La moda dei ribelli

Inutile girarci intorno, la voglia di ribellione spinge gli animi più sensibili verso gesti estremi, continui e duraturi nel tempo; spesso si tratta di autolesionismo, spingersi verso il limite umano per spostare l'asticella sempre un po' più in là. Ci sono poi i ribelli tutto d'un pezzo, che creano e faticano le loro giornate in maniera più consapevole, talvolta anche sana, creando uno stupore oltre la propria biografia,  attraverso le proprie opere rivoluzionarie, come Gianni Rodari o Bruno Munari (lo so, li cito spesso). Poi ci sono i finti ribelli, la massa, la moda, il ciarpame umano che si nutre di continue congetture per giustificarsi. Personalmente sto cercando di passare dalla prima alla seconda categoria, ma rimango sempre attratto dalla vita viziosa, che inesorabile si aggrappa alle mie debolezze. Di quando ero ragazzo, resiste ancora il mito degli orecchini nei lobi maschili, tanto che ancora oggi è difficile scorgerne nella folla. Continuate a inseguire il mito della ribellione, vi sentite rock, ci avete copiato il giubbotto di pelle, i calzini bianchi, gli stivali e le borchie. Come dimenticare le vostre facce quando ci incontravate per le strade di quartiere? Pagavamo le espadrillas due mila lire (e ci davate dei pezzenti), andavamo alla ricerca delle All Star per vecchi magazzini perché non le producevano più, pagandole ben dieci mila lire (e ci davate dei pezzenti), le nostre scarpe erano anche le Superga di tela da cinque mila lire al mercato (e ci davate dei pezzenti), il parca a venti mila lire (e ci davate dei pezzenti), i jeans talmente consumati da strapparsi e logorarsi che tanto ci piacevano (e ci davate dei pezzenti). Ora, per colpa vostra, l'intero set costa circa cinquecento euro, e noi sì, saremo pure dei pezzenti, ma voi rimanete dei poveracci perché siete solo la nostra brutta copia con circa vent'anni di ritardo.

Ricorda di comprarmi dei calzini

fai mettere le borchie ai pantaloni

ho il pullover e la giacca di pelle

non ho freddo e sono un ribelle

(Sono un ribelle mamma-Skiantos)

Ora siete tutti rock, tatuati e con la barba lunga, ma non sapete distinguere un blues da un rockabilly, avete la magliettina sempre nuova dei Ramones sotto il giacchetto, pronta per gli aperitivi più cool, ma se vi dico "Hey, oh, let's go" pensate che me ne voglia andare a bere da qualche altra parte. D'altronde vi basta una schitarrata elettrica con urlo melodico, ed il rock è servito. La vostra voglia di distinguervi vi rende tutti uguali, e quando vado al mare sono praticamente l'unico esemplare rimasto senza manco un tatuaggio a brillare al sole. I vostri tatuaggi pregni di significati, di arte, di esibizione del vostro IO, della moda. Certo che è moda, anche se vi ostinate a dire il contrario; trent'anni fa non lo era e infatti nessuno era tatuato, ora è accettato e riconosciuto, non c'è niente di male e alcuni sono anche belli. Ma basta etichette, basta con "i genitori tatuati sono i più fighi" e che "le vere principesse sono tatuate". Già da questo, due domande dovreste farvele, ma si sa, non c'è niente che un tatuaggio non possa curare. E basta con ste corna e le lingue di fuori, i selfie con le facce e le mosse più assurde, magari mentre ballate quella merda latino americana o le ultime hits di Fabri Fibra o Fedez. È proprio vero che non c'è limite al peggio, l'ho scoperto (per l'ennesima volta) dopo "Comunisti con il Rolex", con l'apice della dichiarazione di matrimonio all'Arena di Verona, dove un Fedez con la faccia ancor più ebete del solito chiede alla Ferragni di sposarlo, inginocchiato con l'anello e tutte le stronzate del caso; insomma, un americagata.

io solo qui alle quattro del mattino,

l'angoscia e un po' di vino, voglia di

bestemmiare!

(L'avvelenata-Francesco Guccini)

E allora basta, basta con tutte queste giustificazioni del vostro sentire, delle emozioni e degli artisti che se "vendono tanto e fanno sempre sold out vuol dire che sono bravi, non è che sono tutti dei coglioni quelli che ci vanno". Sì invece, siete dei poveri coglioni per tutta una serie infinita di motivi che, se non ve ne rendete conto è anche inutile spiegarlo. Ma tant'è, vi piace? Bene così, ma sappiate che siete la canticchiante massa di lobotomizzati e non basta un tatuaggio, una faccia o la gara a chi beve di più il sabato sera per fare di voi dei ribelli. Basta guardare i dati relativi ai lettori di libri, agli ingressi ai musei e il quadro che vi dipinge è piuttosto impietoso; ma senza scomodare statistiche, voi stessi vi palesate per quello che siete. Vogliamo parlare di "Je suis Charlie" finché non è toccato alla mafia nostrana, circa il terremoto di non mi ricordo dove?

Per non parlare della schiera che si sente minoranza e illuminata, minchia voi siete i peggiori. Voi che stavate sorridendo leggendo le righe sopra, tranquilli, ne ho anche per voi. Ah l'indie italiano! A voi basta l'arpeggio aperto, seguito da un accordo storto e un urlo straziante (grazie Chiazzetta). Oh come sono bravi quelli de "Lo Stato Sociale", l'aperitivo vegan e la pasta gluten free, lo yoga e la danza africana. Trattate i vostri cani alla stregua di figli, piangete per un maiale salvato dal macello, ma siete disposti ad uccidere uno zingaro o a far affondare i barconi di clandestini (perché per voi questo sono, non persone, ma clandestini), e poi vi indignate anche per le parole del Papa che vi esorta a trattare le persone come tali, usando lo stesso amore per le vostre belle bestiole anche per gli esseri umani. Ma vaffanculo! La poetica degli "Afterhours", merda della peggior specie, con il genio di Agnelli che dichiara, in estrema sintesi, che "Se a X Factor fosse venuto Freddie Mercury, non l'avrei preso". Certo lui ha più argomenti di un cantante qualsiasi. Proprio lui, giudice di un talent che si comporta come se Nick Cave non fosse mai esistito. Ma per favore! Davvero dovrei soffermarmi a parlare di un genio? No pirla, intendevo Freddie. 

Per concludere, fate e dite quello che vi pare, continuate pure a conformarvi secondo i vostri gusti ed esigenze, tanto lo sappiamo bene, avrete sempre la pretesa di guardarci dall'alto verso il basso.

Ma in fondo, chi se ne frega.

 

Leave a reply

*