Il Piccolo Principe - Spunti di riflessione (PARTE 2)

Ripartiamo dunque dal capitolo VII in cui, come avevo anticipato, entra in scena un nuovo personaggio: il fiore di cui il piccolo principe si stava prendendo cura sul suo pianeta prima di partire. Il principino è preoccupato che la pecora di cui ha bisogno per mangiare i germogli di baobab possa anche mangiarsi il suo amico fiore e chiede quindi all'aviatore se le spine del fiore basteranno a proteggerlo. L'aviatore tuttavia è impegnato a riparare l'aereo in panne e risponde sgarbatamente al piccolo principe.

Mi occupo di cose serie, io!

Attraverso queste poche righe l'autore mette sul tappeto diverse tematiche. In primo luogo viene ripreso il tema principale, ovvero che gli adulti spesso dimenticano di essere stati bambini e quindi, altrettanto spesso, non riescono più a capirli.

 

 

 

 

In secondo luogo si parla del valore delle cose: in questo caso i dubbi e le curiosità del bambino vengono sminuiti, mentre solo le faccende dell'adulto raggiungono lo status di cose serie. Questo è un altro tema molto caro a Umberto Galimberti. Come ci spiega lo psicanalista in svariate interviste sul tema dell'educazione, nei primi anni di vita il bambino si forma tutte le mappe mentali di cui poi disporrà per tutta la vita. Queste mappe, col passare del tempo, si consolidano per cui più ci si avvicina all'età adulta e più risulta difficile modificarle. Proprio per questo è fondamentale da parte dei genitori prestare enorme attenzione al bambino in modo che non sviluppi mappe mentali disfunzionali. E come si può fare per ottenere buoni risultati? Innanzitutto dedicando del tempo al bambino, ascoltandolo, rispondendo alle sue domande, fugando i suoi dubbi, abituandolo ad avere a che fare con le differenti emozioni, non facendolo sentire né abbandonato ma neppure viziandolo, educandolo ai sentimenti, alla curiosità e alla fantasia e così via. L'esempio che porta più spesso Galimberti alle sue conferenze è il seguente: se il bambino fa un disegno e poi lo porta a vedere ai genitori e questi gli rispondono che non hanno tempo di guardarlo, che lo faranno più avanti o, peggio ancora, gli rispondono che è inutile disegnare, il bambino si costruirà delle mappe mentali altamente disfunzionali.

E dunque quali sono veramente le cose serie? Il prendersi cura dei bambini o i mille impegni quotidiani che ci distolgono anche dal pensare a noi stessi? È più importante rispondere ad una semplice domanda del piccolo principe perdendo un minuto di tempo oppure risparmiare quel minuto ma contribuire alla creazione di mappe mentali disfunzionali?

Un ultimo tema che emerge qui è il fraintendimento tra cose urgenti e cose importanti. Ciò che è urgente ci appare sempre, proprio in funzione della sua urgenza, importante mentre non è assolutamente così. Spesso anzi la fretta ci crea gerarchie di importanza erronee. E dunque rallentiamo e pensiamo a cosa è importante veramente sul lungo termine senza farci trascinare nel vortice dell'urgenza.

Il piccolo principe ha ben chiaro che cosa è importante: l'amicizia del suo fiore. Ogni volta che guarda il cielo stellato il bambino sa che su uno di quei pianeti c'è il suo fiore ad aspettarlo ed è felice.

Ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!?

L'aviatore si rende conto della propria insensibilità e superficialità. Prende quindi in braccio il bimbo, lo culla e lo rassicura.

Nei capitoli successivi conosciamo un po' meglio il fiore che si rivela essere per nulla modesto, piuttosto esigente e in un caso anche bugiardo. Nel momento in cui il piccolo principe decide di partire per il suo viaggio alla ricerca della pecora però il fiore si rende conto di non essersi comportato bene e chiede scusa. Ed è a questo punto che il principe ci dà una nuova lezione:

Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. [...] Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare.

