La Grande Guerra (1915-1918) e “torneranno i prati” (2014)

Credo sia capitato a tutti di passeggiare nei centri storici delle nostre principali città e di notare, nei pressi del Municipio, la targa marmorea commemorativa del cosiddetto Bollettino della Vittoria (*), con il quale, alle ore 12 di lunedì 4 novembre 1918, il Generale Armando Diaz ha annunciato a Vittorio Emanuele III - “per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia” - la vittoria del Regio Esercito sul nemico. In questo modo si è conclusa quella che dai contemporanei veniva definita la Grande Guerra, nella quale si sono combattute per la prima volta le principali potenze mondiali. Iniziata il 28 luglio 1914, in seguito all'assassinio a Sarajevo dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, ha spaccato l’Europa in due blocchi: Germania ed Impero austro-ungarico (Triplice Alleanza) da un lato; Francia, Regno Unito ed Impero russo (Triplice Intesa) dall’altro. Inoltre, diverse sono state le Nazioni che, nelle fasi successive, si sono schierate secondo le proprie convenienze; l'ingresso nel 1917 degli Stati Uniti d'America, ad esempio, è risultato determinante per l'esito finale. Al termine, il tragico bilancio è stato pari ad oltre 7 milioni di vittime civili e ad oltre 9 sui campi di battaglia.

E l’Italia? Per la prima volta si trova ad affrontare un conflitto di grandi dimensioni ed esordisce nel peggiore dei modi. Sebbene fosse parte della Triplice Alleanza, durante la neutralità dei primi mesi il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino avvia molteplici contatti con entrambi gli schieramenti, al fine di ottenere i maggiori vantaggi territoriali (per la serie “Francia o Spagna, purché se magna!”). Dopo non aver ottenuto soddisfazione da parte della Germania, il Governo dichiara Guerra il 24 maggio 1915 al fianco di Francia e Regno Unito.

Così, nel tentativo illusorio di acquisire in un solo colpo Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia, isole del Carnaro, isole della Dalmazia e protettorato sull’Albania, vengono chiamati alle Armi centinaia di migliaia di giovani che non si erano mai allontanati dai luoghi di nascita, per lo più analfabeti, i quali sul Fronte non riusciranno a comprendersi tra loro. Nel film “torneranno i prati” (**) di Ermanno Olmi, presentato in concomitanza con le celebrazioni del Centenario, questo aspetto è descritto e rappresenta, in una visione più ampia, un Regno formale, ma non sostanziale. Una vera e propria carneficina (la Battaglia di Caporetto rappresenta la più grave disfatta nella Storia dell'Esercito Italiano, al punto che ancora oggi con lo stesso termine si indica una sconfitta disastrosa), le cui vittime erano prive di titoli di studio, di cultura nel senso contemporaneo e, quindi, della capacità di comprendere le vere motivazioni per le quali dovessero combattere, rischiare la vita, affrontare la fame, il gelo ed il terrore. La maestrìa del Regista consiste nel aver tradotto in immagini la stanchezza e la paura dei soldati semplici, la loro rassegnazione agli ordini privi di logica che giungevano dai Comandi lontani, l’inadeguatezza dei graduati in un gioco più grande di loro, credenti più in un effimero amor di Patria che nella reale conquista di nuovi territori. La pellicola affascina e si dipana priva di azione, ma ricca di descrizioni visive: gli altopiani silenziosi ed innevati, i nemici invisibili e molto vicini, le giornate sempre uguali scandite da rituali fissi come la distribuzione del rancio e la consegna della posta, le squallide trincee con le brandine, le lampade ad olio e le gavette.

Certo, non si può non tenere conto che, nella realtà storica i reduci, segnati nel corpo e nello spirito, divennero una delle colonne, insieme ai nazionalisti ed agli interventisti, dei Fasci di Combattimento di Benito Mussolini, a causa soprattutto della cosiddetta Vittoria mutilata. Il Presidente americano Woodrow Wilson, infatti, aveva per primo annunciato di non sentirsi vincolato alle concessioni promesse all’Italia, perché non sottoscritte dagli U.S.A. Inglesi e francesi, spinti dalle rispettive opinioni pubbliche, avallarono tale posizione e nella nostra Penisola il clima divenne incandescente. A causa di un’agguerrita propaganda, si diffuse in breve la convinzione che fosse stata offesa la memoria degli oltre 600.000 morti, che tre anni di sofferenze fossero stati inutili, che la perdita di Fiume, Zara e delle altre località adriatiche, tradisse le popolazioni per lo più italiane lì residenti.

Per concludere, la Prima Guerra Mondiale ha segnato l'inizio di un'attività politica caratterizzata da elementi costanti, nonostante il trascorrere del tempo ed il cambio delle epoche. Nel 1915 non siamo rimasti fedeli ad un'alleanza per interessi territoriali; nel 1943 per salvare il salvabile; negli ultimi vent’anni, mentre le grandi Nazioni dell’Unione Europea si impegnano a far quadrare i bilanci, a tagliare le spese ed a riformare quanto non funzioni, ogni nostro Presidente del Consiglio dei Ministri chiede periodicamente di poter sforare il Bilancio dello Stato, senza mantenere gli impegni sottoscritti. Se dal nostro punto di vista esistono in proposito infinite motivazioni valide, è pure vero che gli altri ci guardano dall'alto in basso dando un giudizio di incoerenza e di inaffidabilità sulla natura italiana.

Altri film sul tema: "La Grande Guerra" (1959) di Mario Monicelli, "Uomini contro" (1970) di Francesco Rosi.

(*) Bollettino di guerra n. 1268: “La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.” Firmato: Armando Diaz, Comandante supremo del Regio Esercito.

(**) "torneranno i prati" - Regia: Ermanno Olmi. Cast: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Niccolò Senni. Sceneggiatura: Ermanno Olmi. Fotografia: Fabio Olmi. Musiche: Paolo Fresu. Genere: Drammatico-storico. Durata: 80 minuti.

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