La mafia muore solo d'estate

Lo scorso 20 agosto si è svolto a Roma il funerale di Vittorio Casamonica, boss dell'omonimo clan mafioso radicato nel Lazio e con precedenti contatti diretti con la Banda della Magliana. E benché possa essere quasi un sollievo sapere che anche i mafiosi non sono immortali, è triste sapere come la stampa italiana si sia disinteressata alla vicenda fino a che, il giorno seguente le maggiori testate europee (The Guardian, Daily Mail, Le Figaro, El Mundo) scrivono articoli dove "Roma attonita", "Disgusto", "Indignazione" e "Rabbia" sono le parole che compaiono più volte. Quando poi la notizia si espande oltreoceano e Fox News, Sydney Morning Herald, Ottawa Sun sottolineano "Roma scandalizzata dai funerali in stile hollywoodiano per il presunto boss della mafia con la colonna sonora del padrino" tirando in ballo anche le reazioni del popolo italiano la stampa made in Italy non può che intromettersi.

Sulla scia della stampa internazionale anche i quotidiani italiani iniziano a diffondere la notizia, sempre mantenendo ben salda quella tipica informazione all'italiana che gli si addice: l'attenzione in un primo momento viene dato in toto alla cerimonia e alla sua opulenza, censurando quasi il fatto che si trattasse del funerale non certo di un Capo di Stato ma di un capo della malavita. Abbiamo così reportage dettagliati sull'arrivo del feretro in Rolls Royce, poi del traffico bloccato a causa del passaggio della bara a cerimonia conclusa su di un cocchio, sui poster per tutto il quartiere con il ritratto del defunto e la scritta "Vittorio hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso" e, dulcis in fondo, petali di rosa lanciati da un elicottero e melodie funebri direttamente da "Il padrino" e "2001: Odissea nello spazio".

Tre tuttavia i punti chiave che fanno della faccenda un avvenimento non solo di pessimo gusto ma anche e soprattutto riflettere sulla legalità che, forse da sempre, le organizzazioni criminali hanno raggiunto nel nostro paese.

Con i quartieri Don Bosco-Cinecittà e Tuscolana in polemica per il fatto che al momento delle esequie non fossero presenti le forze dell'ordine, passando dalle polemiche clericali in cui vi è stata una vera e propria scissione tra chi avrebbe rifiutato la celebrazione del funerale per finire con le ferie completamente fuori luogo del sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha bellamente demandato il compito di gestire la vicenda all'assessore alla Legalità Alfonso Sabella. Insomma chiaramente il solito pasticcio all'italiana dove purtroppo al posto di pasta al forno e carne ci troviamo soltanto il classico passaggio di patata bollente e di colpa pur di uscirne a mani pulite.

Le forze dell'ordine rispondono seguendo i commenti delle troupe televisive con un "era una situazione di rischio" tuttavia in molti dichiarano di aver visto una vera e propria scorta alla cerimonia (anch'essa motivata con un rimando all'incolumità dei cittadini), la Chiesa non si esprime pubblicamente ma lascia che siano i singoli preti a parlare e infine, dopo un anno estenuante di lavoro non vorremo mica pretendere che Marino approdi in città con il suo yacht per una questione di così poco conto dai. Agosto è un mese di ferie quasi per tutti e morire d'agosto, sai che rogna? Però beh, la questura e la a prefettura dovrebbero essere attivi 365 giorni l'anno soprattutto nella capitale, sono anch'essi intenti a fare scaricabarile avvallandosi a loro volta delle voci di corridoio che riportano comunque pesanti minacce da parte dei membri del clan che ci sono state ad ogni livello.

Ma leggendo le parole pubblicate in un recente studio "Mafia e mancato sviluppo. Studi psicologici-clinici¹" condotto da Girolamo Lo Verso, docente alla facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Palermo:

"Siamo arrivati alla conclusione che la mafia e la cultura mafiosa bloccano lo sviluppo anche psichico e una persona che ha timore, che vive nel terrore non può avere spirito di intrapresa. La presenza della mafia produce sicuramente paranoia e diffidenza"

mi sorge un dubbio: ma se tutto questo non fosse altro che il classico meccanismo mafioso ormai centennale dove con i soldi si può comprare tutto, compresi silenzio e omertà? Poi certamente, esteri e cittadini, che sicuramente non avranno avuto il "privilegio" di ricevere i suddetti "vantaggi" e magari memori di periodi storici ancora più bui riescono ancora ad alzare la voce. Senza contare che nel 1990, nella stessa chiesa, vennero celebrate le esequie di "Renatino", ovvero Enrico De Pedis, uno dei capi della Banda della Magliana.

Benché io abbia trovato il coraggio di scrivere questo articolo, non riesco davvero a vedere una soluzione al problema né tantomeno a dare un giudizio che vada al di là di quanto forse sia sempre palese di fronte a questioni morali-legali e, a quanto pare, c'è comunque sempre una connessione nascosta tra istituzioni, Italia e organizzazioni criminali. Quindi perdonatemi, ma lascerò a voi ogni commento e pensiero in merito.

¹ per ulteriori informazioni sulle pubblicazioni di carattere psicologico sulla Mafia a cura del Prof. Girolamo Lo Verso, consultate la pagina dedicata alle ricerche condotte dall'Università degli Studi di Palermo.

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