“Jason Bourne” oppure “Viaggio nel mondo di Jason Bourne - Parte V”

Il quinto capitolo della saga, quarto interpretato da Matt Damon, ha subito conquistato i botteghini di tutti i 46 mercati internazionali in cui è già uscito, incassando per ora oltre 110 milioni di dollari. Tale esito ha sorpreso persino alcuni dirigenti della Universal Pictures, i quali temevano il rischio economico, a causa del tanto tempo trascorso da “The Bourne Ultimatum” (2007) e del passo falso commesso con “The Bourne Legacy” (2012). Senza dubbio, però, il pubblico si entusiasma ed esce dal cinema soddisfatto; i cardini principali che ne costituiscono i punti di forza, infatti, rispondono pienamente alle attese. Paul Greengrass torna dietro la macchina da presa e riconsegna quei ritmi senza sosta, quelle immagini movimentate e quelle azioni da cardiopalma, che tanto successo avevano portato ai capitoli due e tre, da lui diretti. La sceneggiatura, firmata dal regista e da Christopher Rouse, è costruita molto bene (rea solo di un paio di superficialità), alternando vicenda, evoluzione dei personaggi ed inserimento di nuovi, ad inseguimenti adrenalinici. Le location sono sempre numerose ed affascinanti (Reykjavik, Atene, Berlino, Londra, Roma, Las Vegas, Washington), pure se non tutte autentiche. Il cast colpisce in pieno: se nelle precedenti pellicole solo pochi riuscivano a togliere spazio al protagonista, restando nella memoria degli spettatori (Franka Potente nel ruolo di Marie e Joan Allen in quelli di Pamela Landy), qui ognuno si dimostra una spanna sopra alla media; da Tommy Lee Jones a Julia Stiles, a Vincent Cassel. Brava anche Heather Lee, sebbene abbia un viso troppo pulito rispetto al cinismo del personaggio. Infine, Matt Damon è il dominus assoluto: sempre perfetto nel ruolo, nonostante i 14 anni trascorsi da “The Bourne Identity” (2002). Anzi, l’irrobustimento muscolare è molto ben giustificato e si contrappone alla perfezione alle immagini del primo film di Doug Liman ed a quelle, realizzate con la computer grafica, in cui si vede Jason/David insieme al padre Richard Webb. In linea con i tempi contemporanei (si va dalle proteste ad Atene in Piazza Syntagma alla presentazione a Las Vegas di una nuova e potente piattaforma di internet, finalizzata in segreto a spiare ogni server dei privati cittadini), la storia non appare banale, ma anzi intrigante per quanto ancora Bourne viene a scoprire. Non a caso Nicky Parsons gli dice: “Solo perché ricordi tutto, non significa che tu sappia tutto”. A proposito della sceneggiatura, mi sia concessa una domanda: se Nicky trova in un attimo Jason Bourne dopo 10 anni di latitanza, perché la CIA non è riuscita a fare altrettanto?!? Evidenti misteri del cinema!

Consigliato: ai fans ed ai neofiti, perché il film è collegato, ma non dipendente dagli altri capitoli. Voto: 8,5.

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