Il blues solitario di Diego Deadman Potron

Ho sempre sospettato che la Brianza avesse un lato oscuro, ma ho sempre immaginato un lato oscuro maligno o poco morale. In alcuni casi riesco a ricredermi. Davanti allo scenario tipico dell’Italia del nord (parlo di Italia del nord non avendo abbastanza esperienza per parlare d’Italia nella sua totale grandezza), dove la musica viene spesso messa da parte o “maltrattata” sia dai gestori dei live club sia dagli stessi musicisti che non sono in grado di portare sul palco uno spettacolo degno di tale nome, scopro Diego Deadman Potron. Mi è capitato di vederlo e sentirlo la prima volta al concerto dei Clutch al Magnolia dove stava montando la sua attrezzatura su un piccolo palco laterale. Al momento non gli diedi la giusta attenzione, convinto che fosse un roadie o un tecnico che preparasse un “non so che” per chissà quale strano spettacolo, in fondo ero lì solo per i Clutch. Faceva caldo e nel locale milanese c’era quell’atmosfera estiva dall’aria densa e paludosa, Diego salì sul palco ed esclamò: “Ciao, sono Diego e suono da solo perché sono una brutta persona”. Subito lo spettacolo ci riportò ad un blues antico e rabbioso, una serie di cover dalle radici nostalgiche (ad esempio All Around Man di Bo Carter); il concerto è stato emozionante. Sembrava di essere in America alle sponde del Mississippi.

La batteria, sistemata in modo tale che cassa e rullante potessero essere suonati con i pedali, incalzava un tempo potente mentre il bottleneck scivolava veloce sulle corde della chitarra e la sua voce dava l’impressione di uscire da un vecchio film ambientato in Louisiana.

A distanza di anni sono andato a risentirlo diverse volte e in questo modo sono riuscito a cogliere il cambiamento e la crescita artistica.

Una delle date che tengo a segnalare è quella di qualche settimana fa al Biraus Pub di Missaglia. Il Biraus è un locale che, in qualche modo, è riuscito al meglio a creare la giusta atmosfera per la musica del one man band Diego Deadman Potron.

Il bar è composto completamente di legno, con un lungo bancone che mostra una scelta di birra quasi  infinita. Quel giorno era gremito di gente ed il suono della musica si propagava riempiendo ogni singolo angolo (il Biraus è il locale partner del Peppo Bar di cui ho già precedendemente parlato nell’articolo su Olly Riva che potete trovare qui). Non riuscivo a vedere Diego, visto che quel giorno non si esibiva su un palco ma alla stessa altezza dei clienti  creando quel rapporto tra musicista e spettatore tipica del blues (nel mio immaginario una veranda con un chitarrista cantante che suona circondato da individui interessati).

Il tempo si fa sentire, Diego Potron porta uno spettacolo maturo, con pezzi propri, un nome nuovo “Deadman” ed un disco uscito solo un anno prima: Electro Voodoo (Ammonia Records, 2013). Psichedelico, forte e quasi martellante al limite dello stoner, il suo sound è ipnotico. Il concerto continua tra l’odore della birra forte e calici che vengono portati da un lato all’altro dalle cameriere. La voce graffiante  di Diego è da brivido, riesce all’interno del suo show a far sentire quel legame presente tra blues e spiritualità ,o meglio tra blues ed il suo lato demoniaco.

Insomma buona musica, bel posto e ottima birra.

L’ultima tappa è al Circolone di Legnano, il live è un “tris” di artisti: Diego Deadman Potron, There Will Be Blood e The Cyborgs. Per gli amanti del genere, una serata imperdibile.

Se nelle date precedenti ho parlato del forte legame con la musica blues, in questa occasione il lato stoner viene fuori al meglio. La sala live è ampia e scura, un palco nero nel fondo, ed il fuzz desertico che fa da padrone al suono urlante della chitarra. Come sempre lo show è di alto livello. Ne approfitto per dare un’occhiata al locale: ll Circolone è un luogo accogliente composto da quattro ambienti molto diversi tra di loro: una sala da pranzo sobria e molto illuminata, un lungo bancone bar che si distende centralmente, un cortile ampio dove i clienti si soffermano a fumare e a chiacchierare in tranquillità e in ultimo la sala live grande buia e davvero molto suggestiva. A fine della (bella) serata riusciamo a scambiare quattro chiacchiere con Diego.

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