Guida galattica per gli autostoppisti: il ritorno di Samantha Cristoforetti

Lo scorso 11 giugno, dopo 199 giorni nello spazio, è tornata tra noi “terrestri” Samantha Cristoforetti, prima donna italiana negli equipaggi dell'Agenzia Spaziale Europea. Oltre a questo primato, la Cristoforetti detiene anche il record femminile di permanenza nello spazio.

Tornando tuttavia al giorno della sua partenza, il 23 novembre 2014, iniziamo a capire che la missione Futura 42, invece di essere presa come “baluardo dell’astronomia italiana”, è stata sin da subito oggetto di un bizzarro dualismo informativo che permea la nostra Nazione: quello tra web e reale.

Ma procediamo per gradi. Innanzitutto nessun giornale della stampa nazionale riporta la notizia in evidenza, sono tutti intenti a parlare di elezioni e calcio. Eppure su Twitter l’hashtag #Futura42 spopola, segno evidente che a qualcuno forse dello Spazio importa qualcosa. La vicenda prosegue poi con un boom di commenti e dibattiti in seguito alla diretta televisiva della Cristoforetti durante il festival di Sanremo il 12 febbraio. Anche in questo caso siamo spettatori non solo di una falsa diretta made in Italy in favore di share, ma di una netta divisione tra web e reale, poiché Samantha in realtà sta già da tempo usando Facebook e Twitter  per condividere con noi video e foto molto più interessanti di quelli contenuti nei sette minuti scarsi di trasmissione. Infine il giorno dell’atterraggio mi rendo conto di come la notizia è davvero vissuta su questi due piani differenti e non senza innumerevoli polemiche: sui social tutti ne parlano (compresa una Lucarelli che dichiara che della cosa – cito – non se ne può più) mentre in tv non trovo nessun canale che dedichi il giusto peso alla cosa.

Ma come? Io che fino a ieri pensavo che la maggior parte del web fosse intriso di false notizie e stupidaggini, popolato da persone con un quoziente intellettivo inferiore alla media, mi devo ricredere proprio ora? Siamo tutti una élite informata e chi non ha un social network naviga nel tentativo di fronteggiare la totale assenza di informazioni ufficiali rilevanti? Dopo essermi fatta milioni di paranoie sul fallimento della mia teoria, per fortuna è proprio Samantha a salvarmi twittando su  @AstroSamantha:

AstroSamantha

Mi fermo, perché ovviamente do per scontato che se mi state leggendo, su questo sito, in questo contesto, anche voi l’avete capita (vero?). Ci sono 9K di like. Non solo presi su scala mondiale non sono poi così tanti, inoltre non sono nemmeno sicura purtroppo che tutti e 9000 abbiano in mente che la citazione è di Douglas Adams, direttamente da The Hitchhiker's Guide to the Galaxy. Grande Samantha: come frase di rientro per una astronauta non è azzeccata, di più. Ma temo che tutti i tuoi sforzi per informare gli internauti non siano serviti a molto.

Sospiro di sollievo: grazie a dio la Terra è rimasta quella che conoscevo e anche Samantha non si troverà spiazzata al suo rientro. Perché sì, c’è davvero poco da dire: per una donna che è partita per lo Spazio augurando a tutti di seguire le strade difficili, perché sono quelle che portano a una vera crescita personale, sarebbe strano tornare in patria e vedere che il suo invito è stato davvero recepito da qualcuno.