Possiamo dedurre molte cose da queste parole. Innanzitutto che le azioni valgono più delle parole. Spesso infatti c'è discrepanza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Valgono di più i gesti poiché per compierli necessitiamo di tempo, di voglia, di energia. Si fa presto a dire qualcosa, ma ci vuole molto per dimostrare con i fatti quello che si dice. Inoltre, come dimostrano gli studi sul linguaggio non verbale, con le parole si può mentire, mentre con il corpo è molto più difficile. E se c'è discrepanza tra i messaggi verbali e non verbali è sempre bene assecondare la seconda categoria. Attraverso piccoli segnali si può capire perfettamente che cosa le persone provino o come si sentano. Spesso dietro le corazze più spesse dietro ai caratteri più duri si nascondono le personalità più dolci e sensibili.

 

 

Il piccolo principe continua a raccontare come è proseguito il suo viaggio galattico. Dopo aver salutato il fiore ed essere partito approda su un pianeta microscopico abitato solo da un re. Quest'ultimo in un primo momento appare dispotico e tronfio del proprio potere e della propria autorità. Ma subito dopo si rivelerà un personaggio buono e ragionevole.

Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare. L'autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione.

È questa la grande lezione del re: non bisogna chiedere meno di quello che una persona può dare per non umiliarla, ma neppure chiedergli qualcosa al di là delle sue capacità per non creare frustrazione. Ad ognuno secondo le proprie potenzialità insomma. Il re quindi, nonostante in un primo momento ci fosse sembrato sciocco poiché pretendeva di farsi ubbidire in tutto e per tutto, si rivela invece molto ragionevole. Si configura come un personaggio buffo che vorrebbe esercitare i propri poteri a tutto tondo, ma non ha sudditi a cui imporre i suoi ordini né tantomeno un regno. Il re è un personaggio entusiasta di ricoprire la propria carica, che tuttavia non ha le possibilità materiali per farlo e, non avendo alcuna esperienza, agisce in maniera impacciata tentando di emulare maldestramente gli atteggiamenti dei veri re. Ma in questo suo tentativo di emulazione emerge la sua indole buona che ci regala importanti spunti di riflessione. Tentando di convincere il piccolo principe a rimanere con lui sul piccolo pianeta, il re gli propone di farlo ministro della giustizia, ma non essendoci nessuno da giudicare aggiungerà:

Giudicherai te stesso. È la cosa più difficile. È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio.

In questo passaggio riecheggia la voce di Gesù Cristo durante il discorso della montagna in Matteo, 7, vv. 1-5: "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave?"

Il piccolo principe rifiuta però la carica di ministro sostenendo che potrà giudicare se stesso in qualunque parte dell'universo egli si trovi. Dopodiché, assicurandosi di non ferire i sentimenti del re, il bambino riparte per approdare su un nuovo pianeta abitato stavolta da un vanitoso.

 

 

 

Le pagine dedicate al vanitoso sono molto poche, ma da queste emerge uno spunto molto interessante; vediamo quale. Il vanitoso ha una caratteristica peculiare: si compiace del fatto stesso di essere acclamato. Ogniqualvolta il piccolo principe batte le mani infatti il vanitoso si profonde in un inchino togliendosi il cappello. Al vanitoso dà piacere in sé essere acclamato, pur non avendo fatto nulla. Non è orgoglioso del suo operato: ama semplicemente essere ammirato. Questa si può configurare come una critica a chi punta al successo e alla notorietà, a chi ha questi valori come obiettivi e non le accetta semplicemente come conseguenze date da comportamenti ammirevoli. Il vanitoso inverte i fini e i mezzi, pericolo sul quale ci aveva già messo in guardia il filosofo Immanuel Kant.

