliano ed io rimaniamo senza fiato a furia di ridere. Abbiamo quasi trent'anni e siamo in compagnia di uno squilibrato inglese che potrebbe essere nostro padre. Ci sentiamo due idioti totali. Ma non ci eravamo mai divertiti così tanto in vita nostra.

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