Il priorato dell'albero delle arance - Recensione (SPOILER FREE)

Il priorato dell'albero delle arance è stato più volte definito il fantasy dell'anno 2019, anno di pubblicazione in Italia. Sono riuscito a leggerlo solo adesso, anche a causa della mole, e posso dirvi che si piazza sicuramente almeno nella top 5, accanto ad altre ormai pietre miliari del genere quali NevernightSei di Corvi e L'Attraversaspecchi. La competizione tuttavia è impari poiché, mentre le saghe appena citate si configurano rispettivamente come fantasy grimdark, di realismo magico e steampunk, Il priorato dell'albero delle arance (d'ora in avanti solo Il priorato per amor di brevità) è senza ombra di dubbio l'epic fantasy del 2019.

Scritto da Samantha Shannon ed edito in Italia da sua santità Mondadori Oscar Vault, Il priorato finisce in direttissima nella categoria "mattonazzi" grazie alle sue ottocento pagine circa. Cosa lo rende speciale? Lo vediamo subito.

Gli elementi dell'epic fantasy ci sono tutti. Abbiamo un worldbuilding molto vasto, diviso in Oriente, Occidente e Meridione. Ogni zona è caratterizzata dai propri usi e costumi, credenze religiose, tabù, descritti con dovizia di particolari. La vicenda è ambientata in un passato non meglio specificato che potrebbe corrispondere al nostro Medioevo/Rinascimento: troviamo palazzi sfarzosi, re e regine, valletti e paggi, eserciti armati con scudi e spade; i viaggi avvengono a cavallo o il lettiga e i mestieri tipici degli abitanti sono le classiche attività manuali quali pesca, caccia, allevamento e agricoltura.

Inoltre, presenza fondamentale, sono i draghi. Questi ultimi in tutta la vicenda hanno un ruolo di spicco. Ci vengono presentati diverse tipologie di drago, in particolare quelli del fuoco e quelli dell'acqua. Le popolazioni che abitano i diversi continenti hanno idee diametralmente opposte relativamente ai draghi. C'è chi li teme e chi li venera come divinità, chi li cavalca e stringe con loro solidi rapporti di fedeltà e amicizia e chi invece gli dà la caccia.

Uno dei punti di forza del romanzo è proprio questa pluralità di punti di vista. Samantha Shannon ha saputo creare diverse culture, ognuna con le sue particolarità, e farle incontrare/scontrare in maniera magistrale.

Questa pluralità si riflette anche sulla narrazione. Questa infatti è affidata principalmente a tre personaggi, che incarnano ognuno un punto di vista differente. Abbiamo Ead, ragazza misteriosa alla corte della regina Sabran, Tané, aspirante cavaliere di drago e Loth, cavaliere scelto dalla regina per svolgere un'importante missione. Oltre a questi tre personaggi maggiori, ce ne vengono presentati veramente moltissimi secondari. Uno più importante degli altri è Niclays, medico alchimista alla ricerca della sua redenzione. Purtroppo la quantità enorme di personaggi che gravitano intorno a quelli principali è veramente ingente ed è impossibile per la Shannon approfondirli tutti. Anche tra quelli principali la caratterizzazione è impari.

Oltre ai personaggi umani, ci vengono presentati diversi draghi che però, così come i personaggi secondari, non vengono approfonditi più di tanto.

La trama di per sé non è complessa. In un mondo già dilaniato da conflitti tra i diversi regni e reginati, sopraggiunge una nuova minaccia: il ritorno del Senza Nome, un drago del fuoco oscuro e feroce che vuole soggiogare l'umanità intera. Per impedire che questo accada è necessario che anche i sovrani nemici uniscano le forze per affrontare la minaccia che incombe sul mondo intero.

Da qui si dipana tutta la vicenda, fatta di intrighi a corte, di strategie, di menzogne, di falsi miti da portare alla luce prima di poter unire le forze. Un altro punto a favore de Il priorato è che molti dei personaggi principali sono donne, cosa che negli epic fantasy è molto difficile trovare. Questa scelta conferisce alla storia una freschezza che non si trovava da tempo in questo genere, e contribuisce a portare un nuovo, o quantomeno singolare, punto di vista per il genere letterario. Ai grandi problemi classici si legano quelli legati alla maternità e a tutte le pressioni a cui è sottoposta una regina. Il tutto ha un sapore decisamente femminista che svecchia e rinnova un genere altrimenti focalizzato sul genere maschile. Fondamentale in questo senso il personaggio di Cleolind, emblema e incarnazione dell'emancipazione femminile.

Un altro tema che emerge preponderante è quello religioso. Questo tema viene sviluppato in maniera molto interessante poiché, oltre ad imporsi come un'istituzione che separa le popolazioni e provoca nei fedeli sensi di colpa, viene declinato attraverso il concetto del falso storico.

Veniamo invece ora ai punti critici.

Se siete amanti del brivido, dell'adrenalina e della suspence, questo libro potrebbe non fare per voi. La narrazione è molto distesa, praticamente esente da grossi colpi di scena o cliffhanger. Il mondo in cui si svolgono le vicende è enorme, così come sono moltissime le culture rappresentate e la Shannon si prende tutto il tempo necessario per descrivercele. Il ritmo risulta quindi piuttosto lento, soprattutto nella prima parte del volume. Tuttavia lo stile utilizzato dall'autrice è estremamente godibile e scorrevole e, di conseguenza, non annoia anche in quelle parti scariche di eventi.

Il secondo punto negativo è legato al sistema magico. Quest'ultimo non è ben definito e risulta quindi aperto, creando nel lettore disorientamento poiché non è chiaro quanto sia concesso alla magia e quanto invece le sia impossibile.

In ultima istanza mi sento di criticare alcune scelte dell'autrice che risultano troppo semplicistiche. Dopo essersi presa tutto il tempo necessario a costruire un mondo enorme, la lunghezza non avrebbe più dovuto essere un problema. Invece alcune scelte e risoluzioni rapide sembrano testimoniare la volontà della Shannon di voler concludere in fretta la vicenda.

In conclusione, Il priorato è un libro validissimo che riesce a dare una veste nuova e fresca a elementi su cui si era posata un po' di polvere. La Shannon è stata capace di prendere tutti gli ingredienti del classico epic fantasy, mescolarli in maniera egregia, e di rivestirli di un'aura inaspettata e fuori dalle righe di cui, diciamocelo, avevamo proprio bisogno.

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