Incontri che cambiano le nostre vite: tre libri sul tema

Le coincidenze mi hanno sempre affascinato. Conferiscono ad avvenimenti casuali un pizzico di magia, facendoli spesso assurgere a veri e propri segnali che ci indicano la strada da percorrere. Molte di queste coincidenze, che ci possono stravolgere la vita, coinvolgono anche altre persone oltre a noi. Oggi vorrei approfondire proprio questa tematica attraverso tre libri che ho letto di recente: Scintille di Federico Pace, Nulla succede per caso di Robert H. Hopcke e Che tu sia per me il coltello di David Grossman.

 

Foto credits: Stefania Rubini

 

COINCIDENZE E SINCRONICITÀ

Partiamo da una definizione di coincidenza. Hopcke la definisce come una sequenza di eventi straordinari che si verificano in forte prossimità e che vengono per caso collegati l'uno all'altro per via di una qualche evidente somiglianza. Se per esempio due amici, entrambi tifosi accaniti di una determinata squadra, si incontrassero al bar dello sport all'inizio della partita della loro squadra del cuore, non diremmo che è una coincidenza. Questo perché per i due tifosi non è straordinario andare a vedere la partita della loro squadra del cuore al bar dello sport. Se invece le stesse due persone si incontrassero, senza essersi messi d'accordo, sulla cima del K2, questa sì che sarebbe una coincidenza. Proprio perché scalare una vetta del genere non è qualcosa di ordinario per i nostri due amici. Se si parlasse invece di due famosi scalatori forse non parleremmo di coincidenza perché per loro non è un'attività straordinaria scalare vette del genere. Dunque lo stesso fatto può essere o meno una coincidenza a seconda dei soggetti coinvolti. Hopcke ci fa notare un'altra cosa: proprio perché una persona può non stupirsi di determinate coincidenze, è necessario introdurre un nuovo concetto, infatti una coincidenza che non stupisce i soggetti perde di attrattiva. Questo concetto è quello che C. G. Jung chiama evento sincronistico e cioè una coincidenza dotata di un significato soggettivo per la persona o le persone coinvolte. Quindi non è l'evento in sé, ma il posto che occupa nel racconto della nostra vita a determinare se una coincidenza sia o meno sincronistica. Dunque, ricapitolando, gli eventi che chiamiamo sincronistici, hanno quattro caratteristiche: sono collegati in maniera acausale; sono accompagnati da una profonda esperienza emotiva; il contenuto dell'esperienza ha un carattere invariabilmente simbolico e infine queste esperienze molto spesso segnano una svolta nella vita di chi le vive. "Quasi fossimo personaggi di un intreccio, incontriamo spesso la persona o le persone che dobbiamo incontrare. In momenti di crisi o di grande apertura entra in scena per caso un personaggio che diventa per noi una delle figure principali nella storia della nostra esistenza [...]" scrive Hopcke (Hopcke 1997, pag. 95). E Pace ci racconta proprio di incontri di questo tipo in Scintille.

 

Foto di C. G. Jung

 

