"La Mia Lotta per la Libertà" di Yeonmi Park

Se qualcuno legge spesso i miei articoli, si sarà sicuramente accorto che ho una predilezione per i romanzi. La narrativa è lo stile che più mi si addice, per questo motivo recensisco generalmente libri di questo tipo. Questa settimana, invece, ho pensato di fare un’eccezione; si parla infatti di un’autobiografia. Questo genere letterario ha goduto di un discreto successo negli ultimi anni, posizionando persino qualche titolo nelle classifiche dei best-seller. Io personalmente, non ne sono mai stata particolarmente attratta, fino a che, per varie cause personali, che mi hanno portato ad interessarmi all’Asia, sulle quali non sto a dilungarmi per non annoiarvi, non mi sono avvicinata a questo titolo in particolare: “La Mia Lotta per la Libertà” di Yeonmi Park. La prima caratteristica che mi ha invogliato di questo romanzo è abbastanza futile: il fatto che io e l’autrice fossimo nate nello stesso anno. A parte questa somiglianza, le nostre vite non potrebbero essere più diverse; vedremo infatti come questa autobiografia sia un’opera molto valida, che possiamo considerare una testimonianza molto utile di un mondo molto lontano dal nostro.

Yeonmi Park nasce il 4 Ottobre del 1993 a Hyesan in Corea del Nord. Fin dalle prime pagine, ci rendiamo conto che la realtà in cui si muove la nostra autrice e protagonista è ricca di contraddizioni. Nonostante la sua famiglia sia più piuttosto benestante, essendo il padre un funzionario pubblico e la madre un’infermiera, la giovane Yeonmi vive in un paesino rurale, dove la povertà e la fame sono all’ordine del giorno. Ma tutta la miseria sembra essere dimenticata, quando in televisione appare la figura del Leader Supremo, Kim Jong-Il, che invade quotidianamente le case dei nordcoreani. La sua figura è vista al pari di quella di un Dio in terra in tutto il paese. A dire il vero, ogni altro tipo di programma è proibito, soprattutto i film capitalisti americani, di cui Yeonmi è però molto appassionata, soprattutto del celebre colossal "Titanic". La sventura si abbatte presto sulla sua famiglia, il padre, che per arrotondare il misero stipendio è costretto al lavoro di contrabbandiere, viene presto arrestato e rinchiuso in un terribile campo di prigionia. Al suo ritorno la famiglia Park decide di fuggire in Cina, qui però il destino non sarà più propizio, gettando la giovane Yeonmi nelle mani di pericolosi trafficanti di donne. Solo dopo anni, riuscirà a liberarsi dalla prigionia, per scappare prima in Mongolia ed infine in Corea del Sud, dove terminerà gli studi e si riunirà alla sorella dispersa Eunmi.

Una storia toccante e tragica, se si pensa alle difficoltà che il solo nascere nella parte sbagliata del mondo (e per di più donna aggiungerei) può comportare. La Corea del Nord ci appare nella viva testimonianza di Yeonmi come una versione moderna del celebre, più volte citato ma sempre attuale, “1984” di George Orwell, dove ai cittadini non è nemmeno permesso di spegnere la radio, per non perdersi i discorsi del Leader Supremo. Le famiglie affrontano spesso una vita di stenti, condizionate anche dal disonore di qualche antenato, che ancora si abbatte sui discendenti, in un sistema di caste ben preciso. L’unica soluzione per trovare la libertà è la fuga, che però ha spesso conseguenze molto tragiche, come nel caso della protagonista. Una lettura impegnata ma scorrevole, che fa riflettere e aiuta ad allargare gli orizzonti.

Yeonmi Park, La Mia Lotta per la Libertà, Bompiani, 2015

George Orwell, 1984Mondadori Milano, 1950

Leave a reply

*