Intervista ai Red Fang, i cani preistorici sono tornati

La storia dei Red Fang è molto bizzarra: gruppo formatosi a Portland dalle molteplici sfaccettature che hanno fatto successo quasi per caso, e dico per caso non perché non siano abbastanza “bravi”, ma perché sia la formazione che la popolarità sono avvenute quasi per caso.

Come ci hanno raccontato, il gruppo nasce con tre chitarristi finché, dopo vari tentativi, Aaron Beam (cantante del gruppo) decide di essere lui il bassista ufficiale dei Fang; lo stile che ne trae è molto particolare. Oltre ad usare lo strumento a 4 corde visivamente e stilisticamente come fosse una chitarra, Aaron, spesso per accompagnare i propri vocalizzi, si cimenta in power chord creando una forte amalgama con i due chitarristi.

Per quanto riguarda il successo del gruppo dobbiamo fare un passo indietro di un po’ di anni, nel 2009 (perchè era il 2009 anche se wikipedia riporta il 2010); in rete inizia a girare il loro video “Prehistoric Dog”, clip che riesce a incuriosire milioni di fan del genere, non solo per la bravura del gruppo nel creare un melange di suoni non del tutto riconducibile allo stoner e allo sludge, ma anche perché il lavoro di Whitey McConnaughy diventa un marchio di fabbrica della band dove l’ironia e “l’amore per la birra e le mascalzonate” sono la giusta chiave per descrivere i Red Fang. Da lì in poi tutti i video del gruppo mantengono quello stile.

I Fang al Magnolia sono ormai ospiti fissi da diversi anni, come hanno detto loro, ormai hanno calcato tutti i palchi del locale, partendo dall’esterno fino ad arrivare a quello più ambito: il palco grande all’esterno. E non solo il palco è cresciuto negli anni ma anche la schiera di fan al loro seguito, infatti se inizialmente venivano spesso in tournée come gruppo spalla, ora sono gli headliner dei festival.

I Red Fang entrano sul palco tra una schiera di applausi, esordiscono dicendo: “Ciao, noi siamo i Fango Rosso” (vorrei sapere chi è il genio che ha tradotto fang in fango e ha pensato bene di riferirlo al gruppo). Da lì partono due ore di concerto memorabile. Il gruppo dimostra di non essere cambiato durante gli anni, sempre grintosi e sempre divertenti. Passano in rassegna diversi canzoni dei loro tre dischi: Red Fang (Sergent House,2009), Murder the Mountains (Relapse Records,2011), Whales and the Leeches (Relapse Records, 2013). Non un errore né un’imprecisione, il messaggio è chiaro: divertiamoci e facciamo un buon rock! E il pubblico risponde bene alla personalità del gruppo. “Humans Remain Human Remains”, “Sharks”, “Wires”  “Into the Eye”  ,”Blood Like Cream” , “No Hope” sono solo alcune delle canzoni che passano durante tutta la serata, caratterizzata dall’afa e il caldo estivo, ma nessuno demorde! Si salta e si canta, tra spintoni e pogo, fino alla fine del concerto. Ma solo quando arriva la tanto famosa “Prehistoric Dog” capisco cosa significa esaltazione e spintoni, riesco a reggere in mezzo al casino giusto il tempo dell’intro prima di essere, praticamente, lanciato fuori dalla calca. Insomma, i Fang sono un gruppo pieno di sorprese, capaci di emozionare e divertire, un pregio da non sottovalutare mai.

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