INCONTRI CHE CAMBIANO LE NOSTRE VITE

"Accade a ciascuno di noi, prima o poi, di imbattersi nell'istante vertiginoso in cui una persona irrompe nella nostra quotidianità e ne muta l'assetto. C'è sempre qualcuno a cui ci avviciniamo, che ci tocca, ci illumina, ci piega e ci risolve. Che definisce e segna il nostro destino. Che dà forma a quel che siamo" (Pace 2019, pag. V). I racconti di Scintille sono molti. Pace scrive di come Auguste Rodin incontrò per la prima volta Camille Claudel e i fili delle loro esistenze si intrecciarono. Di come Dorothea Lange decise, quasi per caso, di fare una deviazione con la sua macchina che le permise di scattare la foto che segnerà la sua intera esistenza. Dell'amicizia che legò John Lennon e Paul McCartney. Dell'eterna lotta tra Robert Fischer e Boris Spassky, consumata di fronte ad una scacchiera. Del casting che permise a Francois Truffaut di conoscere Jean Pierre Leaud. E ancora del rapporto meraviglioso tra Ernesto Guevara e suo fratello e di Albert Camus e sua madre. Della storia d'amore tra il matematico Kurt Friedrich Gödel e sua moglie Adele Porkert. Di Cesária Évora e dell'incontro con il suo discografico che le svoltò la vita. Del rapporto tra i due chimici James Watson e Francis Crick, non sempre libero da contrasti. Della profonda amicizia tra Hannah Arendt e Mary McCarthy; dell'amore fraterno tra Sophie e Hans Scholl. Del turbolento rapporto tra Fëdor Dostoevskij e il padre e di quello di amore tra Marcela Meza e sua figlia Gloria Lagos, detenuta e poi desaparecida. Di Maria Callas e sua sorella Jackie e infine di Nelson Mandela e il suo carceriere ma alleato Christo Brand. Sono tutte storie di grandi personalità che hanno subíto delle profonde svolte a causa di amici, parenti o perfetti sconosciuti e ci vengono raccontate da Pace con una delicatezza e una potenza meravigliose: delicato perché non è mai straziante, negativo o violento con le parole; ma allo stesso tempo potente perché ci travolge descrivendo sentimenti pervasivi. Ce ne parla con un lessico disteso e rilassato, costellato di frasi caparbie, quasi poetiche, e di metafore che impreziosiscono la narrazione. "Non sappiamo mai cosa ci conduce in maniera inesorabile verso una persona, qual è l'indizio a cui la nostra curiosità non sa resistere. Non sappiamo mai qual è la lama che apre e richiude con precisione il sanguinante taglio" (Pace 2019, pag. 89). Hopcke vuole essere didattico, ci spiega perché certi incontri sono importanti e ci stupiscono; Pace invece ce li mostra. Non ci dice che a Marcela manca sua figlia Gloria, ma ci dice che le resta "l'assenza che rimane così insistente da diventare una forma incomprensibile, inattesa e quasi inesauribile di presenza" (Pace 2019, pag. 155). Poche pagine, dense di concetti, per ogni tipologia di rapporto tra esseri umani.

 

UNA STORIA IN PARTICOLARE: YAIR E MYRIAM

Pace scrive: "C'è sempre un giorno in cui ci ritroviamo lì dove la fiamma, pure se non vista, comincia ad attecchire" (Pace 2019, pag. 3). Per Yair e Myriam, i protagonisti di Che tu sia per me il coltello di David Grossman, quel "lì" è un banale raduno di liceo al quale entrambi partecipano. Sarà proprio a quel raduno infatti che, per rimanere nella metafora di Pace, scoccherà la scintilla che finirà per divorare l'intera foresta. I due decideranno di intrattenere un rapporto esclusivamente epistolare, sia perché Myriam è una donna sposata, sia perché, ed è questo in realtà il motivo principale, non vogliono ingabbiare la loro relazione nelle solite dinamiche della vita concreta, ma vogliono crearsi un luogo esclusivamente loro ed estremamente intimo di cui decidono le leggi e in cui tutto quello che desiderano si realizzerà per iscritto. I sentimenti, le paure, i desideri di Myriam e Yair vengono descritti da Grossman in maniera a dir poco magistrale. La scrittura è di una potenza inaudita, ogni frase è un monolite. Su questo libro si potrebbe parlare a lungo (e non escludo di farlo in futuro), ma non è questo il momento adatto. Mi vorrei solo soffermare su come Grossman, attraverso Yair, descriva appunto gli incontri fortuiti. "Erano le cinque di sera, il sole brillava ancora e ci siamo sentiti così chiari nella luce, quasi trasparenti. Se fosse passato qualcuno la magia sarebbe svanita, ma eravamo soli, e ancor prima di scambiarci una parola ci siamo trovati avviluppati nella ragnatela delle nostre storie. Tu hai la tua e io la mia, ed era incredibile come si intrecciassero, rapidamente. Perché a volte, nei momenti più impensati, per strada, puoi sentire l'anima lacerarsi, catturata nella storia di qualcuno che ti è appena passato accanto. La maggior parte delle volte, però, quelle storie vengono sradicate e muoiono subito, senza che gli interessati si rendano conto di ciò che hanno perso. Rimane solo un leggero dolore che svanisce immediatamente, anche se in me a volte può durare ancora qualche ora, come se avessi avuto un piccolo aborto spirituale. E rimane una sorta di angoscia, la morte della storia" (Grossman 1999, pag. 43). Ritorna l'analogia delle vite come fili che si intrecciano, la ragnatela che si avviluppa. Ritornerà l'analogia delle parole taglienti che feriscono e di quelle che invece ricuciono e guariscono. Gli incontri non ci lasciano mai immutati: fin da quando nasciamo siamo in un contesto sociale, affiancati da genitori, fratelli e sorelle, parenti e poi amici, conoscenti. "C'è sempre un'altra persona ancora da cui farci impressionare, sfiorare e mutare. Qualcuno con cui condividere un interstizio di esistenza inattesa" (Pace 2019, pag. 15).

