Gli anni del Consenso (1927-1940) e “Una Giornata Particolare” (1977)

La Professoressa Enrica Passarelli (nella foto) è nata nel 1906 in una famiglia della media borghesia; figlia di un Ufficiale Carabiniere, si è laureata nel 1927 in Matematica e Fisica presso la Regia Università La Sapienza di Roma (tra i suoi Docenti Enrico Fermi ed Ettore Majorana); ha insegnato presso il Liceo Statale Giulio Cesare della Capitale fino al 1966. Sebbene non ne troviate il nome sui libri di Storia, è stata una figura opposta a quanto l’immaginario collettivo creda sulle donne nel Ventennio. Sophia Loren, ad esempio, nel film “Una Giornata Particolare” (*), ambientato nel 1938, ha interpretato una madre di sei figli, ingenua, priva di cultura, piegata nel ruolo di custode della casa in cui vive con il marito-padrone fervente fascista. Come spesso accade, però, la Storia è più complessa di come venga raccontata. Se la società italiana degli anni 20-30 del XX secolo era fortemente maschilista, è altrettanto vero che la figura femminile non fosse relegata a sofferenze, rassegnazioni e frustrazioni. Per ben comprendere il contesto di quei decenni, non si devono tralasciare alcuni aspetti di primaria importanza: nella Penisola appena unificata l’analfabetismo era pari al 78% e le donne erano ignorate o considerate per natura incompatibili con la politica attiva e passiva. La prima volta in cui l’assetto sociale nel Regno d'Italia cambia radicalmente è stato durante la Grande Guerra, quando le donne hanno ricoperto mansioni e ruoli, si sono occupate di incarichi e di lavori, in precedenza riservati esclusivamente agli uomini. Dopo la Vittoria (1918), però, la tradizione, la cultura religiosa e la classe politica hanno portato alla restaurazione della situazione precedente, anche nel tentativo di arginare la grave crisi economica e sociale. Nel 1923 il primo Governo Mussolini vara la Riforma Gentile (scuola elementare quinquennale, preceduta da una triennale scuola materna preparatoria e seguita da una scuola media inferiore, seguita a sua volta dalla scuola media superiore, di tre anni per il liceo classico, di quattro per il liceo scientifico, di tre o quattro anni per i corsi superiori dell'istituto tecnico, dell'istituto magistrale e dei conservatori), al fine di combattere l'analfabetismo. Inoltre, nel 1925 sempre Mussolini fa approvare una legge che rende le italiane elettrici in ambito amministrativo; la stessa legge, però, è resa vana dalla successiva riforma che sostituisce il Podestà al Sindaco, non eletto dal popolo, ma designato dal Governo (in precedenza, comunque, non erano mancati i tentativi di portare il genere femminile al voto amministrativo: dai Disegni di Legge Minghetti, Ricasoli, Peruzzi, ai progetti di Riforma Elettorale Lanza, Nicotera e Cairoli). E' il ruolo sostenuto dalle donne nella Resistenza ad aver portato ad un mutamento definitivo: non a caso i principali autori della legge per il suffragio universale sono stati Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti già prima dell’aprile 1945.

Pertanto, “Una giornata particolare” (1977) può condurre lo spettatore ad un errore di generalizzazione, quello di definire compassionevoli e tristi le casalinghe di quegli anni, a causa della successiva presa di coscienza femminile. Di certo nel 1938 esistevano ancora fasce d’età escluse dalla Riforma Gentile, ma era proprio la mancanza di cultura a non permettere a tali fasce la consapevolezza di ipotesi personali “alte” (una costante rimasta anche in certe aree dell’Italia repubblicana). Il confrontare periodi storici diversi è un’operazione non del tutto veritiera. Difatti, quale esito avrebbe il paragonare le condizioni di vita di un contadino contemporaneo nella Provincia di Parma con quella di un contadino della Provincia di Matera degli anni 60 del XX secolo? Inoltre, utilizzando la stessa misura, è possibile affermare che ogni donna lavoratrice, laureata, diplomata, sposata, unita civilmente, convivente, sia oggi soddisfatta e felice?

In realtà, il genere femminile contribuiva al successo della fascistizzazione ed era, in linea di massima, ben lieto di farlo. D’altronde, era facile sentirsi galvanizzati da quei risultati concreti che il popolo non aveva mai visto in precedenza. In 10 anni erano state costruite 11.000 nuove aule in 277 Comuni, 6.000 case popolari per 215.000 persone, 1.700 alloggi, 94 edifici pubblici. Oltre 10 milioni di persone avevano ricevuto l’acqua diretta in quasi 3.000 Comuni, i bacini montani artificiali erano aumentati da 54 a 184. Erano stati realizzati 4.500 km di sistemazioni idrauliche, 17.000 km di linee elettriche, 6.000 km di strade statali, provinciali e comunali; erano state bonificate le aree insalubri in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Erano state edificate 15 nuove città e rimboscato oltre un milione di ettari di terreno. Dal 1870 al 1920 erano stati bonificati 1.390.361 ettari, dal 1922 al 1938 5.886.796. Mentre gli U.S.A. producevano 8,9 quintali di frumento per ettaro, l’Italia arriva a 16,1 quintali per ettaro; nel 1922 i braccianti erano oltre 2.000.000, nel 1941 solo 700.000 unità, poiché divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende. Se a tutto questo si aggiungono le tante leggi sociali, amministrative, le grandi opere, le infrastrutture ed i servizi per tutti, si comprende come non sia stato difficile organizzare la "macchina del consenso". Piaccia o no, la concretezza del Fascismo è stata successiva ad anni di politica litigiosa e debole, di cui il popolo non percepiva benefici. Benito Mussolini da parte sua ha messo ordine in una Nazione arretrata e disagiata grazie a 37 miliardi di lavori pubblici che hanno offerto lavoro a milioni di persone. Spero che nessuno legga in queste righe una sorta di apologia: immagino sia capitato a chiunque di girare in una città o di viaggiare su territori extraurbani e di vedere servizi inefficienti, opere incomplete, palesi sinonimi di sperpero di denaro pubblico; la conseguente riflessione avvilente e rassegnata credo sia per tutti simile, a prescindere dalle idee politiche di appartenenza. Pensate, invece, a come dovesse essere forte in quegli anni il senso di appartenenza quando si vedevano sorgere in breve ospedali, strade, case popolari, uffici, servizi, addirittura città, dove prima c’era il nulla!

