Il Piccolo Principe- Spunti di riflessione (Parte 4)

Riprendiamo in questa quarta ed ultima parte il discorso che avevamo lasciato in sospeso. Subito dopo aver salutato la volpe, il piccolo principe incontra il controllore. Lo scambio di battute è molto breve, ma estremamente denso di significato. Il principe infatti fa al controllore un paio delle sue domande molto ingenue alle quali il controllore risponde in maniera tale da farci profondamente riflettere. Per prima cosa il bambino, vedendo gli adulti andare e venire dalla stazione, chiede al controllore: "Non erano contenti là dove stavano?". L'uomo a questa domanda risponde:

Non si è mai contenti dove si sta.

Questo semplice scambio di domanda e risposta sembra il riassunto di secoli di speculazioni sulla condizione umana. L'essere umano sembra essere sempre insoddisfatto di quello di quello che possiede e della situazione in cui si trova. Ciò di cui egli ha bisogno è un obiettivo da raggiungere ed è proprio questo che lo sprona ad andare avanti ed evolvere. Tuttavia l'essere umano che concepisce la vita in questo modo è in uno stato di perenne tensione poiché, una volta raggiunto l'obiettivo, subentrerà la noia, l'insoddisfazione o la tendenza verso un nuovo obiettivo. Questo tipo di filosofia è ben riassunta dalla frase di Schopenhauer secondo cui la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia. Questa è una visione estremamente pessimistica della vita, ma il piccolo principe e il controllore, attraverso un paio di battute, ci fanno capire che non è l'unica visione possibile delle vita. Il bambino infatti, con la sua domanda ingenua, ci fa capire che la chiave di tutto è stare bene dove si sta, che è uno dei capisaldi delle filosofie e delle religioni orientali. Il vivere nel momento presente, godere delle piccole gioie quotidiane, essere sempre presenti a quello che si sta facendo e a se stessi e apprezzare ciò che si ha invece di focalizzarsi su ciò che ci manca è la chiave per la soddisfazione. La tensione di cui parla Schopenhauer e che sembra muovere l'umanità intera non è intrinseca all'uomo. Un'alternativa felice è possibile.

Il secondo scambio tra il principe e il controllore sembra la risposta a questa prima domanda. Il bambino chiede al controllore che cosa inseguono i passeggeri del treno e il controllore risponde:

Non inseguono nulla. Dormono là dentro, o sbadigliano tutt'al più. Solamente i bambini schiacciano il naso contro i vetri. Quelli sì, che sono fortunati.

Ecco la grande lezione: il problema non è dato dai fatti della vita, ma dall'approccio ad essi. Come scrive Umberto Galimberti, “nessuno di noi abita il mondo, ma esclusivamente la propria visione del mondo”. I bambini hanno una visione del mondo da invidiare perché sanno ancora stupirsi e meravigliarsi, cosa che gli adulti hanno perso. Questa situazione rende loro grigia e noiosa la vita, rappresentata metaforicamente dal viaggio in treno.

Il capitolo XXIII è ancora più breve del precedente, ma altrettanto interessante. Il piccolo principe incontra un mercante che vende pillole per calmare la sete. Secondo gli esperti questa invenzione fa risparmiare cinquantatré minuti alla settimana ad ogni persona. Il principino è stupito e risponde: "Se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana".  Anche in questo caso la visione del mondo del bambino ci appare come quella più sana e positiva. Non si beve solo per dissetarsi così come non si mangia solo per sfamarsi. O meglio, questo è un primo livello. Ma a questo segue il piacere di mangiare qualcosa di buono, di bere qualcosa di dissetante: l'invenzione che sradica questi problemi potrebbe essere utile a dissetare e sfamare ad un primo livello (e sarebbe certamente molto utile) ma è una visione del mondo prettamente utilitaristica che non tiene conto della bellezza dei gesti. Se un giorno il cibo fosse sostituito interamente da pillole, nonostante alcuni lati positivi, questa situazione darebbe luogo ad un mondo grigio e impersonale, paragonabile a quello rappresentato nel film Matrix, nel quale la scena della bistecca ben si collega al discorso del piccolo principe. Mentre nel film però è l'ignoranza che permette agli uomini di vivere bene, ne Il piccolo principe si ha una visione molto più positiva: è infatti la semplicità e la meraviglia dei bambini a salvarci poiché loro sanno sempre come mantenere viva la magia, che pessimisticamente in Matrix è una mera illusione.

