La Resistenza (1943-1945) e “Rappresaglia” (1973)

La Resistenza è stata l'insieme dei movimenti politici, militari ed armati che dal settembre 1943 all’aprile 1945 ha combattuto il Nazismo del Terzo Reich ed il Fascismo della Repubblica Sociale Italiana. I suoi protagonisti (anarchici, azionisti, comunisti, democratici cristiani, liberali, monarchici, repubblicani, socialisticoltivavano ideologie diverse, persino opposte, ma avevano quasi tutti in comune l'adesione al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Autori di numerosi atti di sabotaggio e d’eroismo, sono stati celebrati dalla fine della Guerra in poi con un alto tasso di retorica e pure di faziosità, le quali hanno impedito di comprenderne la complessità almeno fino alla fine del XX secolo.

Nel 1946  Alcide De Gasperi ha partecipato in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri alla Conferenza di Pace a Parigi. Ecco uno stralcio di un suo intervento: “Il rovesciamento del regime fascista non fu possibile che in seguito agli avvenimenti militari, ma il rivolgimento non sarebbe stato così profondo se non fosse stato preceduto dalla lunga cospirazione dei Patrioti che in Patria e fuori agirono a prezzo di immensi sacrifici, senza l’intervento degli scioperi politici nelle industrie del nord, senza l’opposizione parlamentare antifascista che sospinsero al colpo di Stato… Le Forze armate che hanno preso parte alla guerra contro la Germania sono tutta la Marina da guerra, sono centinaia di migliaia di militari per i servizi di retrovia, sono il Corpo italiano di Liberazione trasformatosi poi nelle divisioni combattenti, sono i partigiani, autori soprattutto dell’insurrezione del Nord. Le perdite nella Resistenza contro i tedeschi furono di oltre 100.000 uomini tra morti e dispersi, senza contare i militari ed i civili vittime dei nazisti nei campi di concentramento e i 50.000 Patrioti caduti nella Lotta Partigiana.” I concetti cardine alla base di queste affermazioni erano ben ponderati: le cospirazioni clandestine degli antifascisti, la cobelligeranza al fianco dei Vincitori contro la Germania, la Resistenza ed il relativo prezzo pagato in termini di vite umane. Il loro fine era duplice: in ambito estero di affermare la sconfitta del Fascismo, ma non dell’Italia; in ambito interno di proclamare la separazione delle responsabilità tra Regime e popolo, di ufficializzare lo stato d’animo della massa che desiderava dimenticare il passato (era divenuto consueto, ad esempio, accogliere i reduci con molta freddezza: in proposito basta leggere le vicissitudini, in particolare nel Secondo Atto, del protagonista di “Napoli Milionaria” scritta da Eduardo De Filippo). Pertanto, si consolida la prassi della rielaborazione politica della Storia, la quale, partendo da fatti oggettivi (la Guerra dichiarata dal Fascismo, la caduta di Mussolini compiuta da Vittorio Emanuele III), arriva a conclusioni non proprio esattissime (ai Vertici politici e militari si abbina un antico sentimento antifascista, al Regime ogni tipo di responsabilità). Difatti, non sembra destare importanza che le attività degli antifascisti si siano rivelate ininfluenti fino al 1943, che la cobelligeranza al fianco dei Vincitori sia iniziata quando ogni sogno di gloria fascista appariva palesemente finito, che la Resistenza (poiché non si era manifestata sull’intero territorio nazionale e, soprattutto, perché la maggioranza delle persone viveva in attesa della fine degli eventi bellici) abbia coinvolto una percentuale nettamente minoritaria di cittadini.

