"La bambinaia francese" di Bianca Pitzorno

Storicamente, la letteratura per ragazzi ha sempre avuto un ruolo molto importante. Il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza è, per sua stessa definizione, un terreno fertile per la formazione di idee ed ideali; per questo motivo, i libri assumono un ruolo fondamentale, nella crescita intellettuale dell’individuo. Non deve quindi stupirci come molti dei libri più famosi della storia, pensiamo ad esempio a “Il Signore degli Anelli”, “Harry Potter” o il nostrano “Pinocchio", pur rivolgendosi ad un pubblico giovane, abbiano attratto e coinvolto lettori di tutte le età. Si può anche dire che le letture che facciamo nel periodo giovanile siano quelle che ci influenzano di più per il resto della nostra vita; anche per questo è molto importante che i percorsi scolastici prevedano una buona dose di libri obbligatori, soprattutto tra i classici. Nella mia personale esperienza, la scrittrice che più adoravo da ragazzina era sicuramente Bianca Pitzorno, forse l’autrice più celebre di letteratura per ragazzi italiana. Una delle sue opere migliori, a mio avviso, è il romanzo del 2004, “La bambinaia francese”.

Parigi 1832. Sophie è una bambina di nove anni, orfana, senza soldi, che rischia di finire all’Ospizio di Carità. E’ un colpo di fortuna per lei bussare proprio alla porta di Céline Varenes, una ricca ballerina dell’Opéra francese. Céline, donna generosa e gentile, la accoglie nella sua casa e Sophie cresce istruita e circondata di affetti. Il suo migliore amico è Toussaint, un intelligente e sempre disponibile ragazzo nero, trattato come un uomo libero in casa di Céline. Tuttavia qualcosa sconvolge questo quadretto perfetto: Céline viene accusata di un reato che non ha commesso, viene imprigionata e perde la memoria in seguito ad una caduta. Toccherà a Sophie e Toussaint aiutarla e prendersi cura della sua bambina, Adéle, che rischia di restare imprigionata in un misterioso castello in Inghilterra, fra le grinfie del padre, un uomo severo e chiuso, che dopo aver spezzato il cuore di Céline, ora vuole strappare sua figlia alla Francia e impartirle una dura educazione inglese.

Un indiscusso capolavoro della scrittrice di origine sarda che, pur essendo a tutti gli effetti letteratura per ragazzi, ha molto da insegnare anche agli adulti. L’autrice infatti, attraverso la figura dell’istitutore, detto il Cittadino Marchese, lascia trapelare insegnamenti di uguaglianza, libertà, rispetto delle altre culture e apertura mentale, tipici del periodo illuminista. Non a caso infatti la Pitzorno prende ampiamente spunto dalla letteratura inglese e francese dell’Ottocento ( vengono citati ad esempio Victor Hugo e Charlotte Bronte, ma vediamo anche molte somiglianze con le opere di Dickens, Balzac e Jane Austen), che tanto avevano assorbito dei nuovi ideali liberali. Molto interessante è anche il fatto che la storia sia raccontata dal punto di vista della protagonista, Sophie, la bambinaia francese del titolo appunto; questo permette al lettore di immedesimarsi totalmente nel racconto, sentendosi a contatto con i personaggi e con gli avvenimenti. Alcune sezioni inoltre sono epistolari, a riprova dell’interessa dell’autrice nel creare un vero romanzo dell’Ottocento. Un’ ottima idea se non sappiamo cosa regalare ad un’adolescente amante dei libri, ma anche una buona idea per una lettura più “adulta”.

Bianca Pitzorno, La bambinaia francese, Arnoldo Mondadori Editore, 2004

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