Italia, temperatura media: fahrenheit 451

Forse chi di voi è figlio degli anni Ottanta mi capirà al volo: sono ormai passati più di dieci anni dal giorno in cui le reti televisive private e nazionali non forniscono informazioni decenti, rilevanti o in qualche modo utili alla costruzione di una giusta opinione su un fatto di cronaca, sportivo o politico. Per questo motivo, vivendo da sola, ho scelto di non avere affatto una televisione ma di utilizzare da un lato i nuovi media per informarmi davvero, dall'altro, se necessario, di affidarmi alla vecchia ma solida "carta stampata" dei quotidiani e delle riviste. Ricordo nitidamente qualche estate fa quando andai con mio nonno nella casa al mare. Dovevo accompagnarlo perché da qualche tempo aveva perso un po' di lucidità. Nella suddetta casa ci sono ben due televisori su 50 mq e, obbligata dalle abitudini del nonno, ogni sera alle 20:00 per un'ora durante la cena mi vedevo inondata di immagini fuorvianti, commenti fuori luogo, opinionisti improvvisati il tutto intramezzato dal gossip estivo per eccellenza tra il calciatore e la soubrette. Il viso di Berlusconi abbronzato risaltava ovunque: era appena stata emessa la condanna dell'ex Presidente del Consiglio a quattro anni di reclusione per frode fiscale1.

Dopo tre anni, con la faccia di Berlusconi ancora onnipresente sui media nazionali in seguito ad un malore, alternato questa volta dai volti dei vari politici in corsa per il ruolo di Sindaco nelle maggiori città italiane, dagli sguardi della formazione dell'Italia agli Europei e, non da ultimo, da un altro faccione made in U.S.A. (quello di Donald Trump, di cui Matteo ci ha parlato un paio di settimane fa con questo articolo) io sono di nuovo nella casa al mare, questa volta da sola, a godermi le prime settimane di giugno letteralmente fuori dal mondo. Questa precisazione è necessaria in quanto, nella località della Toscana in cui ai tempi i nonni decisero di costruirsi una casa per le vacanze, non solo connettersi ad internet è un'impresa ma anche i cellulari si rifiutano di prendere la linea, facendo così diventare chiunque un Robinson Crusoe dell'era contemporanea. Ed è proprio su questa isola deserta che accade qualcosa di strano:

«Vuole anche il Mein Kampf signorina?»

Siccome mi sono svegliata tardi e la stagione non è ancora iniziata, l'unico quotidiano che rimane nel piccolo chiosco è Il Giornale. Guardo l'edicolante, riprendo il mio euro e mezzo e me ne vado, senza quotidiano. Mi riaddormento la sera pensando alla mia tesi, pensando che io il Mein Kampf l'ho letto ma con una formazione di base e una necessità specifica. Cosa potrà mai capirne la casalinga di Voghera di un saggio del genere? Nella notte faccio sogni agitati, ma al mattino non mi ricordo dell'avvenuto e torno in direzione Milano. Solo allora, aprendo Chrome dopo due settimane, capisco che non è stato uno scherzo della mia mente: tutti ne parlano, l'11 giugno il testo era realmente l'allegato del sabato de Il Giornale. L'insurrezione della comunità ebraica, le repliche della testata che giustifica la decisione motivandola con "Conoscere per rifiutare". Insomma uno scempio bello e buono, che non merita nemmeno di essere commentato. La virata del quotidiano per altro continua, facendo di nuovo scaldare gli animi di tutti il 17 giugno quando, in seguito all'omicidio pilotato della deputata laburista Jo Cox che copriva un ruolo chiave a favore del "no" sul referendum Brexit (che vede la richiesta dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea), Il Giornale il giorno seguente delizia tutta l'Italia con questa prima pagina:

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Ok. Da me Il Giornale, se già non aveva mai preso un centesimo, non ne prenderà certamente per il resto dei suoi giorni. Nel frattempo mi sposto di nuovo, da Milano a Lecco. Quei 50 km di viaggio mi spingono a pensieri contorti relativi a quotidiani, informazione, carta stampata... quando è successo che, escludendo i giornali apertamente schierati da una o dall'altra parte, tutto è diventato persino peggio dei telegiornali, con dei brogli che neanche i ballottaggi, più truccato dei volti dei politici in campagna elettorale? Non so rispondere. Giuro che, neanche volendo pensare ai gruppi editoriali, alle fusioni, alle marchette, ho una risposta.

