Il Comandante Diavolo: le mirabolanti avventure di Amedeo Guillet

PARTE PRIMA.

Sono da Lloyd, seduto in silenzio ascolto la gente che dice le stesse cose, fa le stesse cose, beve le stesse cose, eppure quasi li invidio e mi sembra che tutti abbiano ragione ad essere così, o cosà, o così e così. Sì, sono ubriaco, nella tipica fase di confusione mentale che precede una mia opera. Dick si avvicina, mi conosce bene il bastardo, ma ora non ho voglia di parlare manco con lui. Credo. "E se invece fossimo figli del demonio e Dio sia solo una nostra invenzione?" Domando al mio amico. "Chissà se sei più ubriaco o più confuso. Bevi va Guillet!" Ecco. Ma come fa ogni volta a fare esempi così calzanti? Mi sento proprio come Guillet in una delle sue tante avventure africane, in preda ai dubbi e alle febbre della malaria. Invece sono solo ubriaco su un tavolino di città, e dovrei vergognarmi a paragonarmi ad un personaggio di tale levatura.

Amedeo Guillet nasce a Piacenza il 7 febbraio del 1909 da una nobile famiglia di origine sabauda, che ovviamente ne segna il cammino con la carriera militare già scritta nel suo destino. Conduce una vita agiata, tra l'alta aristocrazia, forgiato dalla rigida istruzione militare, che ne forma il carattere, l'onore e l'ideale verso la patria. Viene selezionato come cavaliere per le olimpiadi, ma la guerra dell'Impero lo spinge in Abissinia; Amedeo non è fascista, ma è legato al Re, quindi, seppur controvoglia, parte per questa guerra lontana con il grado di Tenente. Gli viene affidato il comando di 200 Spahis, valorosi guerrieri privati libici, mercenari che combattono coi propri cavalli e con le armi e costumi tradizionali, come i cavalieri delle favole antiche; il nostro amico rimane affascinato dal loro codice etico e decide di studiare l'arabo, unendosi ai bambini della scuola coranica. Durante il primo combattimento viene ferito alla mano, ma riesce a portar a casa la pellaccia; nel 1936 le truppe italiane conquistano l'Etiopia, ma il nostro amico deve raggiungere Tripoli, la Cannes del Nord Africa, per organizzare la festa dell'arrivo del Duce in occasione della consegna della spada dell'islam, che fanno del duce il protettore dell'islam. Amedeo torna in Italia, precisamente a Napoli, per guarire delle ferite e della guerra, ospite di uno zio e delle sue tre figlie; si innamora di una delle sorelle, Beatrice, detta Bice, che accetta di diventare sua sposa. Purtroppo però la legge fascista prevede che per poter essere promossi di grado bisogna essere sposati, e per non alimentare dicerie sul proprio matrimonio, il nostro amico nel 1937 parte volontario per la rivoluzione di Spagna per conquistarsi sul campo la promozione.

Ferito ad una gamba, dopo otto mesi di guerriglia e onoreficenze, torna all'ospedale di Tripoli in convalescenza, dove grazie alle proprie conoscenze, permette la fine degli studi di una ragazza ebrea a lui cara, che con le nuove leggi antisemite altrimenti non avrebbe potuto concludere l'università. Guglielmo è un soldato valoroso, ma ricordiamoci che non è un fascista convinto, e lo stretto rapporto instaurato con la popolazione locale, comincia a insinuare in lui qualche dubbio. Nel 1939 il viceré d'Etiopia il Duca d'Aosta lo pone al comando di un plotone di indigeni per combattere i predoni che razziano in modo violento la popolazione locale; in una di queste missioni portate a termine, conosce la figlia di un capo tribù, Khadija, che si innamora di lui e lo segue nonostante il nostro amico inizialmente rimane indifferente alle avances della giovanissima ragazza. Sul campo, oltre che Khadija, il nostro amico continua ad arruolare volontari, e dopo la perdita di uno dei suoi più cari amici Spahis, preso dalla debolezza, si abbandona all'amore con la giovane donna. La vita a stretto contatto con la popolazione locale e il suo esercito, fa crollare le convinzioni con cui era partito e comincia a pregare secondo i loro riti, ma non solo; quando cattura le bande di predoni, invece di fucilarli secondo l'ordine del governo fascista, li arruola alla sua causa, ottenendo un esercito personale di cavalleria variopinto di religioni, etnie e usanze diverse, fedele al proprio capo, il nostro amico Guglielmo: nasce così, appoggiato da Balbo, il Gruppo Bande Ambara, di cui ne è Comandante.

La sua fama cresce sul campo di battaglia, autore di alcune tra le più eroiche imprese militari della storia, tanto da meritarsi il nome di Comandante Diavolo, coniato dai suoi uomini; per i suoi modi rudi ma onesti, gentili ma fermi, e alla sua estrema onestà, oltre che per il valore mitare, ottiene una cieca obbedienza da parte dei suoi soldati e un rispetto fuori dal comune, sia tra gli amici Eritrei che dai propri nemici. Vive un periodo di crisi spirituale, rimettendo in gioco tutto quello che era e aveva imparato prima di sbarcare in Africa. Nel 1940 l'Italia entra in guerra e in Africa orientale perde terreno ai danni dell'esercito inglese; il nostro amico deve rallentare l'avanzata inglese per permettere la ritirata dell'esercito nostrano, rendendosi protagonista della battaglia più epica della storia italiana: il suo battaglione di cavalleria, armato di scimitarre, cavalli e bombe a mano attacca il nemico inglese, che guarnito di carri armati e cannoni, compie una strage, ma la missione del nostro eroe è compiuta e l'esercito italiano si ritira tra le montagne. Però gli inglesi avanzano inesorabili, e il 17 maggio del 1941 il duca Amedeo d'Aosta si arrende, l'Italia è sconfitta. Guglielmo però ha una guerra da portare avanti insieme ai suoi compagni eritrei, per non finire sotto il vessillo inglese o etiope, quindi al comando del suo esercito, continua a combattere, ma non più come italiano, ma come eritreo, abbracciando in tutto e per tutto il mondo arabo. Date le gravi perdite, il governo inglese mette sulle sue tracce i servizi segreti con a capo il maggiore Haraari, che dopo un lavoro certosino, riesce a scovarlo in una capanna; Amedeo ha la malaria, è ferito alla mano e ad una gamba, e quando si accorge che lo stanno catturando, tenta di scappare, ma il panico e la malattia, lo rendono goffo e anche se gli gridano di fermarsi e gli sparano addosso, lui continua ad allontanarsi verso un vicino pendìo; un operaio dice che è un sordo che sta andando a pregare. Il trucco funziona, ma Amedeo ha i giorni contati e dopo otto mesi di guerriglia è giunta l'ora di partire, convinto dai suoi stessi uomini; il congedo da Khadija è uno strazio, nel silenzio lei si volta e si allontana dopo un lunghissimo sguardo d'addio, con l'amore fiero tipico delle grandi donne.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

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