I giornalisti vengono a Cracovia!

Sono una dei pochi ad andare d'accordo con Silvia al lavoro. Credo che sia dovuto al fatto che Silvia, a volte lesbica a volte bisessuale a seconda del suo umore, è gentile con me. Credo che le piaccia il mio culo, sostanzialmente. Tutti considerano Silvia completamente svitata e potenzialmente pericolosa. Io penso che non ci sia un posto più sbagliato della conservatrice Polonia in cui abitiamo attualmente per una comunista afro-tedesca di origine ebrea, atea e sessualmente eterodossa, come Silvia. E forse lei mi affascina proprio perché si ostina a vivere in Polonia pur essendo così fuori luogo in questo paese.
Quando le dico che un gruppo di giornalisti della rivista con cui collaboro da anni come traduttrice viene a Cracovia per un reportage sulla rimonta dell'estrema destra tra i giovani polacchi, Silvia mi supplica di invitarla ad uscire con loro. Quando arriviamo al pub in cui i giornalisti si stanno ubriacando con vodka e birra polacche, siamo brille tutte e due, perché abbiamo già bevuto a casa di Silvia. Silvia, pur essendo cresciuta in Germania e pur avendo ereditato la costituzione robusta e muscolosa di sua madre liberiana, è più ubriaca di me.
Parliamo di politica, di guerra e di attualità. Con noi ci sono giovani giornalisti tedeschi, francesi, rumeni, polacchi e un italiano. Silvia, contrariamente alle sue abitudini, inizialmente si esprime con moderazione: vuole dialogare serenamente e fare una buona impressione. Intanto trangugia boccali di birra e mi sbircia il culo. Dal suo sguardo sempre più acquoso e dai suoi sempre più frequenti riferimenti al mio culo capisco che è sempre più ubriaca. "Ma tu l'hai mai preso in culo?", mi chiede improvvisamente in un momento in cui ci troviamo sole al tavolo. "No". "Beh, dovresti provare", ribadisce lei ingoiando un enorme sorso di birra. "E' meglio del sesso vaginale. Molto meglio. Mi sono sempre chiesta quanta gente pratichi il sesso anale. Secondo me è una figata".
I giornalisti tornano al tavolo con pinte di birra stracolme. Silvia si schiarisce la voce. "Mi chiedevo", comincia prendendo il suo boccale con molta disinvoltura. "Senza togliere niente al conflitto ebraico-palestinese e alla crisi dell'identità europea, che sono argomenti scottanti e della massima urgenza, per carità". Manda giù un altro sorso di birra. "Mi chiedevo, insomma, quanti di voi l'abbiano mai preso o messo in culo".
Rimango pietrificata, la birra mi va quasi di traverso. I ragazzi la fissano per qualche istante, come se non avessero capito. Nel silenzio generale, un giovanissimo tedesco scoppia a ridere. "Ah, io sono un verginello, quello non l'ho ancora provato", risponde. "Io invece l'ho fatto, è anche meglio del sesso vaginale", dice una francese, ridendo a sua volta. "Vedi, siamo già in due", constata Silvia, guardandomi con evidente soddisfazione. "E tu?" Io mi ricordo solo che devo domire nel monolocale di Silvia stanotte e che c'è un cetriolo sul suo comodino. Scuoto la testa, sorridendo. "Vuoi una vodka, Silvia? Così ti dà il colpo di grazia e io stanotte sto tranquilla", scherzo. L'ultima mezz'ora della serata è dedicata alle migliori tecniche del sesso con particolare attenzione alle pratiche anali.
Quando andiamo via ho in testa la sgradevole immagine di tutti i presenti nudi, in procinto di incularsi a vicenda. Nascondo il cetriolo di Silvia in una credenza in cucina prima di mettermi a dormire. "Hanno ragione i nostri colleghi, tu sei completamente matta", le dico ridendo. "Certi argomenti sono troppo dolorosi e noi siamo troppo dolorosamente impotenti", ribatte lei, baciandomi sulla bocca. "Ci vuole un po' di umorismo nella vita, honey".
Qualche giorno dopo il redattore della rivista mi contatta per dirmi che ho fatto un'ottima impressione sui giornalisti che sono venuti a Cracovia. "Intanto tu che li hai conosciuti e ne hai parlato con loro puoi tradurre il reportage in italiano, vero?" Per una settimana intera, tutti i giorni, quando torno dal mio lavoro in ufficio mi metto a tradurre articoli sull'estrema destra polacca dall'inglese, francese e tedesco all'italiano. Mentre scrivo di ventenni xenofobi e degli interessi economici dell'industria polacca del carbone, mi vengono in mente gli autori che lo piazzano e lo pigliano in culo. Nella mia lunga carriera di lettrice e di traduttrice credo di non essermi mai sentita così spiritualmente e intimamente in sintonia con uno scrittore.

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