La Città di Ottone di S. A. Chakraborty - RECENSIONE (SPOILER FREE)

Oggi esce tradotto in italiano grazie a Oscar Vault Mondadori La città di ottone di S. A. Chakraborty, autrice statunitense, classe 1985. Il romanzo si configura come un fantasy per ragazzi ambientato in Egitto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. Ho potuto leggerlo in anteprima grazie alla casa editrice italiana e sono felice di poterlo recensire qui per voi.

La città di ottone è il primo volume di una trilogia, la Trilogia di Daevabad, già conclusa dall’autrice e in arrivo in Italia a breve.

AMBIENTAZIONE, TRAMA E PERSONAGGI

L’ambientazione è sicuramente uno dei punti di forza del romanzo. Le vicende si sviluppano infatti nell’antico Egitto e dintorni, location molto rara per quanto riguarda il panorama fantasy odierno (e forse anche passato). I personaggi hanno la pelle scura, indossano lunghe tuniche, hanno turbanti sulla testa, impugnano scimitarre e parlano arabo. Si parla di tribù del deserto, di oasi, di mercati affollati, di venditori di stoffe di mille colori, del profumo della curcuma e di spezie varie, di tappeti volanti, di creature della mitologia e molto altro ancora. Se volevate una storia ambientata in un contesto del genere allora La città di ottone farà proprio il caso vostro.

La storia inizia al Cairo. Nahri è una giovane ragazza che vive di espedienti: compie piccoli furti, truffe, raggiri e si improvvisa guaritrice. Quest’ultima cosa le riesce particolarmente bene grazie ad un suo potere inspiegabile: Nahri percepisce perfettamente chi sta male e che cos’abbia il malato senza aver mai studiato nulla in materia. Grazie a questa sua capacità innata è in grado di dare consigli a chi sta male, a volte salvandoli, a volte raggirandoli. Inoltre le sue stesse ferite guariscono da sole ad una velocità fuori dal comune. Un’altra sua caratteristica peculiare è di conoscere moltissime lingue pur senza averle mai studiate. Nahri di per sé è buona nonostante la sua arte di arrangiarsi non le precluda di rubare o truffare i ricchi sceicchi del Cairo.

All’inizio del romanzo a Nahri viene portata una bambina che sembra impossessata. La nostra protagonista percepisce subito che c'è qualcosa che non va, ma non ha idea di come curare la bimba. Per questo inscena una delle sue commedie col solo intento di farsi pagare la parcella. Per rendere il tutto più credibile si mette a cantare una canzone in un’antica lingua sconosciuta a chiunque, compresa a lei: Nahri infatti conosce le parole, ma non ne conosce il significato. Questa canzone però si rivela una potente formula magica: attraverso quelle strane parole la nostra protagonista evoca infatti una creatura soprannaturale che si rivelerà esserle amica: Dara. Proprio grazie a lui, Nahri scopre l'origine delle sue capacità innate, ma scopre anche di essere in pericolo. Avendo mostrato così apertamente i suoi poteri è finita infatti nel mirino degli ifrit, altra famiglia di creature elementali che, per motivi che si scopriranno in seguito, vogliono sterminare i guaritori come Nahri. Per sfuggirgli, la nostra protagonista accompagnata da Dara, intraprenderà un lungo viaggio verso Daevabad, la città di ottone appunto, dove i guaritori possono considerarsi al sicuro.

Daevabad è una città protetta da un incantesimo che la rende invisibile agli esseri umani. All'interno dell'enorme città fortificata vivono migliaia di creature elementali e creature meticce, nate dall'incrocio di un umano e un elementale. Gli unici elementali che non sono ben voluti sono proprio gli ifrit, a causa del loro rapporto con la famiglia reale e per questo la città si prefigura come il luogo ideale per Nahri.

All'interno della città fortificata facciamo conoscenza del figlio secondogenito del sovrano: Ali. Ali è il nostro secondo protagonista: le vicende infatti vengono raccontate dal suo punto di vista o da quello di Nahri, a seconda dei capitoli. Troviamo Ali intento ad aiutare i meticci, chiamati shafit, poiché questi sono discriminati da chi invece ha il sangue puro. Tuttavia il secondogenito del re finisce presto in situazioni più grosse di lui, stretto tra due fuochi rappresentati dal padre dispotico e da tribù di elementali sul punto di insorgere.