Ritornando al film di Ettore Scola, appare più opportuno fermarsi sul secondo protagonista, a cui presta il volto un grandissimo Marcello Mastroianni. Egli interpreta il ruolo di un ex radiocronista dell’EIAR, disoccupato a causa del suo orientamento sessuale, in attesa di essere prelevato per essere condotto al confino. La condizione degli omosessuali era terribile, costretti a vivere nella paura e nell’infelicità. La medicina ufficiale giudicava “malati" o "depravati” gli uomini che non erano soldati, mariti o genitori; se scoperti, il Regime infliggeva loro condanne e la società perbenista, moralizzatrice, non risparmiava l’emarginazione ed il pubblico ludibrio: nemmeno le donne esprimevano comprensione o tolleranza! A tale proposito, l'atteggiamento generale è ben rappresentato da Stefania Sandrelli nella pellicola “Gli occhiali d’oro” (**), girata da Giuliano Montaldo nel 1987: il suo ruolo è quello di una signora dell’alta borghesia, fiera della politica fascista, pronta a puntare pubblicamente il dito con cattiveria e con malizia contro lo stimato Professor Fadigati, (uno straordinario Philippe Noiret), poiché sospettato di omosessualità. Un altro atteggiamento tipicamente italiano è argomento della commedia del 1962 “Il mio amico Benito” (***) diretta da Giorgio Bianchi, in cui il bravo Peppino De Filippo indossa al meglio la maschera mediocre del cittadino medio che, pur di far carriera, tenta più volte di farsi ricevere dal Duce.

In conclusione, spero non sia considerato fazioso il definire gli anni dal 1927 al 1940 come quelli del “Consenso”: é sufficiente visionare le partecipazioni oceaniche, attraverso i filmati dell’Istituto Luce, alle adunate nelle piazze anche dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Comunque sia, “Una giornata particolare” resta un capolavoro, meritevole di apprezzamento soprattutto per lo spessore di entrambi i protagonisti e per la regia attenta alle sfumature psicologiche, ai drammi interiori, alle atmosfere popolari. Anche “Gli occhiali d’oro” è bellissimo, caratterizzato da una ricostruzione storica perfetta e da un cast di altissimo livello. Perfetti i costumi e gli ambienti della provincia ferrarese, simile a tutte le altre come visione del mondo ed impostazione culturale. “Il mio amico Benito”, invece, regala sorrisi per il tono farsesco con cui viene preso di mira l'italiano tipico. La sceneggiatura non approfondisce la psicologia dei personaggi, ma allo spettatore il divertimento è offerto da Peppino De Filippo, che vive ogni scena, ogni spunto ed ogni situazione con il suo tipico taglio; non a caso egli sosteneva “che il dramma della nostra vita, di solito, si nasconde nel convulso di una risata, provocata da un'azione qualsiasi che a noi è parsa comica. Sono convinto che spesso nelle lacrime di una gioia si celino quelle del dolore. Allora la tragedia nasce e la farsa, la bella farsa, si compie.

Altri film sul tema: "Camicia nera" (1933) di Giovacchino Forzato, "Il Giardino dei Finzi Contini" (1970) di Vittorio De Sica, "Cristo si é fermato a Eboli" (1979) di Francesco Rosi.

(*) "Una Giornata Particolare" (1977) - Regia: Ettore Scola - Cast: Sophia Loren, Marcello Mastroianni - Sceneggiatura: Maurizio Costanzo, Ruggero Maccari, Ettore Scola - Fotografia: Pasqualino De Santis - Genere: Drammatico - Durata: 150 minuti.

(**) "Gli occhiali d'oro" (1987) - Regia: Giuliano Montaldo - Cast: Philippe Noiret, Rupert Everett, Stefania Sandrelli, Valeria Golino, Nicola Farron - Sceneggiatura: Nicola Baldalucco, Giuliano Montaldo - Fotografia: Armando Nannuzzi - Musiche: Ennio Morricone - Genere: Drammatico - Durata: 103 minuti.

(***) "Il mio amico Benito" (1962) - Regia: Giorgio Bianchi - Cast: Peppino De Filippo, Mario Carotenuto, Luigi De Filippo - Sceneggiatura: Luigi Magni, Giorgio Bianchi - Musiche: Armando Trovajoli - Genere: Commedia - Durata: 100 minuti.

Leave a reply

*