La mia ciclotimia ha la coda rossa - Recensione

La mia ciclotimia ha la coda rossa è una graphic novel dell'autrice francese Lou Lubie, uscita in Italia nel 2017 per Comicout, che racconta cosa significhi dover convivere con la ciclotimia.

La ciclotimia è un disturbo dell'umore della famiglia dei disturbi bipolari, caratterizzato da periodi alternanti di depressione e di ipomania. L'individuo ciclotimico soffre dunque l'alternarsi di periodi di iperattività, creatività e spirito di iniziativa, con periodi di ipersonnia, apatia, lentezza di riflessi e difficoltà nella concentrazione. Normalmente durante le fasi di ipomania il soggetto intraprende progetti anche grandiosi affrontati con grande entusiasmo per poi essere abbandonati appena sopraggiunge la fase depressiva. La ciclotimia è dunque una forma meno invalidante del disturbo bipolare: l'ipomania non raggiunge i livelli della vera mania, e più che di depressione si può parlare di distimia.

TRAMA E TEMATICHE

Lou si accorge a sedici anni di avere qualcosa di diverso rispetto ai suoi compagni di scuola: alterna infatti periodi caratterizzati da una tristezza così profonda da sentirsi morta, a periodi di euforia sconsiderata.

Non sapendo cosa cosa fare, Lou fa quello che abbiamo fatto tutti: cerca su internet i propri sintomi. Questo però non fa che confonderle le idee. La nostra protagonista decide quindi di affidarsi ad uno specialista, ma anche in questo caso le cose si rivelano più difficili del previsto. La diagnosi infatti si rivela molto ardua e ogni specialista dice a Lou qualcosa di diverso: chi le diagnostica una depressione, chi invece un disturbo bipolare di tipo 1, chi le dice di non avere nulla, ma essere soggetta come tutti a sbalzi d'umore normalissimi o chi le dice di essere sociopatica. Questo è un passaggio fondamentale del libro perché la discordanza tra le diagnosi e le modalità in cui vengono fatte, per cui sembra che i medici e gli psicologi appiccichino su Lou delle etichette senza nessun tatto, la portano ad un crollo emotivo che in un periodo depressivo la porta a tentare il suicidio.

Questa si configura come un'aperta critica al sistema sanitario, spesso sbrigativo e disfattista, in cui l'empatia viene sostituita da una fredda elaborazione della diagnosi senza il benché minimo riguardo per le emozioni del paziente, che viene trattato come un oggetto inanimato da aggiustare.

A questo punto Lou trova un video su internet che le rivoluziona la vita: un video sulla ciclotimia in cui si ritrova in tutto e per tutto. E così inizia il suo viaggio alla scoperta di questo disturbo. Come spesso accade anche nella realtà (e come spesso viene consigliato di fare a fini terapeutici) Lou immagina il disturbo come un animale irrequieto da addomesticare, in questo caso una volpe. Ed è proprio la volpe, da questo punto dell'albo in poi, a descrivere nel dettaglio come funziona la ciclotimia alla piccola. Le pagine che seguono sono molto didattiche, ma mai noiose.

La volpe, anche con l'ausilio di disegni e grafici, ci mostra come seppure la ciclotimia si configuri come un disturbo dell'umore, differisce nettamente dai cambiamenti di umore di una persona senza disturbo. Inoltre ci spiega la fondamentale differenza tra il carattere, ovvero la parte appresa da ognuno di noi attraverso l'educazione, l'esperienza e la cultura in cui siamo immersi, e il temperamento, ovvero la nostra parte innata, che dipende per la maggior parte dalla genetica, ma anche da fattori esterni quali stress, droghe, sostanze eccitanti, deprivazione del sonno e molto altro.