Di sicuro la Resistenza ha causato perdite di uomini, di mezzi e di munizioni alle retrovie tedesche, ha conteso ai Nazisti il controllo di ampie porzioni del Centro-Nord, ha alimentato le insurrezioni nelle città, ha mostrato che non tutti gli Italiani fossero stati conquistati dal Fascismo, ha contribuito ad accelerare la resa della Germania, sebbene non sia stata determinante nell’esito del Conflitto. E’ altrettanto certo, però, che l’uso di cui è stata oggetto ha alimentato fratture anche profonde nelle coscienze civili. Per decenni una frase come questa di Beppe Fenoglio è stata considerata insindacabile: "Non si è partigiani se non si è comunisti." Per decenni non si è data la minima rilevanza al fatto che la Resistenza sia stata composta pure da formazioni cattoliche, monarchiche e tricolori, così come nulla è stato compiuto per pacificare gli animi dei connazionali che si erano combattuti. Le conseguenze principali di un tale atteggiamento sono le letture di carattere opposto che vengono date sulle azioni compiute dai partigiani e la mancanza di una memoria comune che ancora non rende le Celebrazioni del 25 aprile pari a quelle del 4 luglio per gli Americani o del 14 luglio per i Francesi, quando il senso di appartenenza ad una Nazione o ad una Identità culturale supera le divisioni politiche e le visioni di parte. Ne è la prova il dibattito infinito, quasi sempre polemico e velenoso, in merito all’attentato partigiano avvenuto il 23 marzo 1944 in Via Rasella a Roma che ha causato la morte di 33 reclute altoatesine e, il giorno successivo, la conseguente rappresaglia tedesca contro 335 civili presso le Cave Ardeatine. Di volta in volta c’è chi ne sostiene la legittimità e chi l’inopportunità, chi l’eroismo dei suoi autori e chi la viltà. Qualunque opinione si abbia in proposito, si deve tenere presente che l’Attentato è stato giudicato del Diritto Internazionale un atto illegittimo in quanto compiuto da combattenti privi degli opportuni requisiti; del Diritto Italiano, invece, è stato più volte sentenziato in ambito civile e penale come un atto di guerra legittimo. Il Cinema non si è sottratto dal raccontare questi tragici episodi, spesso con qull'enfasi celebrativa indispensabile ad offrire agli Italiani una nuova consapevolezza. “Rappresaglia” (*) rappresenta una parziale eccezione: la sceneggiatura si basa sul libro “Morte a Roma” di Robert Katz e, partendo da uno spunto di fantasia, ricostruisce gli eventi che hanno portato al massacro delle Fosse ArdeatineIl film è una coproduzione italo-francese e rende molto bene il clima di tensione e di terrore che si viveva nel 1944 nella Capitale. Diretto da George Pan Cosmatos, presenta un Cast di prim'ordine con divi come Marcello Mastroianni e Richard Burton (nei panni del Maggiore delle SS Herbert Kappler) e con validi attori che offrono un’intensa prova: da Leo McKern a Renzo Montagnani, da Delia Boccardo a Renzo Palmer, da Duilio Del Prete ad Anthony Steel. Nonostante qualche azzardo storico non provato e che ha avuto qualche strascico processuale, la regia va segnalata per la modalità delle sequenza dell’attentato in Via Rasella ed anche la fotografia per come ferma nitidamente sulla pellicola la Roma desolata e tesa del periodo.

Finora la prima ed unica Istituzione della Repubblica che ha invocato la “pacificazione” è stato nel 1996  Luciano Violante, in qualità di Presidente della Camera dei Deputati. Per il resto, invece, si è continuato il solito scontro ideologico senza fine sui crimini compiuti dai partigiani, sulle foibe, sul triangolo rosso, sul concetto di "morte della Patria", sui repubblichini di Salò, sulle stragi fasciste. Sarebbero necessarie ampie dosi di coraggio e di onestà intellettuale da parte di tutti per arrivare ad una memoria condivisa, ma, dopo il tempo delle ideologie, sembra purtroppo di vivere quello delle mediocrità.

Altri film sul tema: "I 7 Fratelli Cervi"(1967) di Gianni Puccini, "La notte di San Lorenzo" (1982) di Paolo e Vittorio Taviani, "I Piccoli Maestri" (1997) di Daniele Luchetti, "Porzus" (1997) di Renzo Martinelli.

(*) "Rappresaglia" - Regia: George Pan Cosmatos - Cast: Marcello MastroianniRichard BurtonLeo McKernRenzo Montagnani, Delia BoccardoRenzo Palmer, Duilio Del PreteAnthony Steel - Sceneggiatura: Robert Katz, George Pan Cosmatos - Fotografia: Marcello Gatti - Musiche: Ennio Morricone - Genere: drammatico, guerra - Durata: 110 minuti.

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