IT - Alle radici di un trailer

Seguito da polemiche (è il caso di dirlo) clownesche da parte del mondo dei pagliacci targato U.S.A, che in lui vede una potenziale minaccia per un mercato, quello delle maschere dal naso rosso, già indebolito “dall’ondata di meme sui clown spaventosi” e dall’idea che non sia “più fico né di moda essere un clown”. Dibattuto. Condiviso. Spoilerato.
Il trailer di IT ha infranto ogni record, diventando il promo più cliccato di sempre nel giorno del suo rilascio e già di diritto un prodotto cult tra gli appassionati di cinema.
Che la storia godesse di una fama ormai consolidata non è una novità, né tanto meno lo sono il fascino e le speranze che questo adattamento cinematografico ha esercitato sugli appassionati. Ma può bastare la eco del romanzo di Stephen King (IT, 1986) e dalla miniserie tv del 1990 splendidamente interpretata da Tim Curry e diretta da Tommy Lee Wallace (un’opera in due parti inspiegabilmente trattata dal pubblico come una delle produzioni più terrificanti dalla nascita del cinema) per giustificare un tale successo?
No, perché il trailer prodotto dalla Warner Bros ha un quid che è la somma di diversi elementi ben riconoscibili.

- Citazionismo ribaltato: quanti di voi hanno avuto amici d’infanzia che millantavano la paura dei tombini per terrore che Pennywise sbucasse da uno di questi e li apostrofasse con lo storico “Ciao Georgie” (e questo anche se si fossero chiamati Marco, Stefano od Olivia)? La scena della barchetta di carta è entrata nell’immaginario collettivo e il rischio per la produzione era quello di incappare in una ricostruzione pedissequa o in un tentativo di rivoluzione che, con tutta probabilità, avrebbe disatteso le aspettative. Il trailer invece sembra non avere alcun timore reverenziale, mostrando sin da subito precise scelte registiche che esasperano i toni cupi della fotografia e rendono il mood della scena ancor più epico. Al contempo si è però deciso di inserire un elemento di discontinuità ansiogeno e parodizzante della scena stessa. Georgie sbatte la testa contro la traversa che nel romanzo e nel primo adattamento evita semplicemente, rimandando così di qualche secondo la prima apparizione del clown, fomentando la smania dello spettatore di vederne il character design. Molto furbo.

- Grande attinenza al romanzo: poche scene, pochi elementi ma ben selezionati per segnalare una ripresa quasi testuale del capolavoro di King e scongiurare le critiche preventive che difficilmente riescono ad essere aggirate quando ci si rapporta ad un fandom, e il fandom di IT, seppur oscuro, timido e silenzioso è molto, molto nutrito. Una scelta logica. D’altronde, diversamente dal fan, chiunque si approcci ad un adattamento senza aver letto il romanzo, difficilmente si indignerà per la scarsa o eccessiva attinenza all’originale, quindi perché rischiare?

- Rottura con gli stereotipi: gli horror di nuova generazione, e in particolar modo i trailer promozionali, hanno abituato lo spettatore ad un succedersi di boriosi cliché. Dalla mano che esce dal buio, al montaggio euforico fino agli odiati jumpscare. Il teaser trailer di IT mira a ricreare un’ambientazione, a rendere consapevoli delle tinte del mondo che si è ricreato, invita alla partecipazione ad uno stato emotivo, e lo fa attraverso altre due componenti.

- Il sound design: e, più in generale, la sfera riguardante il suono. I suoni del teaser sono a volte tappeti di sintetizzatori sibilanti, altre volte aracnei e cigolanti. Salgono da dietro la schiena per infilarsi negli orifizi prima che si abbia il tempo di coprirli con le mani. Sembrano provenire da un album dei Black Heart Procession o dal Tim Burton più lugubre; si insinuano sin dalle prime note di pianoforte per farsi strada lungo tutta la durata del trailer, marcano le stasi (il palloncino rosso che esce dalla classe, l’apparizione della casa di Neibolt Street), vengono sostituiti dal suono omodiegetico delle diapositive che si alternano sullo schermo e trovano definitiva liberazione in contemporanea alla comparsa del titolo.
Ciò che è assente è però ancor più importante di ciò che è presente, perché la scelta di introdurre Pennywise solo attraverso il character design, senza dotarlo quindi - almeno per ora - di timbro vocale, aggiunge un elemento di mistero e fascinazione in vista dei prossimi trailer.

- Character Design: chi l’ha trovato troppo ispirato alle forme del mal riuscito “The Clown” prodotto da Eli Roth, chi l’ha trovato eccessivamente dark. Il character design di Pennywise ha fatto discutere. Effettivamente, nel romanzo IT appare con caratteristiche fisiche più edulcorate e semplici, più clownesco-grottesche e meno animali. Ma è altrettanto vero che gli abiti scuri e il volto deforme sembrano confarsi al meglio alla fotografia fuliggine di Chung-hoon Chung, donando a Pennywise e all’intero film un’ estetica dark che potrebbe giovare al risultato complessivo.

- Estetica: ciò che non convinceva del primo adattamento era proprio il fattore estetico, il tono estetico, l’assenza di ieraticità che sembra invece dominante in questo trailer. Non si dimentichi che nel romanzo IT è una figura demoniaca, un essere sacro che non poco condivide col Cthulhu di Lovecraft, e che, proprio per questa sua essenza inconoscibile, si presenta sotto diverse forme, in quanto nessun uomo potrebbe comprendere la sua reale figura.

Il romanzo intero è una lunga fiaba liturgica, con riferimenti a messe tribali e ad atti sessuali propiziatori commessi dai bambini stessi. E anche se difficilmente tali atti saranno riproposti sul grande schermo, sarebbe un errore sottovalutare la dimensione psicologica, spirituale e mistica presente nel romanzo, una dimensione che l’audiovisivo veicola prima di tutto attraverso l’estetica. Lo insegnano Kubrick, Bergman, Refn, Tarkovskij e tanti altri. La composizione del quadro e le scelte cromatiche invitano alla contemplazione, e nonostante IT si discosterà con ogni probabilità da un certo cinema d’autore, essendo un fenomeno in tutto e per tutto mainstream, non per questo le scelte di regia e fotografia dovranno dimenticare lo spirito del romanzo.
I contrasti tra i colori desaturati, le scale di grigi, le prime immagini delle locations, il misticismo che emerge in alcuni brevi frammenti di scene e l’oculato uso del grandangolo di alcune inquadrature lasciano ben sperare.
Ora non resta che aspettare fino ad ottobre.

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