Jupiter - Il Destino dell’Universo

A tre anni di distanza da Cloud Atlas (Eagle Pictures, 2012) e dal suo risultato non del tutto soddisfacente al botteghino, i Fratelli Wachowski tornano in sala con un nuovo film che per alcuni aspetti ripercorre strade già sperimentate da loro stessi con particolare successo.
Le giornate di Jupiter, giovane ragazza di origini russe, si svolgono a Chicago piatte e prive di particolari emozioni, fino a quando nella sua vita non compare un guerriero interplanetario con lo scopo di salvarla dai tre fratelli Abrasax. Jupiter, infatti, minaccerebbe il loro potere, avendo il DNA della regina dell’universo. Il cast risulta di prima grandezza e conta sulle valide interpretazioni di Mila Kunis (Jupiter), Channing Tatum (Caine), Sean Bean (Stinger), Eddie Redmayne (Balem) e Douglas Booth (Titus).
Nell’anno 2015 che si concluderà con l’arrivo in sala del primo capitolo della terza trilogia di Star Wars e della nuova avventura di James Bond, Jupiter cade proprio a pennello grazie allo stile visionario, ultracolorato, kitsch ed infarcito di effetti speciali, tipico di Andy e Lana Wachowski. Se da Star Wars, infatti, trae gli elementi dell’azione fantascientifica, delle astronavi, delle città aliene e delle armi futuribili, da 007 attinge gli ingredienti della sfida, dei combattimenti e degli inseguimenti senza fiato: non a caso, nel primo tempo ne viene offerto uno per la delizia degli spettatori più giovani, sopra i grattacieli di Chicago, della durata di quasi dieci minuti.
La bravura degli interpreti e la complessità degli ambienti, in parte creati ex novo ed in parte migliorati con il computer, non riesce, però, a nascondere una carenza di fondo. Non appaiono sufficienti nemmeno i richiami a scrittori come Philip K. Dick, Edgar Rice Borroughs ed i molteplici riferimenti alla storia, alla filosofia, alle religioni. La narrazione non è omogenea nel ritmo ed alterna minuti frenetici a minuti soporiferi; anche la durata (2h e 5’) appare eccessiva: forse, sforbiciando qua e là, avremmo risparmiato qualche sbadiglio. Gli incontri di Jupiter con ognuno dei tre fratelli Abrasax, i dialoghi finalizzati a rivelare le rispettive intenzioni, le cene della protagonista insieme ai familiari russi e le caratterizzazioni di quest’ultimi, appaiono banali e privi di pathos.

Consigliato a chi, dopo l'irraggiungibile Matrix, continua ad essere innamorato degli impronunciabili fratelli Wachowski.

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