Il frutto di Harlem

Southern trees bear strange fruit, Blood on the leaves and blood at the root, Black bodies swinging in the southern breeze, Strange fruit hanging from the popular trees
E’ con questa metafora struggente, scritta di getto di fronte all’ennesimo orrore perpetuato nei confronti di afroamericani, che un ignaro professore ebreo del Bronx dischiuse il suo capolavoro. La poesia si intitolava Bitter Fruit ma, una volta messo il testo in musica dallo stesso professore, divenne Strange Fruit. Lo strano ed amaro frutto altro non rappresentava che l’ennesimo linciaggio, l’ennesimo nero appeso ad un albero per il collo. Per secoli, nelle vaste campagne del vecchio Sud, di strani e amari frutti ne comparirono molti, appannaggio dello schiavismo in nome della superiorità razziale, vera e propria valvola di scarico delle frustrazioni dei bianchi nei confronti dei neri.
Nel 1939 lo strano frutto venne colto da Billie Holiday, che con la sua interpretazione rese il frutto meraviglioso e, facendolo maturare nelle selvagge notti dei nightclub, lo rese l’emblema del linciaggio e, in seguito, uno dei maggiori simboli del movimento per i diritti civili.

Billie Holiday rappresentò al meglio intere generazioni di artisti che fecero dell’arte una forma di protesta contro il segregazionismo di tipo razziale. Trasferitasi a New York in tenera età, cominciò a prostituirsi per sopravvivere nella Harlem di Bessie Smith e di Louis Armstrong, dei quali assaporava la musica che usciva dal fonografo. La stessa Harlem che adottò la Holiday negli anni Venti, stava attraversando un periodo di stravolgimenti culturali e politici senza precedenti. Vide infatti, a partire della fine degli anni Dieci, un’esplosione delle arti nere che avrebbe portato la cultura e la storia afro-americana alla ribalta degli Stati Uniti.
Noto come Harlem Renaissance, il movimento avrebbe superato barriere di classe, di genere e soprattutto di razza, diventando la prima vera corrente culturale nera e allo stesso tempo il primo movimento artistico-letterario afro-americano della storia degli Stati Uniti. La posizione di Harlem all’interno di New York, principale sito di comunicazione del Nord America, aiutò a dare all’afroamericano quella visibilità e quelle opportunità di pubblicazione non possibili altrove. Harlem divenne un catalizzatore per la sperimentazione artistica (poetica, letteraria, drammaturgica, musicale, pittorica e scultorea) e una destinazione molto popolare per la vita notturna. Fu la musica che diede impulso al Rinascimento. La fiorente industria dell’intrattenimento e l’abbondanza di sale da ballo permisero lo sviluppo di jazz e blues. Ben presto si fecero strada band guidate da artisti del calibro di Cab Calloway, Duke Ellington, Chick Webb e Jimmi Lunceford. Fu in questo periodo che aprirono, e divennero luoghi di culto, locali come l’Apollo Theater, il Savoy Ballroom e il Cotton Club. Harlem divenne non soltanto una ricca fucina di giovani artisti, ma anche il luogo al quale organizzazioni e associazioni per i diritti civili rivolsero la loro attenzione al fine di cavalcare l’onda dell’entusiasmo generato dall’esplosione culturale per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la Questione Nera. Nonostante il Rinascimento non riuscì a determinare la trasformazione socio-politica nella quale alcuni avevano sperato, tuttavia questo movimento segnò un punto di svolta nella storia culturale dei neri.

E’ all’interno di tale contesto che le doti canore di Billie Holiday, intrise di drammatica intensità, vennero notate. Fu al Café Society, nightclub che come molti altri nella Harlem del Rinascimento poteva accogliere indiscriminatamente bianchi e neri, e nel quale la Holiday si esibiva, che conobbe Abel Meeropol, il professore ebreo. Da quel momento Strange Fruit divenne il frutto di Billie Holiday.

Ascoltando molte delle varie cover della canzone, si ha l’impressione di ascoltare una bellissima versione di una bellissima canzone; ascoltando Billie, si ha l’impressione di stare esattamente ai piedi dell’albero”.

I versi raffinati e beffardi, narrati dalla sua voce dolente, spezzata, e a volte urtante, presero vita con una durezza sconcertante. Il timbro vocale fiero ed evocativo, che a tratti sembrava voler rievocare i trascorsi dell’artista tra umiliazioni e violenze, spezzò le paure e le censure a cui la canzone venne inizialmente sottoposta. I sospiri e le pause che avvolgevano la melodia di base sembrarono lasciare un vuoto urlante di domande lasciate in sospese. Domande che ottennero risposte nella seconda metà del secolo, grazie a quei movimenti per i diritti civili che il Rinascimento di Harlem aveva plasmato e che fecero di Strange Fruit l’emblema stesso del movimento.

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