"La principessa di Clèves" di Madame de LaFayette: il primo romanzo storico era francese

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Dall’account instagram di Virginia Belli

Oggi mi unisco anch’io alla community di #bookstagram… Non faccio altro che leggere, tanto vale condividere!
Seguendo il tag della challenge francese #readingclassicschallenge2018 essendo gennaio leggo La principessa di Clèves, di Madame de LaFayette. Libro piacevole ma strano… tutti i dettagli sul blog, link in bio!
[seguono i soliti parecchi, inevitabili hashtag che il caso richiede]

Virginia si era dunque data alla community di lettori su Instagram, capace di farti sentire molto intelligente o molto indietro con le letture o molto partecipe di qualcosa di più grande di te o molto solo. Soprattutto, in generale, ti fa venire voglia di comprare libri. La nostra protagonista da questo punto di vista era perfettamente tranquilla: ogni libro che avesse voluto, se lo sarebbe fatto comprare. Era parte della sua terapia, o no?

La scelta di gennaio l’aveva portata ad esplorare la letteratura francese, da tanti anni trascurata. Non era certissima di aver cominciato con un libro esaltante, a dire il vero, pur avendo tutte le carte in regola per essere un vero classico e anzi, una chicca della letteratura…

Marie-Madeleine Pioche de la Vergne, contessa di La Fayette, conosciuta come Madame de La Fayette, è stata una protagonista della letteratura francese del XVII secolo. Protagonista perché, a detta della critica, rivoluzionò il concetto di romanzo con la scrittura del suo La principessa di Clèves, considerato il primo romanzo storico moderno e soprattutto uno dei primi dove la psicologia dei personaggi viene messa in primo piano. Il grande Voltaire le ha dedicato parole decisamente lusinghiere: « Prima di lei si scrivevano, in stile ampolloso, cose poco verosimili. »

Un profano lettore (come la sottoscritta) che si accosti a La principessa di Clèves troverà subito infatti una similarità evidente con quelli che saranno i romanzi storici dei periodi successivi e soprattutto contemporanei: con Hilary Mantel per esempio. Personaggi storici si avvicendano con personaggi fittizi (la stessa Principessa protagonista è del tutto inventata) e sono le loro emozioni e vicende personali a muoversi assieme con la Storia.

Siamo alla corte di Enrico II di Francia, nel periodo contemporaneo ad Elisabetta I in Inghilterra. La corte è un putiferio controllato ed elegante: intrighi di potere, gelosie, odi, amori sono all’ordine del giorno e anzi rappresentano la quotidianità. Sono palesi i riferimenti alla corte più famosa della storia del regno di Francia: LaFayette era infatti contemporanea di Luigi XIV e conosceva Versailles e il circo galante che si portava avanti tra le sue mura.
In un contesto quindi molto poco pudico e decisamente non verginale arriva un giorno una quindicenne che è invece l’incarnazione vivente di queste caratteristiche: mademoiselle de Chartres. Invenzione di sana pianta dell’autrice, non sapremo mai neppure il suo vero nome. Le vicende del romanzo – che in fatto di dimensioni è più un racconto molto lungo – ruotano attorno alla sua vita personale, da dopo il suo matrimonio con un giovane che stima molto ma non ama, il principe di Clèves. Dopo le nozze, le sue aspettative di una vita semplice e tranquilla vengono distrutte da una passione bruciante, ricambiata – e mai, mai consumata – per Giacomo di Savoia, duca di Nemours, questo sì personaggio storico, donnaiolo impenitente e addirittura candidato corteggiatore della neo-incoronata regina Elisabetta d’Inghilterra, che per la giovane rinuncia a tutte le altre donne e a un trono decisamente allettante.

Il finale, dico solo questo per invogliarvi, potrebbe darvi decisamente fastidio.

A dire il vero ad essere veramente godibili nel romanzo sono gli intrecci tra i personaggi, tra storici e inventati.
Vengono per la prima volta messi in primo piano i loro sentimenti e soprattutto il loro dissimularli di fronte al resto della corte, e invece di racconti picareschi o di grandi guerre troviamo lettere compromettenti perdute, ritratti rubati di nascosto pur di avere qualcosa della donna amata, continui intrighi e conversazioni. Inoltre, è uno dei primi romanzi d’amore che non si concludono con il matrimonio e la vita felice dei due innamorati, ma che anzi comincia con un matrimonio infelice e da lì va avanti.
Madame de LaFayette era “una donna concreta, dotata di un forte senso della realtà”, e appena si guardava attorno vedeva le ombre delle relazioni umane e soprattutto dei matrimoni (anche il suo sarebbe stato coperto da molte di queste ombre). Il matrimonio diventa quindi una condizione molto poco poetica, ma che lascia spazio a una scia di interessanti personaggi femminili, non solo la principessa ma anche la regina di Francia, sua nuora (cioè Maria Stuarda), la duchessa di Valentinois amante ufficiale del re, la madre della protagonista. Una sorta di "femminismo aristocratico".

Il romanzo acquista una sua contemporaneità, una sua attualità. Leggerlo è un’esperienza interessante. Se amate i romanzi storici poi “dovete”: ne è davvero una delle opere prime in assoluto.

Ericucci

“Scopri chi sei, e cerca solo di non avere paura di esserlo”. Lo dicono in una commedia romantica americana degli anni Novanta, quindi deve essere proprio vero.

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