La battaglia di Hacksaw Ridge

Nel 1942 il giovane americano Desmond T. Doss (Andrew Garfield), membro della Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno, decide di arruolarsi per servire il proprio Paese. A causa della ferrea obbedienza ai Comandamenti della sua Fede religiosa, si trova costretto a subire un addestramento umiliante, oltre che duro, fino a quando viene inviato come infermiere soccorritore nel territorio della terribile battaglia di Okinawa. Qui, grazie all’impegno, al lavoro ed allo spirito eroico, riesce a salvare 75 soldati. Sebbene abbia sempre rifiutato di utilizzare qualsiasi tipo di arma, è stato il primo obiettore di coscienza a ricevere dal Presidente degli Stati Uniti la Medaglia d'Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare degli U.S.A.

Finalmente Mel Gibson è tornato, anche se non come attore protagonista; coloro che sono cresciuti con i suoi film, ne sentivano la mancanza. Difatti, “La battaglia di Hacksaw Ridge” mantiene tutte le principali caratteristiche delle pellicole da lui dirette (“Bravehearth - Cuore impavido” 1995, “La Passione di Cristo” 2004, “Apocalypto” 2006): la spettacolarità rende necessaria anche questa visione sul grande schermo; lo spirito di sacrificio del protagonista ne offre un ritratto quasi mistico; la religione determina il comportamento dell’uomo e lo prepara alle circostanze più avverse; l’essere umano privo di una vera dimensione spirituale non è destinato a lasciare il segno; l’amore nobile, quello puro, rende le persone forti ed eroiche; lo splatter, causato da corpi dilaniati e da fiumi di sangue, è ancora una volta usato come una tipologia di cinema; la durata (139 minuti) non è breve.

Il valente Andrew Garfield interpreta il ruolo dell’obiettore di coscienza con assoluta credibilità, tanto da far dimenticare quanto di déjà vu è presente nella pellicola (l’addestramento, ad esempio). Colgo l’occasione per aprire una parentesi ed esprimere il mio apprezzamento nei confronti di Garfield, che non vedremo per la terza volta nei panni dell’Uomo Ragno: egli è un giovane (Classe 1983) di talento che merita di apparire in titoli meno banali e più adatti alla sua caratura d’attore.

Inoltre, meritano di essere ricordati i sempre bravi: Sam Worthington (“Avatar” 2009, “Terminator Salvation” 2009), Vince Vaughn (“Psycho” 1998, “Starsky & Hutch” 2004) e Teresa Palmer (“Sono il Numero Quattro” 2011, “Warm Bodies” 2013). Lodevole la fotografia di Simon Duggan.

Consigliato a: chi vuole sentire il sapore dei grandi film di guerra, tipo “La battaglia di Okinawa” (1962), “Apocalypse Now” (1979), “Platoon” (1986). Voto: 7.

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