Inside Out: cos'è un film per bambini?

In fondo, che cos’è un film per bambini?
Quando i teorici del cinema nel secondo dopo guerra riprendevano la fase dello specchio di Jacques Lacan, lo spettatore veniva considerato in grado di regredire a uno stadio sperimentato nei primi diciotto mesi di vita, venendo così costantemente fatto coincidere al fanciullo, il quale può identificare se stesso all’interno della pellicola, grazie anche al dissolvimento dell’identità permesso dal buio della sala. Seguendo questo paradigma si può quindi considerare ogni film come rivolto ai bambini, quantomeno in senso astratto, e lo spettatore come un pargoletto latente, pronto a spingere per fuoriuscire.
Nel 1995 Toy Story ha dimostrato come un film ipoteticamente rivolto a un pubblico infantile o adolescenziale possa farsi portatore di significati allegorici, con sequenze dall’alto valore metaforico che, almeno a un livello superficiale, simboleggiano il passaggio dalla ripresa analogica a quella digitale avvenuto nella metà degli anni novanta.
Alla luce di questa considerazione non risultano quindi sorprendenti le dichiarazioni attuate da più giornalisti e testate per cui Inside Out, il nuovo capolavoro della Pixar, risulterebbe come un alto prodotto cinematografico ma incomprensibile al pubblico più giovane, verso il quale l’opera dovrebbe essere rivolta.
Successivamente alla sua uscita, ad esempio, Wired ha titolato “Inside Out è un bellissimo film. Ma non per bambini”, prendendo in considerazione la difficoltà interpretativa alla quale la parte della popolazione che ancora non si è imbattuta in Freud o addirittura nell’adolescenza andrà in contro.
Ed effettivamente Inside Out è sotto tutto gli aspetti un film tanto bello quanto complicato, relativamente al consuetudinario target a cui la Pixar si rivolge, e alcuni concetti come “ricordi base” o “tunnel del pensiero astratto” (oggetto di una sequenza incredibile dove i protagonisti passano dalla tridimensionalità al puro colore, attraversando la “frammentazione” e lo stato bidimensionale) non potranno certo essere dalla fruizione immediata.
Inside Out è un film in grado di unire una visione superficiale e divertita, adatta ai bambini, e una visione più impegnata, rivolta a un pubblico adulto. La componente riflessiva risulta preponderante rispetto a precedenti film come WALL-E o Monster & Co, film che già potevano essere soggetti a molteplici chiavi di lettura, ma in ogni caso coadiuvata da una semplicità comica e a un linguaggio visivo che può portare il pubblico giovane ad apprezzare la patina ludica dell’opera.
La “proiezione adulta” non dovrebbe però condurre a un allontanamento forzato dei bambini dalla pellicola, perché Inside Out, come titolato da Massimo Gramellini su La Stampa, è un vero e proprio “elogio della tristezza”, non nel senso di “apologia della depressione” ma nell'accezione più genuina e pura del termine. E’ un film in grado di rivalutare l’importanza del sentimento in quanto insegnante di vita. Un film che si ripropone di inviare un messaggio esplicito e significativo, enormemente educativo oltre che emotivamente toccante.
È un film che non solo è consentito vedere in tenera età, ma che è necessario vedere.
È un film che, volontariamente o no, porta a riflettere sulla necessità di “educare all’educazione”. I significati non vanno imposti, devono essere compresi tramite l’accompagnamento, tramite una centellinata e accurata composizione che deve necessariamente passare attraverso l’esposizione diretta o indiretta al prodotto culturale.
A volte non è necessario capire.
A volte, e questo è chiaramente il caso di Inside Out, la componente fondamentale è l’impulso, l’emozione primordiale. Inside Out non è un film per bambini come non è un film solo per adulti. Se l’opera è piena di riferimenti al mondo della psicanalisi, è anche vero che il messaggio è di una forza e di una semplicità disarmante, e non obbligatoriamente correlato ad una disanima culturale o impegnata.
Un film in grado di avvicinare in maniera graduale alla riflessione sulla propria personalità e sull’importanza del singolo momento.
Un film che mette in scena una storia ironica, piena di tocchi geniali (gli spazzini dei ricordi, i jingle, l’amico immaginario) che semina in tenera età e che ha il potenziale per raccogliere i frutti in piena maturità, dopo una ripetuta visione.
Un film in grado di accompagnare per il corso di una vita.
Perché, in fondo, che cos’è un film per bambini?

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