Sul pianeta successivo il piccolo principe incontra un ubriacone. L'ubriacone confessa al principe di bere per dimenticare che ha vergogna di bere. Possiamo quindi dedurre che: l'uomo beveva, se ne vergognava, voleva dimenticare questo sentimento e per farlo ha avuto bisogno di continuare a bere. È quindi la tipica persona che si crea ad hoc un circolo vizioso nel tentativo di risolvere un problema, ma non fa altro che ingigantirlo. Questo è uno dei concetti cardine delle più moderne psicologie, in particolare di quella strategica messa a punto da Giorgio Nardone. La psicotrappola, così viene chiamata, è proprio il tentativo di risolvere un problema senza rendersi conto che è proprio la tentata soluzione ciò che fa sì che il problema persista. Al piccolo principe questa situazione provoca molta malinconia e dunque riparte immediatamente.

 

 

Sul quarto pianeta il piccolo principe incontra un uomo d'affari. L'uomo d'affari rappresenta la persona pragmatica ("Non ho il tempo di fantasticare") che bada solo ed esclusivamente alla ricchezza che possiede. Il piccolo principe gli fa notare come gli oggetti, per esempio il suo foulard, può avere una qualche utilità, mentre la ricchezza utilizzata per produrre altra ricchezza è inutile. L'uomo d'affari a questa obiezione si ammutolisce. Questi ricorda la persona che lavora per comprarsi la macchina per andare al lavoro e ricade nella stessa trappola dell'ubriacone, come ci fa notare lo stesso piccolo principe. Ritorna inoltre il tema delle cose importanti: anche in questo caso Saint-Exupéry non manca di farci notare quanto siano insensati alcuni comportamenti umani, cosa che appare lampante agli occhi di un bambino avulso dalle convenzioni sociali.

 

 

L'ultimo personaggio che vorrei prendere in esame in questa seconda parte è il lampionaio, ovvero l'addetto all'accensione e allo spegnimento dell'unico lampione presente sul pianeta su cui approda il piccolo principe. Questo pianeta purtroppo gira così veloce che il giorno e la notte durano soltanto un minuto e quindi il lampionaio ha un gran da fare poiché deve accendere e poi spegnere quell'unico lampione ogni sessanta secondi. Fin dal primo momento questo personaggio appare molto positivo e meno contraddittorio degli altri. Il piccolo principe infatti dice subito:

Forse quest'uomo è veramente assurdo. Però è meno assurdo del re, del vanitoso dell'uomo d'affari e dell'ubriacone. Almeno il suo lavoro ha un senso. Quando accende il suo lampione, è come se facesse nascere una stella in più, o un fiore. Quando lo spegne addormenta il fiore o la stella. È una bellissima occupazione, ed è veramente utile, perché è bella.

 

 

Il piccolo principe instaura una relazione tra il bello e l'utile: ciò che è bello è anche utile per il solo fatto di essere di essere bello. La bellezza si configura quindi come qualcosa di cui abbiamo bisogno e dunque se qualcosa è bello ci è anche utile. Si badi bene: il piccolo principe non dice che vale anche viceversa. Qualcosa non è necessariamente bello solo perché ci è utile, che darebbe alla frase una connotazione decisamente più utilitaristica.

Il lampionaio è molto stanco di quell'attività frenetica e il piccolo principe gli fa notare che se lui camminasse abbastanza rapidamente potrebbe rimanere sempre al sole. Tuttavia il lampionaio gli risponde che lui desidera più di tutto nella vita è dormire. A questo però il principe non trova una soluzione: forse ci vuole suggerire che alcune cose nella vita dobbiamo semplicemente accettarle per quello che sono.

La conclusione di questo capitolo vuole celebrare un altro sentimento fondamentale: l'altruismo. Il piccolo principe infatti si congeda pensando:

Quest'uomo [...] è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso.

Al contrario di tutti gli altri personaggi incontrati dal principe infatti il lampionaio è l'unico che non pensa al proprio tornaconto personale, ma compie un'attività solo ed esclusivamente per gli altri, permettendo agli abitanti degli altri pianeti di vedere una stella in più nel cielo.

 

VENI VIDI LIBRI

Leave a reply

*