“La Grande Scommessa”

Il film di Adam McKay racconta le vicende di tre gruppi di operatori che scoprono le basi fasulle dei mutui bancari statunitensi, intuiscono in anticipo il crollo finanziario dell’intero sistema e, grazie a coraggiosi ed inusuali investimenti, ne ricavano enormi guadagni. La sceneggiatura e la regia - entrambe di McKay - sembrano finalizzate ad informare gli spettatori su quanto sia accaduto per decenni dentro il sistema bancario, a ricordare quali conseguenze abbia avuto la crisi del 2007 sulla casa e sul lavoro di milioni di persone ed a far ben comprendere il tasso di approssimazione, marciume e sciacallaggio nel quale si trova la finanza degli U.S.A. Ecco perché “The Big Short” non può essere classificato semplicemente come un dramma od una commedia, ma piuttosto come una pellicola di servizio, necessaria alla presa di coscienza. Spesso, infatti, gli attori si rivolgono direttamente al pubblico per fornire delucidazioni su quanto sta avvenendo, l’immagine si ferma per permettere la lettura di didascalie che illustrano il significato di termini utilizzati, si ricorre all’utilizzo di intelligenti artifici per far comprendere in modo semplice ogni situazione (magnifica è la trovata dello chef che ricicla il cibo vecchio nei ristoranti pur di non avere perdite, così come le banche riutilizzano prodotti di quart’ordine, cambiandone il nome, pur di non lasciarli invenduti). I protagonisti sono Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, John Magaro, Finn Wittrock e Brad Pitt, i quali interpretano personaggi realmente esistiti come manager, investitori e trader. Bale, lontano anni luce dal Bruce Wayne di “Batman”, appare forse un po’ artificiale nel ritrarre l’eccentrico manager Michael Burry che sfida le banche, suscita la rabbia dei suoi investitori e ne perde la fiducia, fino a quando il crollo del mercato permette loro di trarre un profitto del 489%. Gosling risulta un po’ legnoso nei panni dell’investitore Jared Vennett che decide di investire nella stessa direzione segnata da Burry. L’ottimo Carell dona al trader Mark Baum un’anima vera quando, unitosi a Vennett, scopre, sia l'incompetenza delle agenzie di rating, sia che la frode è talmente grande da far crollare l’intera economia. In ultimo, i giovani John Magaro e Finn Wittrock ricorrono all’entusiasmo ed al cinismo, tipici della loro età e di certi ambienti, per far risultare i due investitori - Charlie e Jamie – simpatici anche quando raggiungono immensi profitti con l'aiuto del banchiere in pensione Brad Pitt. Il marito di Angelina Jolie, da parte sua, merita una standing ovation per la capacità di giocare in seconda linea con un ruolo minore ed un’interpretazione quasi sottomessa. Due gli spunti su cui vi lascio meditare. “La verità è come la poesia, ma alla gente la poesia non piace.” Dopo il 2007 quasi nessuno è stato arrestato e, ormai, le banche hanno ripreso a vendere prodotti fasulli (vi ricorda qualcosa in Italia?).

Consigliato a: chi vede nel cinema un mezzo di conoscenza e di analisi della realtà che lo circonda; chi non si sazia solo di drammi o commedie. Voto: 6,5.

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