Il capitano algerino era un criminale: Alexandre Villaplane

Ci sono gli Europei, e sì, da Lloyd è una scorpacciata di partite per le reazioni diverse dei clienti; i più sono indifferenti, alcuni nuovi, che magari erano intimoriti per chissà quali dicerie sul nostro conto, si sono intrufolati e bevono felici, le donne guardano solo l'Italia, qualcuna ci disprezza dall'alto della sua cultura, ma Dick è implacabile:" Nella mia vita di tifoso ho visto alzare la Coppa dei Campioni dalla mia squadra, la Coppa del Mondo dall'Italia, ho visto Baggio, Zola, Zidane e i gol alla Del Piero. Mi mancano gli Europei. Ma per te è troppo volgare, proprio tu che fai la spogliarellista attaccata a un palo" "Sono una ballerina! Ho studiato e studio tuttora per i miei spettacoli! Bifolco!" "Ok scusa, adesso muovi il tuo culo studiato da un'altra parte che c'è l'Italia". Che scena edificante. Sui calciatori ha ragione Dick, chi non ha visto giocare gli anni 90 non può sapere cos'è veramente il calcio, chi non ha vissuto la testata di Zidane a Materazzi non può capire fino in fondo il valore di quel mondiale. Attimi di puro godimento. Ma Zidane è solo l'ultima grande icona franco algerina, la prima fu Alexandre Villaplane.

Nasce ad Algeri il 12 settembre del 1905 e nel 1921, trasferitosi a Sete, comincia a giocare a calcio nella squadra cittadina. In Francia ancora non esiste un campionato nazionale, ma è diviso per campionati regionali che aumentano il fascino e le rivalità delle squadre locali, e i calciatori cominciano ad avere un certo successo; vengono pagati sottobanco, attraverso dei lavori di facciata. Sete ha una bella squadra e il nostro Alexandre è un ottimo centrocampista, tutto corsa e polmoni, ma dai piedi buoni dai quali sforna preziosi assist; talento e carisma, rabbia agonistica e giocate di fino, insomma ha talento. Sono questi anni cruciali, dove il calcio diventa sempre più presente nelle vite delle persone comuni, comincia ad avere successo e, piano piano, non è più un semplice passatempo per il dopo lavoro. Alexandre è l'emblema di questo cambiamento, e nel 1922 debutta in nazionale contro il Belgio; è il primo africano a vestire la maglia dei blues. E Tavecchio muto. Scherzi a parte, il nostro amico ha la rabbia di chi vuole emergere, assetato di vita e benessere; viene acquistato dal club della capitale il Racing Club de Paris, e diventa il calciatore in nero più pagato di Francia. Le sue prestazioni in campo viaggiano parallele alla sua vita sregolata: bische, bordelli, ippodromo, traffici illeciti e malavita, che però inizialmente non ne minano il rendimento in campo, anzi, nel febbraio del 1930 diventa capitano della nazionale che guida nella storica prima edizione dei Mondiali in Uruguay. Ormai è una stella, acclamato dalla folla e dai giornalisti, uomo copertina, il classico esempio del talento che può emergere dal fango di periferia. Gioca ancora bene per un paio d'anni, e quando il calcio diviene finalmente sport professionistico nel 1932, viene acquistato per una cifra folle dall'Antibes, club della Costa Azzurra, che lo paga lautamente. Vince la finale contro il Lille per la vittoria del titolo, ma purtroppo viene scoperto: è una partita combinata in cui Alexandre è la mente, infognato in giro di scommesse e chissà cos'altro. Viene cacciato dal suo club e il declino è inesorabile dato che ormai ha calcato e intrapreso la strada del malaffare.

Arrestato nel 1935 per aver truccato delle corse di cavalli, ma è solo la prima volta, infatti, rotto il tabù, fa avanti e indietro dalla galera, dove conosce due nobiluomini: Pierre Bonny e Henri Lafont, che lo introducono nel mondo della Deinstelle, il braccio francese della Gestapo. Quando nel 1940 i tedeschi entrano a Parigi, comincia un periodo di ricchezza e violenza per Alexandre, che sevizia, tortura, uccide, ruba e commette ogni sorta di porcheria durante le sue ronde alla ricerca di partigiani ed ebrei. Nel 1944 viene fondata la Brigade Nord African, uno squadrone della morte formato dagli immigrati, una sorta di esercito del male a stampo criminale, e Alexandre conquista sul campo il titolo di sottotenente delle SS, ed è ormai noto con appellativo SS Mohammed. La sua avidità, unita alla sua viltà, gli fanno perdere ogni umana decenza, offuscandogli quel briciolo di umanità che quasi tutti abbiamo. Quando capisce che i tedeschi perderanno la guerra, cerca di rifarsi la faccia, ma ormai è troppo tardi e dopo essere stato catturato dai partigiani, il 26 dicembre 1944 viene fucilato a Fort de Montorouge.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

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