Il circo volante del Barone Rosso

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Il fascino di Dick si palesa sempre nel momento più opportuno. Sono fuori Storix, ubriaco e confuso, dopo una lunga chiacchierata notturna con Lloyd, quel gran figlio di buona donna. "Lascia stare, in fondo quella è pur sempre sua moglie, lei vuole così, ma credo non lo sappia o non lo accetti". Può Dick andarsene con una simile banalità? Accendo una sigaretta prima di incamminarmi verso il letto, quando il rombo della sua Duetto rossa preannuncia il suo arrivo; ovviamente, in pieno dicembre, la capotte è tirata giù. "Andiamo" dice. Ha un vecchio berretto dell'aviazione con occhialoni annessi. " Ma come cazzo sei combinato?" Domando. "È roba di mio nonno, andiamo a caccia di inglesi!" Salgo, e non so come, mi trovo anch'io vestito come un militare dei primi 900. È così, due coglioni, tornano a casa sbronzi. Siamo in pieno centro, e Firenze si sa, è piena di turisti e alcolizzati a piedi, la sera poi sono bestemmie se sei in macchina. "Li vedi anche tu sti stronzi, mica si spostano. Ti guardano coi loro bicchieri di plastica e ti sfidano, non si muovono". Accelera e comincia a puntare chiunque sia a piedi, senza rallentare, gridando e suonando la sirena. Esatto, la sirena. Il panico in centro: ci facciamo largo tra insulti e bicchierate in pieno volto. Incredibilmente non si incazza nessuno per davvero,anzi sembra una scena divertente, ma si sa, il gioco è bello quando dura poco. Siamo quasi arrivati, Dick sembra ormai calmo, e ci avviamo a passo d'uomo sotto il portone, quando i ragazzi di fronte a noi si fermano a parlare. Si voltano con aria strafottente, sorseggiandoci i loro drink in faccia, per poi riprendere a parlare immobili. Passa qualche secondo, poi nella quiete dello sballo urbano, attacca la sirena, lunga, violenta, agghiacciante. Saltano per aria, volano bicchieri a tutti e broooom!!! Strike all'urlo di "Fucking idiots!" Finiamo a tutto fuoco dall'altra parte della città, e prima di addormentarmi sul suo divano, capisco a chi si riferiva: era il Barone Rosso!

Nasce il 2 maggio del 1892 a Breslavia, attuale Polonia, da una famiglia di nobili, ereditando il titolo di Barone. La sua indole avventuriera si manifesta sin dalla tenera età, dove dà libero sfogo al suo istinto con lunghe cavalcate a cavallo e praticando la caccia di piccoli animali. Per proseguire la tradizione di famiglia, il padre lo iscrive all'Accademia Militare di Wahlstatt; non ama studiare, ma eccelle nello sport e nell'ippica. Terminata l'Accademia nel 1911, entra a far parte del glorioso reggimento di cavalleria, dove spera di mettere in luce le proprie doti. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, viene spedito in vari campi di battaglia, senza però prendere parte a nessuna azione militare; i tempi sono cambiati, ormai non si combatte più su campo aperto faccia a faccia, la cavalleria è inutile in questa guerra di trincea, dove la tecnologia sostituisce le vecchie strategie militari. Per questo motivo, scrive una lettera polemica al Comando Generale, dove sottolinea che non si è arruolato per portare vettovaglie in trincea. Nel 1915 viene quindi trasferito nell'aviazione tedesca. Comincia subito l'addestramento e partecipa ai primi duelli come osservatore. Per lui è troppo poco, e dopo solo 25 ore di addestramento compie il suo primo sfortunato volo, dove si schianta durante l'atterraggio; al primo esame per diventare pilota viene bocciato. Ma non si scoraggia e finalmente in dicembre diventa ufficialmente un pilota, dove può foggiare le sue doti a bordo di un Fokker monoposto, altamente tecnologico e avanzato rispetto ai nemici. Sotto la guida carismatica del tenente Oswd Boelke, parte per la Francia dove fa parte dello squadrone d'aviatori "Jasta 2". L'inizio è incoraggiante, è già a settembre abbatte il primo aereo nemico inglese. È un mese carico di vittorie aeree, ma a ottobre Boelke muore in battaglia.

Il Barone a questo punto, scosso dalla perdita del suo mentore, tira fuori il meglio di sé: il 23 novembre del 1916, con un mix di rabbia, orgoglio, concentrazione maniacale, follia, abbatte il Maggiore Lanoe Hawker, l'asso dell'aviazione inglese. Il ragazzo è un prodigio, è questo non è che l'inizio della leggenda. Diventa Capitano nel gennaio del 1917, dopo aver abbattuto 17 nemici, e gli affidano il comando dello Squadrone "Jasta 11", conferendogli la più prestigiosa medaglia, la "Pour le Merite" per il grande valore mostrato in battaglia. È in questo momento che decide di pitturare il suo aereo di rosso, vuole farsi riconoscere, sfida i nemici. Epico. È ormai il più grande pilota vivente, ribattezzato il Barone Rosso. Poco dopo viene creato uno speciale squadrone con i migliori assi dell'aviazione tedesca, la "Fighter Wing 1", capitanata dal Barone che ha pieni poteri su tutto. Le loro folli manovre, gli inseguimenti spettacolari, gli attacchi congiunti di una follia straordinaria, le livree sgargianti degli aerei, contribuiscono ad accrescere la fama del gruppo, che viene soprannominato "Il circo volante di Von Richthofen". Non hanno rivali per un paio di mesi, fino al cambio di tecnologia degli alleati, che ora usano aerei più veloci, leggeri e armati meglio. Capita così che il Barone viene abbattuto in battaglia, senza però riportare conseguenze fisiche. Disattendendo quasi gli ordini del Governo, continua a combattere in modo assiduo, fino al tragico giorno della sua morte, avvenuta il 21 aprile del 1918, forse abbattuto dal canadese Arthur Brown. Il suo funerale viene tenuto dai nemici con tutti gli onori militari, giusto tributo ad una leggenda capace di abbattere più di 80 nemici, senza contare quelli che per rigidi motivi regolamentari non gli sono stati assegnati. Aveva soli 26 anni.

Gionni

Quando a Gionni va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero. E’ timido e sincero, di tutti tutto sa poichè legge nel pensiero.

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