La lotta di classe (1901-1945) e “Novecento” (1976)

Prima di entrare nell’Età Moderna e Contemporanea - quella della Repubblica - si desidera cogliere quest’occasione per suggerire ai lettori un ripasso veloce dei primi quarantacinque anni del XX secolo attraverso una pellicola-fiume, inserita tra “I 100 film italiani da salvare”, che si è guadagnata un posto davvero importante nella nostra cinematografia: essa, infatti, non racconta semplicemente la Storia, ma le cause che hanno portato ai mutamenti di cui tutti siamo al corrente. Non so se funzioni ancora così, ma prima dell’avvento di internet la maggior parte degli studenti italiani ha fatto ricorso almeno una volta ai “Bignami” per evitare brutte figure ad una eventuale interrogazione, per imparare velocemente un argomento o per fissare nella mente una scaletta scarna di eventi complessi. Forse i lettori più giovani si stanno chiedendo cosa siano i “Bignami”, compendi sintetici e cartacei, in formato tascabile, degli argomenti presenti nei programmi scolastici del Ministero della Pubblica Istruzione.

Ripeto: “Novecento” (*) di Bernardo Bertolucci potrebbe essere utilizzato proprio nello stesso modo, ovvero come strumento per rivedere velocemente il periodo trattato fino ad oggi in questa Rubrica mensile. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 1976, è un film monumentale che risente del clima politico successivo al 1968 e che racconta, attraverso le vicende di tre generazioni, cinquant’anni di lotta di classe. Il 27 gennaio 1901 - giorno della morte di Giuseppe Verdi - nasce Alfredo Berlinghieri, figlio dei ricchi proprietari di una grande azienda agricola; quello stesso giorno viene al mondo anche Olmo Dalcò, figlio di Rosina, contadina nella medesima azienda, e di un uomo del quale non rivela l’identità. E’ il rapporto tra questi due nuovi arrivati, appartenenti a fronti opposti, a costituire, sia la struttura narrativa, sia il pretesto per tracciare un grande affresco sui mondi borghese e villereccio della prima metà del XX secolo. I due, infatti, affrontano le lotte contadine, i primi scioperi nei campi, la Grande Guerra, il Fascismo, la Resistenza partigiana, sempre in maniera diametralmente diversa. Da un lato, il personaggio di Alfredo incarna la Borghesia, alla quale gli sceneggiatori attribuiscono ogni tipo di responsabilità; dall’altro, quello di Olmo rappresenta la classe contadina oppressa, desiderosa di uguaglianza e di riscatto. Sebbene la visione di Bertolucci risulti di parte e chiara (a cominciare dal quadro “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo sul quale scorrono i Titoli di Testa), l’aspetto sociale (quasi sempre trascurato dai registi e dai soggettisti) ha uno spessore di primo piano. Così, se la nascita di Alfredo viene accolta dai familiari con sentimenti di gioia e di felicità, quella di Olmo viene per lo più vista come l’ennesima complicazione a causa della nuova bocca da sfamare; quando il nonno fa distribuire le bottiglie di spumante per festeggiare il lieto evento, i contadini sono a mietere il grano sotto al sole; sin da bambino Olmo si mostra audace e spericolato, mentre Alfredo incapace di imporsi e privo di iniziative anche nei divertimenti infantili; il loro rapporto alterna sentimenti di ammirazione ad altri di invidia; la diffidenza con cui i contadini accolgono i primi attrezzi meccanici si contrappone alla soddisfazione dei padroni; il Regime è vissuto dalla Borghesia come una soluzione alle nuove organizzazioni socialiste in difesa dei lavoratori e dai contadini come una tirannia; Alfredo ha un carattere debole, addirittura vile nei confronti degli eventi, Olmo è coraggioso e ribelle contro il Fascismo. Il giorno della Liberazione proprio quest’ultimo salva l’amico dal linciaggio e la corsa finale nei campi con le bandiere rosse indica un auspicio che certi ambienti culturali hanno sempre invocato. I due trascorrono la vecchiaia nei luoghi di sempre continuando a chiacchierare ed a discutere, fino a quando lo stesso Alfredo non sceglie di suicidarsi, simboleggiando così il fallimento della Borghesia nella sua funzione storica e la sua inutilità nella nuova Italia.

Al contrario di quanto sottolineato in precedenti articoli, qui non lascerei spazio alla visione di parte (un esempio su tutti: il fascista Attila è un violento, un cattivo, un aguzzino, un assassino, addirittura un pedofilo) ed alla libera riscrittura della Storia, perché molto più alta è la capacità di Bernardo Bertolucci di descrivere i forti contrasti che si contrappongono alle robuste tradizioni in apparenza immutabili. Comunque la si pensi, il regista parmense offre agli spettatori una chiave di lettura rara, intelligente e non banale, meritevole di essere visionata; così come altrettanto alto risulti ogni singolo interprete ed autore dell’ambientazione, della fotografia, della colonna sonora. Spero si voglia perdonare la banalità del seguente concetto: di solito la Storia viene appresa secondo un criterio cronologico privo di un vero approfondimento delle cause sociali che hanno portato a cambiare nazioni e continenti nel corso del tempo: le grandi pestilenze che hanno decimato l’Europa lungo i secoli non avrebbero avuto luogo se nel Medio Evo le persone non fossero vissute in condizioni igieniche inesistenti; le Rivoluzioni in Francia (1489) ed in Russia (1918) non sarebbero scoccate senza la fame nera della gente comune; il fanatismo religioso del Papato e di alcuni Ordini religiosi ha portato alle Crociate ed alla scomparsa di intere popolazioni come gli Atzechi, gli Inca, i Maya; il razzismo da parte dei bianchi americani ha fatto nascere uomini come Malcom X e Martin Luther King, ecc. ecc.

Il film, finanziato quasi interamente da capitali americani, ha riscosso nei cinema europei un grandissimo successo e, a causa della durata, è stato diviso in due parti: “Novecento - Atto I” e “Novecento - Atto II”. Invece negli U.S.A. è stato ridotto a quattro ore mancando di ripetere il successo raggiunto dall’altra parte dell’Oceano.

Altri film sul tema: "La classe operaia va in paradiso" (1971) di Elio Petri, "L'albero degli zoccoli" (1978) di Ermanno Olmi.

(*) “Novecento” - Regia: Bernardo Bertolucci. Cast: Robert De Niro, Gèrard Depardieu, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Dominque Sanda, Alida Valli, Steling Hayden, Stefania Sandrelli, Laura Betti, Romolo Valli, Francesca Bertini. Sceneggiatura: Franco Arcalli, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Bertolucci. Fotografia: Vittorio Storaro. Colonna sonora: Ennio Morricone. Costumi: Gitt Magrini. Genere: drammatico-storico. Durata: 310 minuti.

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