In alto a sinistra

Lunedì 21 settembre, a Torino, il PM Antonio Rinaudo ha richiesto per Erri De Luca otto mesi di reclusione. Il motivo sarà noto ai più, ma ci teniamo a ricordarlo.

Due anni fa, a settembre, l'autore ha rilasciato un'intervista a Laura Eduati, de L'Huffington Post, dichiarando che sabotaggi e vandalismi sono necessari per far comprendere che la Tav è un'opera nociva e inutile. Dopo circa un paio di mesi LTF (Lyon-Turin Ferroviaire), la società che si occupa della realizzazione del tratto Torino-Lione, denuncia Erri De Luca. Gian Carlo Caselli, procuratore di Torino, per altro chiamato in causa dallo stesso scrittore durante l'intervista "incriminata", decide di lasciare Magistratura democratica. Inizia anche un borbottio ininterrotto sulle "origini" politiche di Erri, simpatizzante per Lotta Continua e l'estrema sinistra. Il caso inizia a generare una vera e propria attenzione dell'opinione pubblica sul tema libertà di parola in Italia.

Il chiacchierare si è fatto sempre più forte, rumoroso, caotico fino ad arrivare al punto in cui tutto si è confuso mentre l'Italia è andata avanti. Con il debito pubblico, la politica vacillante, gli attacchi a Milano contro Expo ma soprattutto con gli immancabili selfie e tweet di personaggi pubblici in bella mostra.

E nonostante il baccano abbia cercato di coprire le vere voci fuori dal coro, c'è chi di fianco a Erri c'è sempre rimasto. E non ci riferiamo al movimento NO TAV, ma a un pubblico allargato, tutti coloro che, come noi, scrivono, leggono, e hanno il sacrosanto diritto che le parole non debbano sottostare a nessuna legge, se non a quella di rispetto per se stesse.  

In seguito alla sentenza, ciò che più rende sconcertati non è tanto l'ormai nota "italian way" di rigirare la Costituzione a proprio piacimento, ma il fatto che un Pubblico ministero si permetta di consultare il vocabolario Treccani e di leggere soltanto le prime due accezioni del verbo sabotare.

Per quanto riguarda il detto "fatta la legge, trovato l'inganno", il signor Rinaudo ha dichiarato che l'articolo 21 della Costituzione italiana1 non è riconosciuto quando il pensiero o la parola mettono a rischio un altro diritto costituzionale, come ad esempio la sicurezza pubblica.

Per tutto il resto supponiamo che Erri De Luca, noto scrittore e opinionista, sia stato preso dal PM come una sorta di Himmler nostrano, con una capacità propagandistica così spiccata da poter convincere gran parte della popolazione ad attivarsi contro la TAV. Supponiamo anche che, come la stessa giornalista dichiara in questo articolo, seguendo la logica del PM, chiunque parli di interventi NO TAV associando la parola "sabotaggio" starebbe esponendo il pubblico a ideali di tipo violento, criminoso, distruttivo. Supponiamo infine che Rinaudo ricorre, per la condanna, all'articolo 508 del Codice penale, che definisce colpevole "chiunque, col solo scopo d'impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l'altrui azienda" oppure "danneggia gli edifici adibiti ad azienda" anche quando la parola incriminata, sabotaggio, di per se non compare nell'articolo nemmeno una volta.

Potremmo continuare a fare ipotesi all'infinito volendo, ma vorremmo ricordare alcune cose a nostro avviso più importanti.

In primis che, sabotare, etimologicamente deriva dal francese saboter [der. di sabot "zoccolo"], più propriamente "urtare con gli zoccoli" o, figuratamente, "fare un lavoro in fretta e male". Insomma, fare le cose coi piedi. E, secondo noi, se di fare le cose alla bell'è meglio si parla, sarebbe proprio il signor Rinaudo a dover rispondere all'accusa.
Proseguendo poi con l'analisi grammaticale della parola incriminata, scopriamo che l'attribuzione di sinonimi come distruggere, boicottare, danneggiare, intralciare, ostacolare è in realtà vincolata da una norma generale: in italiano infatti, apponendo il verbo compiere (che sarebbe il vero carnefice della vicenda), il sostantivo atti, la preposizione di e solo infine sabotaggio, essa diventa un semplice, innocuo, docile sostantivo.
Inoltre le nostre, come quelle del PM, sono appunto supposizioni, da suppórre, derivante dal latino supponĕre, composto di sub- e ponĕre «porre», propriamente «mettere sotto». Il significato corrente risale al latino tardo: ammettere per congettura; immaginare che una cosa sia o possa verificarsi in un determinato modo; fare una ipotesi, che spieghi una realtà comunque osservata. Quindi se le nostre sono congetture e quelle del PM sono teorie, allora perché quelle di Erri De Luca non possono restare, come ci insegna il dizionario dei sinonimi, delle semplici opinioni?

E, siccome le parole sono così importanti, ci teniamo a concludere con una ammonizione.
Caro signor Rinaudo, che tronfio della sua laurea in legge cita Primo Levi, ricordando a De Luca che vi è una "responsabilità diretta tra chi parla e la parola che pronuncia". Ebbene, forse qualcuno di noi è più preparato in materia o semplicemente fresco di studi, fatto sta che vorremmo ricordarle che lo stesso Levi scrisse "allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."2

Quindi non preoccupiamoci, teniamoci stretto quello che abbiamo: parole, pensieri, convinzioni. E prendiamo esempio da Erri De Luca che in Tribunale risponde:

Potranno condannare me, ma le mie parole resteranno libere

in alto a sinistra, per la precisione.


 

1 "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", rifacendosi all'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la cui violazione porterebbe dritta alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
2 Primo Levi, "Se questo è un uomo", Torino, F. De Silva, 1947.

Foto di Marco Bertorello; AFP.

Erri De Luca, In alto a sinistra, Milano, Feltrinelli, 1994.

http://iostoconerri.net/

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