"La lunga attesa dell'angelo" di Melania Gaia Mazzucco

Il connubio tra arte e letteratura è forse uno dei più antichi nella storia dell’umanità. Le motivazioni sono abbastanza ovvie, o almeno dovrebbero esserlo: entrambe sono tra le massime espressioni dell’intelletto e dell’estro umano. Non è inusuale che celebri pittori si dilettassero anche con la scrittura, o che degli uomini di lettere amassero anche le tele e le tavolozze. Un’altra sfumatura di questa collaborazione sono i libri che parlano dell’arte pittorica, spesso romanzi storici, che narrano le vicende di celebri artisti, che con i loro meravigliosi dipinti sono passati alla storia. Spesso questi hanno avuto vicende travagliate; non è strano infatti, che dietro un grande talento artistico, si nascondessero dei caratteri molto particolari. Come dice il celebre detto, genio e sregolatezza. Proprio questo fu il caso di un pittore italiano molto celebre, considerato sia l’ultimo rappresentante del Rinascimento che il precursore dell’Arte Barocca: Jacopo Robusti, passato alla storia come il Tintoretto. Della sua vita parla un bellissimo romanzo, ovvero “La lunga attesa dell’angelo” di Melania Gaia Mazzucco. La scrittrice romana si appassionò particolarmente alle vicende di Tintoretto; dopo l’opera di narrativa, uscita nel 2008, scrisse anche una biografia ufficiale, “Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana.”

La narrazione si svolge a Venezia, negli ultimi giorni di Maggio del 1594; sono gli ultimi giorni della vita del celebre Tintoretto, nome d’arte del pittore Jacopo Robusti. Preso da un delirio causato dalla febbre, l’ormai anziano maestro, vaga, in un dialogo immaginario con Dio, con la memoria negli angoli più nascosti del suo passato, raccontando gli episodi che più hanno segnato la sua esistenza. Partendo dall’infanzia nella bottega del padre tintore, da cui deriva dunque il suo soprannome, alla decisione di intraprendere la strada della pittura, un percorso che si rivela tortuoso, soprattutto per un artista così innovativo e diverso dai suoi contemporanei, sempre nell’ombra del più celebre e classico conterraneo Tiziano. Alle vicissitudini lavorative si aggiungono anche quelle personali; Tintoretto si sposò tardi, ma ebbe comunque molti figli; i maschi lo aiutavano nella sua bottega mentre il destino delle femmine fu il convento. Tra tutti però si staglia solitaria la figura della sua figlia prediletta, l’unica nata fuori dal matrimonio e l’unica degna di proseguire il suo lavoro, Marietta, abilissima pittrice e sublime cantante, oltre che angelo nella vita del padre. Il lettore segue passo passo il racconto spesso disconnesso dell’anziano artista, dagli inizi fino al successo, ottenuto però a carissimo prezzo, e a discapito di tutto e di tutti.

Un romanzo storico molto piacevole, che porta alla luce la figura di un pittore molto amato, ma anche controverso a suo tempo, per l’uso rivoluzionario della luce nelle sue opere. L’autrice coinvolge benissimo il lettore, creando un discreto senso di attesa, aumentato dagli sparuti accenni ad eventi a seguire, soprattutto quando si tratta di quelli drammatici. I due piani narrativi sono legati dal racconto in prima persona di Tintoretto, che è a metà tra una biografia e un’apologia, una confessione se vogliamo, nei suoi ultimi giorni di vita. Di sicuro, chi legge questo romanzo, troverà irresistibili le appassionate descrizioni di Venezia; non potrà fare a meno di sentire il rumore dell’acqua nei canali, di immaginarsi nel mezzo di Piazza San Marco, in quella che nel 1500 era forse l’unica vera Repubblica libera sulla faccia della terra. Un inno all’arte e alla bellezza, perfetto connubio tra arte e letteratura.


Melania Gaia Mazzucco, La lunga attesa dell'angelo, Milano, Rizzoli, 2008

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