“James Bond nel Cinema - Viaggio nel mondo di 007 (Parte 3 e ultima)"

Dopo il trascurabile adattamento di “Casino Royale”, all’interno della serie televisiva “Climax” (1954), interpretato da Barry Nelson, l’Agente del Servizio Segreto Inglese appare per la prima volta sul grande schermo nel 1962.
Il volto rimasto nella memoria cinematografica è di certo quello dello scozzese Sean Connery che ha indossato i panni di James Bond in sei film (“Licenza di uccidere” 1962, “Dalla Russia con amore” 1963, “Missione Goldfinger” 1964, “Thunderball” 1965, “Si vive solo due volte” 1967, “Una cascata di diamanti” 1971) più uno (“Mai dire mai” 1983). Il suo è un Bond seduttore, affascinante, cinico, distaccato e freddo. La sua interpretazione è considerata la migliore, sia dalla critica, sia dal grande pubblico, al punto che all’attore scozzese viene ancora oggi riconosciuta l’icona dell’eroe creato da Ian Fleming.
Nel 1969 viene scelto George Lazenby come protagonista di “Al servizio segreto di Sua Maestà”. La pellicola - sebbene vanti un’ottima sceneggiatura un po’ diversa dalle precedenti, uno 007 inedito (coinvolto in un’autentica storia d'amore, privo delle abituali armi di Q) ed un buon successo al botteghino - è stata vittima per decenni di una sorta di “damnatio memoriae”: probabilmente ha scontato il ricordo, all’epoca troppo forte, di Connery e non sono stati valutati con serenità, né lo 007 più vulnerabile ed umano, nè la discreta prova del modello australiano. Comunque sia, alcuni critici la considerano il capolavoro della saga! Una curiosità: nella sequenza d’apertura Bond, dopo aver salvato una donna dal suicidio ed aver messo a terra due energumeni, esclama sarcastico: “Non era mai successo a quello di prima”. E’ la prima delle uniche tre battute che, nell’intera cinematografìa del nostro eroe, esce dalla finzione per entrare nella realtà: il riferimento al precedente interprete, infatti, appare chiaro e umoristico. Non a caso, nei primi minuti del successivo “Una cascata di diamanti”, si assiste al seguente dialogo tra Sir Donald e Bond: “Mi hanno detto che è stato in vacanza, a riposarsi mi auguro.” “Poco riposo, ma molte soddisfazioni!” Parole non casuali con le quali Connery allude in maniera sorniona al fatto di essere stato richiamato a furor di popolo e ricoperto d’oro dai produttori.
Un biennio più tardi Roger Moore eredita il ruolo e lo interpreta per ben sette volte (“Vivi e lascia morire” 1973, “L’uomo dalla pistola d’oro” 1974, “La spia che mi amava” 1977, “Moonraker” 1979, “Solo per i tuoi occhi” 1981, “Octopussy” 1983, “Bersaglio mobile” 1985). La caratterizzazione molto ironica, meno violenta, priva dei classici stereotipi e l’adeguamento ai tempi, donano al personaggio ulteriore notorietà, facendolo amare anche dalle nuove generazioni. Infatti, l’attore britannico ha vinto, in termini di incassi, il “duello” del 1983 contro “Mai dire mai”, film apocrifo figlio dei diritti detenuti da Kevin McClory, coautore di “Thunderball”. Sebbene “Mai dire mai” abbia mancato della spinta dell’ufficialità e della presenza dei consueti volti familiari nei ruoli secondari, Connery - con un compenso pari a cinque milioni di dollari più una percentuale sugli incassi - si è confermato lo 007 più grande! Di questa pellicola, oltre al titolo ironico, bisogna segnalare la terza e ultima allusione alla realtà. Bond: “L’ha mandata M?Fawcett: “Solo per supplicarla di tornare. M dice che senza di lei la sicurezza del mondo civile corre dei seri pericoli.” Bond/Connery, strizzando l’occhio al pubblico: “No, mai più!”
La parentesi di Timothy Dalton merita solo un accenno: il suo Bond duro, realistico, simpatico quanto basta - maggiormente vicino all’idea originale di Ian Fleming - ha convinto ben pochi. Inoltre, “Zona pericolo” (1987) e “Vendetta privata” (1989) sembrano più film di routine che spy story realizzate per sbancare i botteghini.
Dopo uno stop produttivo di sei anni - il più lungo finora avvenuto - gli antichi splendori tornano grazie a Pierce Brosnan, il quale, nei quattro film interpretati (“Goldeneye” 1995, “Il domani non muore mai” 1997, “Il mondo non basta” 1999, “La morte può attendere” 2002) raggiunge un successo che non si vedeva dagli anni 70. Con il suo stile ed una certa somiglianza fisica a Sean Connery, l’attore irlandese si guadagna il favore del pubblico e della critica che apprezzano il suo Bond psicologicamente più completo, sensibile e vulnerabile.
In ultimo, il debutto di Daniel Craig nel 2006 è stato definito dal Produttore Michael G. Wilson un “reboot”, un “James Bond 2.0”; anche di questo, però, abbiamo già scritto nella Parte 1 del nostro viaggio.

Se vi siete persi i vecchi appuntamenti:

Parte 1 

Parte 2

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