 

La celebre frase "Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso" appartiene a Franz Kafka, come ricorda anche Grossman.

 

CARATTERISTICHE DEI LIBRI

I tre libri che ho utilizzato per scrivere questo breve articolo sono estremamente diversi tra loro. Cercherò di riassumerne brevemente le caratteristiche.

Il volume di Hopcke è un libro molto didattico. L'autore è uno psicoterapeuta di formazione junghiana quindi, attraverso il testo, spiega diverse teorie di Carl G. Jung riguardanti appunto il concetto di sincronicità e individua che ruolo abbia tale concetto in campo affettivo, professionale, nella realtà e nel mondo dei sogni, negli aspetti quotidiani e in quelli spirituali dell'esistenza. Nonostante i numerosi esempi curiosi, il libro non è leggero e non scorre rapido. I concetti non sono particolarmente difficili anche per chi è digiuno di psicologia, ma l'attenzione spesso ci abbandona e bisogna sforzarsi per ritrovarla. Inoltre l'autore, essendo come dicevo prima uno psicoterapeuta junghiano, illustra teorie e connette cause ed effetti alla luce della sua formazione, senza rendersi conto che potrebbe esserci chi non è d'accordo e che non tutto è così ovvio come lui vorrebbe far credere. Nonostante queste pecche l'ho trovato un libro molto interessante e pieno di spunti di riflessione.

Il libro di Pace invece è una raccolta di racconti. Ogni racconto narra la storia un particolare tipo di rapporto: madre-figlia, figlio-madre, fratello-sorella, prigioniero-carceriere, marito-moglie solo per citarne alcuni. In ogni storia dunque emerge quanto siano importanti le relazioni e quanto queste, spesso in maniera inaspettata, possano cambiare le sorti delle nostre vite. Non sono storie avvincenti, ma suggestive. Lasciano un profondo solco nel lettore, anche grazie al meraviglioso modo di raccontare di Pace, che sa far risaltare l'essenziale.

Che tu sia per me il coltello invece è un romanzo, la storia del rapporto epistolare tra Yair e Myriam. Grossman è chirurgico nel raccontare le sensazioni, i sentimenti, le ossessioni dei protagonisti. L'autore scava fin nelle viscere dei personaggi e dei lettori: porta a galla i desideri e le paure della coppia, che poi sono quelli di tutti noi, con una precisione e una raffinatezza senza pari. "Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso": ed è proprio questo che fa Grossman. Ci apre, fruga dentro le viscere, sfoglia le nostre anime, controlla ogni minimo dettaglio prima di richiudere tutto. E ogni frase si trasforma in un aforisma, in una massima, di una potenza profonda che risulta addirittura complessa da descrivere.

Spero di avervi incuriosito e dato interessanti spunti, sia di pensiero che di lettura. Ora sta a voi: scegliete quello che più fa al caso vostro e buona lettura!

 

VENI VIDI LIBRI

 

Bibliografia:

GROSSMAN, DAVID

1999 Che tu sia per me il coltello, Mondadori, Milano.

HOPCKE, ROBERT H.

1998 Nulla succede per caso. Le coincidenze che cambiano la nostra vita, Mondadori, Milano.

PACE, FEDERICO

2019 Scintille. Storie e incontri che decidono i nostri destini, Einaudi, Torino.

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