Rientro a casa dei miei confusa ma, mentre disfo la valigia, noto dei libri ordinati sulla mensola della mia cameretta: Montale, Pascoli, Ungaretti, Manzoni, Leopardi. Tutti libri che, all'inizio del millennio, i miei genitori presero come allegati del Corriere della Sera per abitudine. Volendo frugare tra gli scaffali di casa e gli scatoloni, sono certa che ne troverei a bizzeffe di volumi simili.

"Grazie al cielo c'è il Corriere" mi dico. E in effetti, culturalmente parlando, in casa mia in trent'anni non è mai comparso nient'altro che il Corriere, la Repubblica e qualche giornale locale. Orgogliosa di questa riscoperta finalmente riprendo il mio usuale "metodo informativo", digito su Google "Il Giornale" e "Mein Kampf". Cerco tra i risultati l'articolo del Corriere. Guardo il titolo, vedo l'immagine e, mentre sto per iniziare a leggere il testo, mi si apre un pop-up gigante:

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Sconcertata, chiudo la finestra, apro il sito della Repubblica e leggo quel che mi interessa sapere. Però poi, quasi sentendomi paladina di una informazione libera ormai utopica, riprendo l'URL del Corriere, apro una finestra di navigazione in incognito e via. E se per me esperta di settore scorrere i risultati, copiare l'URL, fare questo, fare quello è sembrata un'impresa degna delle fatiche di Ercole, non dimentichiamoci che l'Italia digitale ha recentemente scoperto quello che un tempo erano chiamate "leggende metropolitane". Dicerie che oggi, nell'epoca 2.0, si sono evolute in bufale online (che spesso compaiono tra le notizie "in trend" anche su Google). Tra scie chimiche, attentati di Parigi, vaccinazioni, Marò e chi più ne ha più ne metta, il nostro Paese si è distinto soprattutto nel 2015 per diffusione di notizie false in particolare su e grazie a Facebook. Quasi inutili gli interventi di debunking di siti come il Disinformatico di Paolo Attivissimo o il già citato MedBunker: basti vedere come oggi, ad elezioni comunali concluse, sempre Il Giornale riesca a fornire una prima pagina a "sfottò" di Renzi, pregna di quella giusta dose di cattivo gusto che di certo non aiuta il nostro popolo a porsi il problema sulla vera informazione, sia essa a questo punto di parte o meno, che pare ormai solo un ricordo di chi non solo ha studiato, ma si è documentato e non smette di cercare la verità al di fuori di vignette satiriche e dibattiti in tv.

Il punto rimane uno solo: se mai avrò dei figli, dovrò impegnarmi davvero molto non solo a tenerli alla larga da notizie vere o notizie pilotate ma passerò sicuramente molto, moltissimo tempo nello spiegare come mai, nel solaio della casa dei nonni, ci sono tutti quei fogli di carta formato lenzuolo e ingialliti dal tempo con titoli a caratteri cubitali che, il 19 luglio 1992, dichiaravano: "Massacro, ucciso Borsellino" e, qualche riga più sotto, "Autobomba a Palermo: assassinati il giudice e cinque agenti di scorta tra cui una donna. Scalfaro: guai a noi se non saremo uniti, forti e, soprattutto, credibili. É l'ora dell'azione"

1 Si rimanda alla voce Wikipedia dei procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi.

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