Come potrete immaginare le vicende di Ali e Nahri sono destinate ad intrecciarsi, ma qualsiasi parola in più sarebbe spoiler. L'arrivo di Nahri in questo mondo in equilibrio precario rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli. Troverete ribellioni, giochi di potere, sotterfugi, avventure, battaglie, sortilegi, magie, maledizioni, storie d'amore e tante, tante creature fantastiche. Scopriremo il passato di Nahri, le origini di Dara e le dinamiche ancestrali che si sono instaurate tra le tribù di esseri elementali millenari.

STILE E RITMO

Premetto che adoro lo stile della Chakraborty e adesso vi spiego perché. La sua prosa è ricchissima di descrizioni così evocative che al lettore sembra di essere all'interno del libro. Tutti e cinque i sensi vengono investiti da sensazioni: ci vengono descritti colori, profumi, rumori, sapori e superfici in maniera così precisa che è difficile non sentirsi all'interno della vicenda. Non è richiesto nessuno sforzo da parte del lettore: basta leggere per sentirsi completamente avvolti dalla storia. La prosa è ricca di termini, molto barocca, ma mai lenta o soffocante: al contrario è estremamente scorrevole anche grazie al ritmo decisamente incalzante e mai noioso o puramente descrittivo. Le vicende si susseguono ed evolvono rapidamente senza mai lasciare al lettore il tempo di annoiarsi. Questo volume inoltre termina con un cliffhanger notevole per il quale non vedo l'ora di leggere il seguito.

Ho percepito solamente una scelta dell'autrice come un difetto: la Chakraborty in alcuni capitoli mette veramente troppa carne al fuoco. I nomi delle tribù sono moltissimi e altrettante sono le relazioni che le legano, alle quali si sommano i nomi delle cariche politiche e religiose, dei ruoli e dei personaggi stessi: il tutto magari condensato in un solo capitolo e condito da termini in arabo. Tenere a mente tutto può risultare complesso e far perdere il lettore in un mare che diventa all'improvviso troppo profondo. Per fortuna, per ovviare a questo problema se così si vuol chiamare, alla fine del volume ci viene in soccorso un glossario che racchiude una traduzione delle parole in arabo più usate e un elenco parziale delle tribù e delle creature con cui abbiamo a che fare durante la narrazione.

TEMATICHE

La tematica che in assoluto è più presente all'interno del libro è la discriminazione. La gran parte delle vicende infatti sono innescate dalle relazioni di potere che si sono instaurate tra le tribù e dal tentativo di trovare una condizione di equilibrio. Le varie tribù, nonostante siano composte da creature elementali, i jinn, si configurano come razze diverse spesso in contrato tra loro. Gli shafit, come abbiamo già visto, sono discriminati a causa del loro sangue meticcio. Se Ali, Dara e Nahri si ritrovano a dover fare i conti con una realtà così complessa e intricata e soprattutto a causa di dinamiche che potremmo definire razziali, consolidatesi durante i secoli.

Altri temi toccati sono per esempio le pressioni sociali, rappresentate molto bene dalla situazione in cui si trova Ali. Stretto tra gli obblighi imposti dal padre e quelli imposti dalla carica che lui stesso ricopre, Ali è un personaggio diviso tra ciò che gli impone la sua morale e ciò che gli viene imposto dall'esterno. Soffre moltissimo nel dover assolvere i suoi compiti poiché i suoi ideali sono indirizzati in tutt'altra direzione. È un personaggio che si sente fuori posto ed è proprio questo che lo rende così interessante e così umano.

Ovviamente i temi affrontati non si limitano a questi, ma trovo che questa coppia sia la più trasversale, che fa da molla agli eventi narrati. Il fatto che ci siano degli avvenimenti che accadono, ma che l'evoluzione dei personaggi determini l'andamento delle cose fa sì che La città di ottone sia una perfetta commistione tra storia character-driven e plot-driven.

CONCLUSIONE

La città di ottone a mio avviso è un libro meraviglioso. Ci trasporta in un mondo anticonvenzionale, descritto in maniera grandiosa. La prosa dell'autrice è estremamente fruibile, scorrevole e il ritmo è sempre incalzante e mai noioso. La trama è avvincente e i personaggi ben descritti. Insomma, non c'è niente fuori posto. Un gioiellino che si lascia leggere tutto d'un fiato. Consigliatissimo.

 

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