Ho perso le parole

Va bene che veniamo da un week-end in cui le nostre pagine Facebook sono state letteralmente invase da foto e video in diretta da Campovolo ma, se pensate che stiamo per parlare di Ligabue, fermatevi. Quello che state per leggere non è assolutamente un tributo al cantante correggese, né al pittore novecentesco, bensì rivalutare la reintroduzione nel lessico comune giovanile di parole dimenticate, che saranno utili non solo per arricchire il vostro dizionario ma anche come espedienti davvero interessanti.

Alzi la mano ad esempio chi non si è mai trovato nel bel mezzo di una discussione senza saper più cosa rispondere. Sarà l'inquinamento alle stelle, lo stress lavorativo che fonde i neuroni, l'assenza di zinco nella dieta dell'italiano medio oppure semplicemente che la rabbia è un sentimento animale che ci portiamo nel DNA, che ci piaccia o no. Qualunque sia la motivazione che sentite più vostra, è palese che tutti noi passiamo spesso giornate intere a litigare con gli altri, per giusti motivi quanto per semplice gusto di essere "hater". Quello che tuttavia non teniamo mai e dico mai in considerazione è che, il più delle volte, ci lanciamo in battaglie verbali senza avere basi di argomentazione solide o quantomeno convincenti. E, di conseguenza, finiamo cornuti e mazziati, soprattutto se la diatriba è avvenuta con una persona che è in torto in partenza poiché incapace di afferrare il nostro evidente sarcasmo.

Come fare dunque a chiudere in bellezza una discussione che, una volta iniziata, ci pentiamo subito amaramente di aver anche solo aperto bocca? Facile: ogni oratore greco vi direbbe che confondere il contendente è la miglior via.  

Il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di utilizzare, invece che i banali insulti di disprezzo, alcune parole in disuso capaci di dare il colpo di grazia al vostro avversario che non solo si troverà spiazzato, ma che perderà certamente il filo del discorso, lasciando voi come unici serafici indiscussi vincitori della diatriba. Ne abbiamo scelte alcune, lasciandovi liberi poi di sbizzarrirvi in fantasiose espressioni degne dell'Accademia della Crusca:

SCIAMMANATO [scia | man | nà | to] agg. sciatto, disordinato. Sostituisce il termine: sfatto.
MEZZACARTUCCIA [mez | za | car | tuc | ci | a] agg. indicare chi vale molto poco, che ha socialmente poca importanza. Sostituisce il termine: testa di cazzo.
PISQUANO [pi | squà | no] agg. stolto, privo di attitudini o capacità. Sostituisce il termine: sfigato.
MERETRICE [me | re | trì | ce] agg. donna che esercita la prostituzione. Sostituisce i termini: troia, puttana.
CITRULLO [ ci | trùl | lo] agg. stupido, sciocco, facilmente raggirabile. Sostituisce il termine: cretino.
SCALZACANE [scal | za | cà | ne] agg. poveraccio, persona poco valida. Sostituisce i termini: perdente, loser.
BEOTA [be | ò | ta] agg. stupido, imbambolato. Sostituisce il termine: deficiente.
TIGNOSO [ti | gnó | so] agg. persona evitabile, appestato. Sostituisce il termine: rompicoglioni.
ETILISTA [e | ti | lì | sta] agg. che ha il vizio del bere. Sostituisce il termine: alcolizzato.

Certi che d'ora in poi le vostre discussioni acquisteranno sicuramente nuovo piglio e fervore, vi auguriamo di ricevere in dono al più presto un vocabolario, in modo da arricchire giorno dopo giorno la vostra capacità oratoria, diventando così degni discendenti di Cicerone, che con Cum tacent, clamant (Il loro silenzio è un'eloquente affermazione.) mandava tutti graziosamente all'inferno.

Per i più audaci, lettura consigliata: Arthur Schopenhauer "L’arte di insultare", Adelphi, 1999
(oltre alla "Retorica" di Aristotele - che però è un mattone pazzesco.)

Leave a reply

*