La nuova legge elettorale. Oh PD!

Non ho mai votato in vita mia, ma la cabina elettorale ha sempre creato un fascino in me, così come le campagne elettorali. Certo, è sempre finita con un grosso simbolo fallico sulla scheda, tranne una volta che, in pieno conflitto con l’Afghanistan, scrissi “più birra meno guerra”. Non ricordo cosa si votasse, ma tanto per me non ha mai avuto troppa importanza. Però si, devo ammettere che tutta la farsa mass mediatica mi ha sempre fatto godere, ma già si intuiva una corsa verso il basso con l’avvento di D’Alema e la conseguente trombatura di Occhetto, unita alla celebre scesa in campo del buon Berlusca. Vent'anni di epopea post prima repubblica, con i vari Buttiglione, Bertinotti, Bossi, Mastella, Casini ed altre spalle di contorno a condire una scena tragicomica di un Paese in declino, svenduto a quattro soldi con l’avvento dell’euro. Ma questo in realtà sembra essere solo il classico, cruciale, giro di boa, dopo la caduta di vecchi ideali tipici del 900, dove è emblematico un verso provocatorio di una delle prime canzoni di Vasco di inizi anni 70: “ma che rivoluzione e rivoluzione! È ormai banale quella, oggi la lotta si fa con il partito all’interno delle strutture”. Basta bombe, basta violenza. Negli anni 90 poi, come dimenticare la svolta di Fiuggi e la nascita di AN? Una politica nuova, la seconda repubblica non può aspettare. Una farsa imbarazzante, con i vari DS, Ulivo e infine il PD da una parte, Forza Italia, Popolo della Libertà, epurazione di Fini e svolta leghista dall’altra. Governi caduti per presunti capricci dei personaggi secondari, scandali, banche e mignotte. Viva la figa! E tutti a digerire piano piano, togliendo un pezzettino critico dietro l’altro, fino a non scandalizzarci più per niente. Le televisioni in mano ai partiti, giornali e giornalisti compiacenti per mandare giù la supposta. Ci siamo talmente appiattiti che non esistono più argomenti di dialogo o di scontro, tanto che anche la musica e le arti in genere ne risentono: da anni non vedo sui grandi media un comico che mi faccia ridere o un cantante che mi piaccia. Siamo diventati piatti. È chiaro che in tempi bui come questi, anni interminabili consumati a raschiare il fondo del più elementare senso civico, si creino dei nuovi, spietati mostri. E se negli anni passati vi era comunque quella terribile retorica di facciata, giusto per salvare le apparenze, ora è caduto anche quel muro. Minchia la testa, non riesco a disegnare un quadro completo senza appigliarmi a mille strade parallele. Colpa vostra! E della globalizzazione. Va beh, ora salto dall’ultimo governo Berlusconi, dimenticando completamente Monti e l’ascesa di Renzi e dei Cinque Stelle, per arrivare direttamente alla discussione della legge elettorale e dei nuovi paladini della giustizia. In realtà ormai non seguo più tanto sto teatrino, ma ci sono delle perle imbarazzanti che non posso non citare. Intanto noi nel prossimo futuro saremo governati da uno tra: Berlusconi, Di Maio, Renzi o Salvini. Sembra una barzelletta già così.

E allora che cominci la festa!

Berlusconi ha eliminato i suoi acerrimi rivali comunisti e dopo tante maiale si è detto vegetariano. Vecchio volpone.

Salvini è quello della ruspa a botta di selfie, che non va in Parlamento Europeo manco a pagarlo, e lo pagano pure bene tra l’altro! Ma promette che se diventerà premier farà scoppiare un quarantotto, preciso preciso come i milioni spariti nelle multitasche del Carroccio probabilmente.

Di Maio, che dopo la candidatura a premier, va a baciare il relitto medievale del miracolo del sangue di San Qualcosa; tanto di cappella. Affiancato da un pezzo da novanta come Di Battista, che è riuscito anche a sbagliare il comizio andando dai leghisti, e coperto di insulti, ha comunque parlato al popolo sbagliato; ma è giusto così, le figure di merda vanno fatte bene. Tra l’altro ha pure avuto l’ardire di tacciare quelli del PD come servi del loro capo partito, che dicono e fanno quello che viene dall’alto. Un po' come a Roma, dove i grillini in piazza han preso a male parole i giornalisti di Roma Today perché servi del sistema. Mah! Che poi se c'è proprio una cosa che ha sempre contraddistinto questo partito è proprio l'eterna guerra interna tra decine di fazioni sempre nuove.

E arriviamo così a Renzi, capo del PD, che per noi eretici è l’acronimo di un altra cosa:
“Chi è il segretario del tuo partito?”
“Renzi!”
“Oh PD!”
Insomma, dopo gli ultimi vent'anni di schifezze politiche, siamo giunti all’azzeramento delle idee, dei moti culturali e del senso del pudore, cosparsi di merda nel nostro piccolo orticello di vuoto esistenziale, tanto da rimpiangere addirittura la vecchia finta retorica, che almeno rendeva il tutto quantomeno presentabile.
Non ho parole, PD!

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