Il colto razzismo inverso

Disteso in spiaggia sul litorale toscano, sorseggio la mia birra osservando la calca che affolla il golfo. Perché questa sosta chiassosa? Mi sono già pentito di non aver tirato dritto sull'Aurelia verso la mia meta, ma ormai sono qua e non mi resta che osservare per non farmi prendere dal nervoso. Bimbi obesi e capricciosi, gioventù tatuata, tanga, creme, schiamazzi, qualche canna, ma soprattutto tanto casino. Non riuscendo a rilassarmi, pensieri cupi animano il mio malessere, vorrei che questo lerciume sparisse per sempre; abbiamo consumato le risorse terrestri annuali prima di ferragosto, stiamo a preoccuparci del caldo, le olimpiadi e del dittatore del nuovo millennio che ci sta intortando col suo colpo di stato sotto le mentite spoglie del referendum. Ovviamente tutti esperti sui social, a fracassare le palle sulle teorie alternative e la cultura di controtendenza, e qui mi confondo. Perché se da un lato questo chiassoso egoismo mi indigna, dall'altro mi nausea quella falsa retorica sui diritti delle minoranze, delle culture e delle tradizioni oltre l'Occidente che spesso sfocia nel bigottismo opposto, ancora più bieco di quello tradizionale condito di razzismo e ignoranza. Penso alla foto che settimana scorsa ha spopolato su Facebook, dove si vedono le atlete tedesche ed egiziane di beach volley contendersi il passaggio al turno successivo alle olimpiadi; le prime in costume in due pezzi, le seconde in tuta con lo shador. Direte, non c'è niente di strano. Infatti per me è una scena normalissima, però non lo è stata per qualche genio che così ha presentato l'ormai celebre scatto.

germani egitto

Ecco, è questo il bigottismo al contrario a cui mi riferisco e che tanto mi fa incazzare, o meglio, mi indigna. Perché se è vero che la scelta quotidiana deve essere libera, in questo caso come presentarsi di fronte al mondo praticando uno sport, non sopporto il parallelismo che ormai viene fatto tra la cultura occidentale e quella araba, dove una è più figa di un'altra. Perché? Perché dovete convincervi e convincerci che è una guerra di costumi? Perché due ragazze in bikini sono figlie di una cultura maschilista e omofoba, quando invece è vero il contrario? Credo che se l'atleta tedesca volesse competere in tuta potrebbe farlo, e magari le metterebbero un bello sponsor enorme in bella vista; dubito invece che una qualsiasi atleta egiziana possa invece gareggiare in bikini in totale autonomia e libertà di scelta. Allora perché giocare al contrario? Abbiamo passato secoli di bigottismi che siamo riusciti a superare solo nel novecento, acquisendo diritti e la tanto agognata parità di sessi grazie ad una continua lotta non violenta di civiltà. Non solo. In questo modo allora passa anche sottile il messaggio che allora è giusto che le donne in pubblico debbono coprirsi, alimentando quell'odioso maschilismo per cui i pantaloncini sono troppo corti e che se una ragazza si veste in maniera più provocante allora è una troia. È questa la nuova frontiera del femminismo? A me sembra una boiata e un pericoloso giochino sociale. Pensiamo alle donne di inizio novecento, non abituate a valorizzarsi attraverso una degna vita pubblica, dove venivano accompagnate in questo processo dalle prime femministe, che organizzavano incontri segreti per aprire gli occhi alle possibilità fino ad allora negate. Pensate ad esempio ad Anna Kulishoff (di cui abbiamo parlato qui). La cultura araba ha illuminato la scienza in antichità, fornendo e sviluppando il mondo della matematica e dell'astronomia, integrando per osmosi anche il primo messaggio apostolico, agli albori del cattolicesimo. Personalmente faccio fatica ad accettare di sminuire un processo durato secoli per riportarci al Medioevo, attraverso la finta cultura dei nuovi intellettuali da quattro soldi, il cui sapere è pregno di ignoranza anche peggiore dell'ultimo analfabeta funzionale, il cui pensiero non riesce ad articolarsi oltre la parola ruspa.

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