Il racconto che il piccolo principe fa all'aviatore finisce qui e insieme iniziano a cercare un pozzo nel deserto per dissetarsi. Qui il principe riprende un discorso già fatto in precedenza sul valore delle cose destinate a finire.

Fa bene l'aver avuto un amico, anche se poi si muore. Io, io sono molto contento d'aver avuto un amico volpe...

Vivere la primavera è accettare il rischio dell'inverno, ricordate?

Riprende anche il discorso fatto relativamente alla sua rosa. Sapendo che su uno dei pianeti della volta celeste c'è la sua rosa, il piccolo principe è felice guardando le stelle. Allo stesso modo dice "Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo...". È costante insomma il tema della bellezza nascosta, invisibile, che però i bambini sanno scovare e che percepiscono ancora prima di averla vista. E come ci ricorda la volpe, l'essenziale è invisibile agli occhi.

Quando finalmente, dopo lunghi sforzi, i due riescono a trovare un pozzo, si chiude il cerchio che era stato aperto nel capitolo XXIII. L'aviatore dice infatti:

Quest'acqua è ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono.

La pillola del mercante avrebbe sì tolto loro la sete, ma indubbiamente non avrebbe fatto loro bene al cuore.

Vengono ripresi anche i temi dell'insoddisfazione e della bellezza di cui abbiamo appena parlato, attraverso una frase del principe molto significativa:

Da te, gli uomini, coltivano cinquemila rose nello stesso giardino... e non trovano quello che cercano... E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po' d'acqua... Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore.

In questa frase vi è una sorta di sunto di tutti i capitoli precedenti: i bambini hanno una visione del mondo e della vita che gli adulti hanno perso e che permette loro di avere ciò che invece gli adulti inseguono senza mai riuscire a raggiungere: la felicità.

Ci stiamo avviando verso la fine del racconto. L'aviatore infatti riesce a riparare il suo aereo e il piccolo principe annuncia di aver ritrovato il luogo che gli permetterà di tornare sul suo asteroide. I due si rendono conto che a breve dovranno separarsi e i toni diventano malinconici. Nonostante il bambino abbia dato tutti gli strumenti per essere felice all'aviatore, quest'ultimo si lascia prendere dalla tristezza per la separazione. Ma così come il piccolo principe è felice guardando il cielo poiché ogni pianeta gli ricorda quello con la sua rosa, così potrà fare l'aviatore.

Guarderai le stelle, la notte. È troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. È meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle... Tutte, saranno tue amiche.

Ed ecco che tutta la volta celeste diventa, anche per l'aviatore, fonte di gioia. Nei capitoli precedenti c'è una metafora molto bella: così come una casa con un giardino in cui c'è sepolto un tesoro nascosto diventa magica nella sua interezza anche se nessuno lo ha mai trovato, così è il cielo se su uno dei pianeti c'è il nostro tesoro nascosto, il nostro affetto che ci aspetta, anche se non lo vediamo. E dunque, anche se arriverà l'inverno, ci saremo goduti la primavera; anche se ci dovremo separare avremo goduto dei momenti passati insieme.

Il finale è molto controverso. Per capirlo è necessario ricordare le parole che il serpente disse al piccolo principe durante il loro primo incontro. Se ben ricordate, il serpente disse al piccolo principe: "colui che tocco, lo restituisco alla terra da dove è venuto. Ma tu sei puro e vieni da una stella... Mi fai pena, tu così debole, su questa Terra di granito. Potrò aiutarti un giorno se rimpiangerai troppo il tuo pianeta. Posso...". È proprio questo non detto che avrebbe dovuto lasciarci pensare. Il piccolo principe infatti decide di farsi mordere dal serpente velenoso per essere restituito alla terra da cui è venuto. Il bimbo ci assicura che non morirà, ma le sue frasi sono sibilline: "Capisci? È troppo lontano. Non posso portare appresso il mio corpo. È troppo pesante. Ma sarà come una vecchia scorza abbandonata. Non sono tristi le vecchie scorze...". A quel punto, allontanandosi dall'aviatore, il principe verrà morso dal serpente e cadrà sulla sabbia. Tuttavia l'aviatore non riesce a ritrovare il corpo del principino. Che cosa gli sarà successo? Che cosa significa questo finale?

