Il manuale delle giovani marmotte

Forse qualcuno di voi mi ha già inquadrata, ebbene sì, spesso sono la maestrina della situazione. Quello che state per leggere però non è un manuale anzi, se proprio dovessi definire la tematica direi che questo sarà un anti guida alle becere usanze di gran parte di noi: la lettura di libri fai da te.
E con fai da te vorrei tanto poter intendere quei testi su come realizzare una casetta per uccelli in cinque minuti ma purtroppo mi riferisco a tutti quei saggi su “come fare per”. Scendo per un secondo dalla mia cattedra e ammetto la mia colpa: io per prima ho avuto a che fare più volte con questi libri e spero che, raccontandovi la mia esperienza e unendola a una dose di buon senso, smetteremo tutti di illuderci che la soluzione per ogni nostro bisogno è a portata di occhiali.

Il mio primo approccio con la letteratura “DIY” (letteralmente fai da te in inglese, avrei usato “sono troppo orgoglioso per chiedere aiuto a qualcuno” ma è troppo lungo) è stato durante gli anni dell’università. Complice una situazione sentimentale sfavorevole e delle amiche portate all’originalità nel fare regali, mi sono letta questi tre DIY: “Falli soffrire”, “Gli Uomini Vengono da Marte, le Donne da Venere“ e il più ludico Bastardo: se lo conosci lo eviti”. In effetti devo ammettere che dei risultati ci sono stati. Ho smesso di parlare con tre quarti della popolazione in quanto “maschio” e “stronza che mi vuole fregare”, ho assunto le sembianze di una pazza perché mi sono segnata degli appunti sulla Moleskine per farmi forza in situazioni di emergenza (vedi voce “gli scrivo un sms o aspetto le 19:48?”) e infine ho finito la mancia di compleanno comprando compulsivamente in un solo giorno trucchi, abiti, scarpe con tacco a spillo e profumi vari. Vi basti sapere che mi ci sono voluti sei lunghissimi mesi per ritornare in me.

Tuttavia, più che incolpare i libri per la loro costruzione totalmente priva di logica, ho pensato semplicemente che era la tematica ad essere sbagliata. Quindi, e questa volta con i miei soldi, mi sono fatta convincere da “É facile smettere di fumare se sai come farlo”. Dopotutto, dovevo recuperare i soldi buttati in accessori femminili, e smettere di fumare mi sembrava un’ottima soluzione. Di questo libro mi tocca fare una sorta di recensione, anche perché è sicuramente il più conosciuto tra i DIY a livello mondiale. Come ogni DIY che si rispetti è suddiviso in capitoli. Nel primo ti senti dare del cretino perché stai sbagliando tutto, poi proseguendo dicendoti di non preoccuparti perché il guru di turno (in questo caso Allen Carr) ha la soluzione per te. Viene inserito qualche capitolo che fa leva sulle debolezze di ogni essere umano e poi la chiusura in grande stile: ora che sai come fare sta a te. Rimani un debole oppure diventa un vincente.

Oltre a non aver smesso di fumare, ho iniziato davvero a chiedermi se ogni libro DIY seguisse la stessa dinamica. Ma se credete che per farlo io abbia comprato altri manuali su come fare questo o quello vi sbagliate perché sono riuscita a fare di peggio. Ho scoperto che Feltrinelli, casa editrice che da parte mia ha sempre goduto di massimo rispetto, aveva da tempo pubblicato alcuni saggi e romanzi sulla falsa riga dei DIY. Mi riferisco a (o meglio quelli che ho letto sono) “Donne che amano troppo”, “Donne che si fanno male e “Le piccole cose che cambiano la vita”: tutti libri che mi ispiravano fiducia insomma. I primi due sono scritti da psicoterapeute americane, Robin Norwood e Dusty Miller, e ricordano vagamente i “Casi clinici” freudiani; per quanto riguarda Raffaele Morelli quello che mi ha incuriosita è stato il suo giocare la carta della razionalità aumentata dell’uomo contemporaneo come condizione che rende impossibile il raggiungimento della felicità. Di nuovo, per una spesa complessiva di 24€ non ho trovato un bel niente che mi potesse quantomeno ispirare su come affrontare anche solo il banale rovesciarsi il caffè sulla camicia appena indossata.

A quel punto mi sono rassegnata perché, benché scritte da autori presumibilmente competenti, tutte quelle pagine non facevano altro che dirmi “sbagli” “ti stai perdendo” “sei un fallimento” “la tua incompetenza ti seppellirà” oppure, per essere proprio schietti, un riassuntivo “sei una merda”. E forse a quel punto mi sono davvero serviti questi manuali, perché ho capito un sacco di cose, non su di me, ma su quanto sia facile dall’alto della cattedra, giudicare tutti gli altri.

Innanzitutto chi siete voi guru per dirmi che sto sbagliando qualcosa? Cosa sapete dei milioni di lettori che comprano i vostri libri, magari presi dalla disperazione, per provare a risolvere qualcosa? Farò io il guru e dirò: siete i signori nessuno. Se vi foste ad esempio anche solo presi la briga di leggere un tal Samuel Beckett, premio Nobel per la letteratura nel 1969, avreste saputo che la vita forse andrebbe vissuta secondo la logica del “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio.1” Ma di certo il fallimento non è contemplato nella società odierna, giusto, mie care guide spirituali? E chi l’ha deciso? Voi? La società? Siete voi stessi che con le vostre menzogne e i vostri specchietti per allodole, cavalcando l’onda dei mass media e dei social network, influenzate la società che ci vuole ormai tutti perfetti?

Stiamo davvero usando il termine DIY come se tutti fossimo nati programmati per saper fare ogni cosa: dall’andare in bicicletta allo scalare montagne al risolvere equazioni di sedicesimo grado. Ma no, non è così. Ognuno ha qualcosa per cui è portato, qualcos’altro in cui è una frana, insomma siamo esseri umani, non cyborg, neanche se è il 2015. E questo è il solo nodo dei vostri manuali che non riesco a sbrogliare, nemmeno seguendo la logica, neppure leggendoli al contrario, neanche volendo guardare al fatto che dopotutto state tirando l’acqua al vostro mulino non curandovi delle illusioni che vendete. Perché dovete convincere l’intera popolazione che “se vuole può”? Perché non volete essere sinceri e ammettere che il limite è la condizione che ci rende Umani con la U maiuscola?

Ripensando ai secoli scorsi, quando i “disperati” si affidavano alla religione, ai cartomanti, ai fondi di caffè, io ritengo che il solo parere che conta in questo caso sia quello dato da Arthur Schopenhauer nei suoi “Aforismi sulla saggezza del vivere” che rifacendosi ad Aristotele dichaiara: “Il destino può mutare, la nostra natura mai.

E con questa affermazione non mi limito a scendere dalla cattedra ma mi siedo al banco quanto voi. Perché sì, quello che ho imparato da tutti questi manuali è una sola ed unica cosa: siamo noi stessi gli unici a poter agire su di noi, e l’aiuto del pubblico nella vita di tutti i giorni non ce l’abbiamo.

1 Frase tratta da: Samuel Beckett, Peggio tutta,  contenuto in "In nessun modo ancora", Jaca Book, Milano, 1986.

(Inutile dire che i collegamenti ai libri ve li ho inseriti tutti, ma vi consiglio soltanto Beckett e Schopenhauer.)

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