Signori diciamocelo, questo non è altro che l’esempio chiave di come all’Italia in generale non freghi un bel niente della scienza e del progresso, e che le due realtà in cui mi sembrava ci fosse una netta divisione non sono altro che due facce della stessa medaglia. Da un lato la stampa e la tv pensano ad un’unica cosa: vendite e share. Poco importa se devono parlare del derby Milan - Inter o simulare dirette (vedi anche Fabio Fazio), quel che interessa davvero è raggiungere l’utente medio per vendere. E l’utente medio di riferimento dei media tradizionali è lo stesso che troviamo online, colui che si basa sugli hashtag di Twitter per l’informazione e sulle foto buffe su Facebook per la condivisione, perché dopotutto se il tema è caldo “farò un sacco di mi piace e sembrerò anche intelligente”. Non c’è nessuna differenza tra il tentativo estremo di monetizzare per un sistema mediatico tradizionale in declino e la condivisione compulsiva di post sulla Cristoforetti, subito dopo aver postato foto e video demenziali di persone ubriache che cadono dal tavolo, solo per prendere qualche "like" in più. Che per giunta sono un pollicione all’insù, lo stesso che i protagonisti di The Hitchhiker's Guide to the Galaxy utilizzano per farsi caricare dalle navicelle da un pianeta all’altro e che la Cristoforetti probabilmente mostra semplicemente parlando una lingua internazionale come a dire "tutto ok". I Retweet e gli share compulsivi, volti solo a guadagnare "likes" e commenti, non sono altro che la moneta di voi social dipendenti: non riempiono il portafogli ma colmano il vostro ego. Che forse è diventato il vero potere d’acquisto nella nostra Nazione ormai in rovina. La popolarità, il sentirsi importante e non da ultimo il passare l’immagine di sé tanto più perfetta e intelligente. E qui tutto torna: le bufale, la disinformazione, il polverone che si alza ma che ha durata brevissima, perché già da domattina sarà rimpiazzato da altrettanti meme, selfie, battute, video idioti e quanto altro, in un trend che di scientifico non ha neanche i neuroni.

Sono infatti sicura che se tra un mese chiedessi a molti di voi chi è Samantha Cristoforetti non mi sapreste rispondere, probabilmente perché l’unico hot topic che starate seguendo a fine luglio sarà quello dei flame continui tra persone che ancora lavorano e persone che già sono al mare.

E questo lo dico soffrendo. In primis come donna costretta a subire battute idiote sul fatto che Samantha non spicchi per bellezza, ma soprattutto mi dispiace davvero che la Cristoforetti abbia provato in ogni modo ad attirare su di lei e sulla missione la vostra attenzione condividendo foto e video sui social network. Storie divertenti e leggere su come tagliarsi i capelli nello spazio, bere una tazza di caffè e spiegare come si va in bagno in assenza di gravità: è stato il suo tentativo di portare lo Spazio alla portata di tutti, nella speranza che qualcuno si interessasse davvero alla scienza, alle scoperte, all’importanza che tutto questo ha per ciascuno di noi e per il nostro futuro. Ma una missione spaziale non la può fare chiunque (come ci spiega Giulia Rocco su oggiscienza.it) e questo è un sollievo. Altrimenti, vista la media delle vostre azioni, ci ritroveremmo con stazioni spaziali in cui nessuno fa ricerca ma passerebbe le ore a scattarsi selfie con la Terra come sfondo condividendoli su Facebook per dire agli amici: guarda quanto sono figo io che sono nello Spazio e tu lì, mediocre terrestre e poveraccio.

E leggendo ovunque (eccezione fatta solo per le riviste scientifiche e di ricerca) non si trovano informazioni relative alla missione, non si trovano articoli divulgativi sullo Spazio, sulle scoperte, sull’esperienza in quanto scienziata ma solo domande imbarazzanti su quello che le è mancato di più: “l’odore della Terra” risponde Samantha ancora frastornata per l’atterraggio, ma sono convinta che in cuor suo, se avesse potuto, ne avrebbe fatto a meno ancora per qualche mese, visto che sulla Terra l’odore predominante resta un po’ dappertutto uno solo: quello di merda.

Per chiunque volesse informarsi di più in merito alla tematica, ecco alcuni link dove scoprire davvero cosa è successo in questi 199 giorni:

La pagina Facebook ufficiale di Samantha Cristoforetti 
La missione: Expedition 42
The European Space Agency (ESA)
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il veicolo spaziale Sojuz 

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