Queste ultime pagine si prestano ad almeno due interpretazioni principali. Ricordiamoci innanzitutto che il piccolo principe, così come i bambini, ragionano fuori dagli schemi. Ripensiamo al disegno del serpente e dell'elefante o alla scatola con dentro la pecora. Partendo da questo presupposto perché non dovremmo quindi credere che il morso del serpente abbia effettivamente riportato il principe sano e salvo sul suo pianeta? È la fantasia che conta e ha il potere di far avverare le cose. D'altronde il corpo del bambino non viene ritrovato quindi, secondo questa prima interpretazione, possiamo dire che il principe sia effettivamente tornato sul suo asteroide. La fantasia assurge dunque a potenza creatrice e il pensare fuori dagli schemi è la chiave per risolvere qualsiasi problema.

Un'altra interpretazione invece potrebbe essere quella secondo la quale il principe muore a causa del morso del serpente e continui a sopravvivere solo nei ricordi dell'aviatore. Ogni volta che guarderà le stelle l'aviatore non potrà che pensare a piccolo principe che continuerà a vivere nei suoi insegnamenti e nella traccia indelebile che ha lasciato nella vita di chi lo ha conosciuto. Questa tesi potrebbe essere supportata dalle considerazioni del principe sul corpo materiale, considerato alla stregua di un inutile involucro. Ciò che è importante, essenziale, è invisibile agli occhi: ciò che resta di lui infatti è solo il ricordo, che è ciò che di più importante possa rimanere. Questa tesi è supportata anche dalle parole del serpente: il ritorno alla terra da cui siamo venuti si configura quasi come una citazione biblica. Non si intende quindi un ritornare alla propria terra di origine, ma come si recita nella Genesi "ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai" (Gen 3, 19).

Una terza interpretazione, ancora più paradossale, è che il piccolo principe non sia mai esistito e che sia frutto di una sorta di allucinazione dell'aviatore. Questi, dopo essere precipitato, potrebbe essere traumatizzato, scosso e sotto shock. È inoltre assetato, in un deserto sconfinato ed estremamente caldo. In questo contesto l'aviatore potrebbe aver capito che cosa è realmente importante nella vita e potrebbe aver raffigurato nella sua mente questo metaforico ritorno alla purezza dell'infanzia attraverso l'immagine un bambino che si fa portavoce dei suoi pensieri.

A prescindere da come si voglia interpretare il finale, secondo me Il piccolo principe rimane uno dei più bei libri mai scritti. Questa analisi che ho voluto scrivere è solo una carrellata di temi che vengono toccati nel racconto, per ognuno dei quali si potrebbe discutere per ore. Sicuramente non è la trama del libro a renderlo interessante, quanto gli spunti di riflessione che fornisce a bambini ed adulti. È una sorta di compendio che racchiude il segreto di una vita gioiosa. Nonostante gli esempi forniti siano moltissimi, l'insegnamento del piccolo principe può essere riassunto in poche righe. La felicità non dipende dai fatti o dalle cose, ma da come ci si approccia ai fatti e alle cose. I bambini, senza saperlo, attraverso la loro meraviglia, la curiosità, l'ingenuità e l'entusiasmo posseggono la chiave della felicità. Questa felicità si compromette crescendo e diventando adulti, poiché ci si autoimpongono regole sociali insensate, votate al materialismo, all'utilità, alla prestazione, alla produzione e al guadagno. Si perde la capacità di vedere la bellezza delle cose semplici, e di percepire le cose importanti quali le emozioni e i sentimenti. Ma questa non è una condanna alla quale gli adulti sono costretti e il piccolo principe ci fornisce l'antidoto: bisogna ricordarsi di essere stati bambini, di continuare a meravigliarsi e di percepire il mondo come come lo percepiscono loro.

 

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