Questa differenza risulta fondamentale nel definire i concetti di malattia, di benessere e di guarigione. Questi concetti che normalmente sono molto difficili da definire, in questo fumetto vengono spiegati invece in maniera semplice e immediata. Il carattere è la cosa più semplice da modificare: banalmente reiterando un comportamento e facendolo diventare un'abitudine, il carattere cambia come diretta conseguenza. Con il temperamento questo non è possibile: chi nasce con un temperamento melanconico, ansioso o ciclotimico, non può modificarlo a suo piacimento. Ma non abbiate paura: avere un determinato temperamento non vuol dire soffrirne necessariamente. Infatti il temperamento si muove all'interno di uno spettro: due persone che condividono lo stesso temperamento possono essere l'una melanconica e l'altra avere una depressione patologica. Questo deriva dagli altri fattori di cui sopra. Insomma, ognuno di noi deve imparare ad avere a che fare col proprio temperamento in modo che da risorsa non si trasformi in qualcosa di patologico e invalidante. Per questo è fondamentale l'accettazione, concetto complicato ma che Lou ci spiega tra le righe: non si tratta né di voler bene alla volpe, ma neppure di farle la guerra o di rassegnarsi passivamente alla sua presenza; accettarla vuol dire imparare a non farla arrabbiare in modo che ci morda e magari dimenticarci addirittura della sua presenza.

Nelle pagine successive Lou impara appunto a convivere con la sua volpe la quale, a seconda di come viene trattata, reagisce diversamente. La partita si gioca tutta lì: Lou deve imparare a riconoscere quando la volpe è in azione, come non farla arrabbiare, quando e come nutrirla. La convivenza viene declinata in vari modi. Vediamo come Lou debba organizzarsi per rispettare le scadenze di lavoro, per non accettare troppi incarichi nei momenti di euforia e per riattivarsi nei periodi depressivi; la vediamo poi alle prese con le sue relazioni sociali, con amici e fidanzati. Anche queste sono pagine importanti. Spesso non si sa come comportarsi nei confronti di chi ha un disturbo di questo tipo e altrettanto spesso chi ha un disturbo di questo tipo non sa se e come comunicarlo ad amici e parenti. Beh, Lou ci spiega tutto. La parola chiave è empatia. Spesso si cerca di dare consigli a chi sta male, si dissimula, si minimizza, non ci si fida oppure li si tratta in maniera paternalistica, come degli animali feriti da salvare. Quello di cui invece si ha bisogno è di essere capiti e rispettati.

Dopo un breve excursus molto interessante in cui la volpe presenta a Lou i suoi cugini (bipolarismo di tipo 1 e 2), Lou prende la decisione di intraprendere una terapia per imparare a gestire il suo animale. Anche in questo caso abbiamo un breve specchietto didattico in cui ci viene spiegata la differenza tra psicoterapeuti, psichiatri, psicanalisti e counselor. Nuovamente ciò che risulta fondamentale per la buona riuscita della terapia è l'empatia, la fiducia e la relazione che si instaura con lo specialista.

Lou deciderà di portare avanti parallelamente una terapia farmacologica e una psicoterapia, che la aiuteranno a conoscere meglio e a gestire la sua volpe. Nelle ultime pagine la nostra protagonista ci lancia un messaggio di ottimismo potentissimo. Nonostante il dolore, Lou si rende conto di non essere l'alto o il basso, ma il movimento stesso tra gli estremi. Non è una persona triste, ma neppure esuberante: lei è tutto insieme.

Così si chiude la storia di Lou che riesce a tornare ad una vita degna di essere vissuta, in compagnia del suo animale ribelle.

CONCLUSIONI

La mia ciclotimia ha la coda rossa è un volume meraviglioso. Il tratto è semplice e allegro, la lettura è scorrevolissima. Tutta la narrazione è intrisa di ironia che non ci fa percepire la storia come pesante o triste, ma piuttosto delicata. Lou Lubie inoltre ha la capacità di fare chiarezza su diversi temi  complicati, con una semplicità disarmante. Spesso accade che in una sola vignetta sia condensato un concetto estremamente complesso ma che grazie all'autrice diviene lampante.

Consigliatissimo per chiunque insomma, sia per chi soffre di disturbi radicalmente diversi, sia per chi non soffre di nessun disturbo: un libro che può aiutare a fare chiarezza su moltissime tematiche in maniera serena, delicata e allo stesso tempo scientifica.

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