"La ferocia nel cuore" di Anita Nair

Nella mia esperienza di lettrice, ho letto moltissimi libri ambientati in India. C’è poco da fare, come paese mi affascina molto; la sua cultura, le sue tradizioni, le sue religioni così diverse da quelle occidentali, per non parlare delle sue profonde differenze, di popoli che la abitano e di lingue che vengono parlate, non a caso viene spesso definita come un continente piuttosto che come uno stato. La letteratura indiana, come tutto quello che riguarda il paese appunto, è sicuramente molto variegata; tutti i generi letterari sono infatti molto importanti e ben rappresentati, anche quelli che meno ci si aspetterebbe. Ad esempio, il noir è uno stile di romanzo che, per pregiudizi a dire il vero, siamo abituati a considerare tipicamente occidentale, europeo o al massimo americano. Questo perchè la sua ambientazione tipica è la metropoli e siamo abituati a pensare che non esistano città ad Oriente. In realtà, sappiamo benissimo che ad oggi i centri abitati più popolosi del mondo sono proprio in Asia, perciò il problema in realtà non sussiste. Un ottimo esempio di noir indiano, e quindi aiatico, è “La ferocia nel cuore”, di Anita Nair e pubblicato nel 2012.

È il primo di agosto, a Bangalore, quando viene rinvenuto il cadavere di un farmacista. Sembra un caso destinato a essere archiviato in fretta, ma la settimana successiva il ritrovamento di un’altra vittima segna l’inizio di una serie di misteriosi omicidi, all’apparenza non legati tra loro. Solo l’ispettore Borei Gowda, uomo dall’indole ribelle e dal fiuto eccezionale, riesce a cogliere uno schema dietro i delitti, dove nessuno vede niente. Né trova pace nella vita privata: una moglie assente e un rapporto da ricostruire col figlio, Gowda, abituato ormai a una vita solitaria e disordinata, ha paura di rimettersi in gioco con Urmila, un amore del passato che ha bussato alla sua porta dopo ventisette anni. L’assassino intanto continua a uccidere: la chiave per risolvere il caso si nasconde nei bassifondi della città, ma gli indizi sono fragili e mutevoli, appesi a un filo per aquiloni agitato dal vento, sottile e tagliente come una lama.

Tutto si può dire di questo romanzo, tranne che sia una lettura facile; per la sua ambientazione ma anche e soprattutto per il linguaggio così peculiare e colorito, perchè, pur essendoci un utile glossario alla fine, rallenta un po’ la lettura, in particolare se non si ha familiarità con il lessico indiano più comune. Non è un mondo semplice quello dei nostri protagonisti, trattandosi della caotica città di Bangalore, e di tutto quel sottomondo che si aggira nel suo ventre oscuro. La caratterizzazione dei personaggi è davvero efficace, sia dei buoni ma anche dei cattivi. In questo senso, è davvero interessante la scelta dell’autrice di farci conoscere dall’inizio la voce dell’assassino, senza però rivelarne ovviamente l’identità. Ottimo il sesto senso di un ispettore dall’indole ribelle ed ancora migliore il finale, in cui l’investigatore inesperto e l’enigmatico personaggio che ha dominato il libro fanno crescere la tensione in un modo direi inaspettato. Un noir indiano che affascinerà e coinvolgerà anche i più scettici.

Anita Nair, La ferocia nel cuore, Guanda, 2012

 

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