“Il nome della rosa”

Nel 1327 alcuni terribili omicidi sconvolgono la vita religiosa dei monaci benedettini che vivono in un’abbazia arroccata sulle montagne del Nord-Italia. L'abate Abbone (Michael Lonsdale), pertanto, affida al francescano Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) le indagini, affinché nulla turbi l’imminente arrivo del temuto domenicano ed inquisitore Bernardo Gui (F. Murray Abraham). Frate Guglielmo, infatti - conosciuto anch’egli in virtù dell’esperienza di inquisitore - era giunto al monastero, accompagnato dal novizio Adso (Christian Slater), per un importante concilio. Così, tra bisbigli sull'Anticristo, atteggiamenti ostili, comportamenti reticenti, segreti più o meno gravi e un’immensa biblioteca che trasuda cultura, l’assassino ed il movente degli omicidi vengono scovati ad un prezzo non proprio lieve.

Tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco, l’eccellente thriller di produzione italo-franco-tedesca è stato diretto da Jean-Jacques Annaud. Campione d'incassi nella stagione cinematografica 1986-87, ha superato pellicole come "Top Gun” e "Platoon” (la prima ha reso una star Tom Cruise, la seconda ha reso celebre Oliver Stone). Ancora oggi “Il nome della rosa” si ricorda soprattutto per la magistrale interpretazione di Sean Connery, il quale, nel ruolo del monaco-investigatore, tocca una delle punte più alte della sua carriera. Il film è stato acclamato, sia in Europa, sia in America, al punto da ricevere numerosi e prestigiosi premi: tra questi, è bene ricordare i cinque David di Donatello, i tre Nastri d'Argento, i due BAFTA ed il César.

Nel merito Umberto Eco ha dichiarato: “Nei titoli di testa Annaud ha definito il film come un palinsesto da Il nome della rosa. Un palinsesto è un manoscritto, il cui testo originale è stato grattato per scrivervi sopra un altro testo. Si tratta dunque di due testi diversi. Ed è bene che ciascuno abbia la sua vita: Annaud non va in giro a fornire chiavi di lettura del libro e credo che a lui spiacerebbe se io fornissi chiavi di lettura del film. Posso solo dire che avevo il diritto di vedere il film appena finito e decidere se acconsentire a lasciare il mio nome come autore del testo ispiratore o se ritirarlo. Il mio nome è rimasto: se ne traggano le deduzioni del caso.

Alcune curiosità. Nei panni di Frate Michele da Cesena figura il nostro Leopoldo Trieste. Franco Franchi era stato inizialmente selezionato per il cast, ma l’attore ha poi rifiutato la parte (affidata a Ron Perlman) per non rasarsi i capelli. Le differenze tra l’opera letteraria e quella cinematografica sono molteplici: oltre ad una storia più semplificata, priva di un contesto culturale complesso, il significato principale del romanzo (nel mondo non esiste, né un ordine, né un responsabile del bene e del male, ma un insieme di cause in cui non è possibile riconoscere qualcosa) scompare per lasciare spazio a colpevoli precisi che vengono puniti secondo le leggi dello spettacolo.

Consigliato a: i fans di Sir Sean Connery, agli amanti delle ricostruzioni storiche perfette, dei gialli deduttivi e storici. Voto: 9.

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