La Strage di Portella della Ginestra (1947) e “Segreti di Stato” (2003)

Il 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra, località nel Comune di Piana degli Albanesi (PA), ha avuto luogo la prima strage dell’Italia repubblicana, la cui verità giudiziaria continua ad apparire, sebbene siano trascorsi diversi decenni, non del tutto esaustiva. Un episodio tragico, sanguinario, molto simile, nonostante i mutamenti dei tempi, del clima internazionale, della politica nazionale e della situazione sociale regionale, ad altri che hanno macchiato la nostra Nazione in epoche piuttosto recenti. Quel giorno duemila siciliani, tra operai e contadini, si erano lì riuniti in occasione della ripristinata Festa del Lavoro per celebrare la vittoria dei comunisti e dei socialisti, alleatisi nelle precedenti Elezioni siciliane: a causa di numerose raffiche di mitra durate diversi minuti rimasero sulle terreno 11 vittime (dagli 8 ai 48 anni) e 27 feriti.

A quel tempo la banda di Salvatore Giuliano era divenuta un vero commando ben organizzato ed armato, formato da circa 80 uomini. Dal 1944  il bandito di Montelepre (PA) si era reso protagonista di numerose rapine, di importanti sequestri di persona ai danni di ricchi agricoltori, commercianti ed imprenditori, degli omicidi dei traditori e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine che gli davano la caccia; dal 1945 aveva ottenuto dal Movimento Indipendentista Siciliano soldi, armi, munizioni ed il grado di "colonnello", per dare luogo ad una vera e propria guerriglia contro il Governo centrale tramite imboscate ai Carabinieri ed assalti alle loro caserme in varie località. Questo è il periodo in cui, grazie alla propaganda secessionista ed alle simpatie nei suoi confronti in vari settori, la stampa ne presenta un’immagine giustificativa e romantica. Nei giorni precedenti la Strage, ad esempio, viene concesso ampio spazio al giornalista americano Michael Stern, che riesce ad intervistarlo nel suo rifugio: nell'occasione Giuliano gli consegna una lettera indirizzata al Presidente Harry Truman, con la quale chiede aiuti politici ed armi per perseguire con efficienza l'indipendenza della Sicilia e la sua annessione agli U.S.A. Dopo il 1 maggio 1947 sembra che egli abbia inutilmente preteso dai suoi presunti contatti ad alto livello la garanzia dell’immunità e dell’espatrio per sé e per i suoi uomini, ma che, dopo aver compreso di essere stato lasciato al suo destino, abbia iniziato una guerra personale al fine di colpire chi, secondo lui, avesse disatteso gli accordi. Nel frattempo, la stampa continua a dargli spazio soprattutto quando, consapevole egli stesso della sua scomodità, inizia a far riferimento ai rapporti intrattenuti con noti Onorevoli.

L’epilogo di tutta questa tragica vicenda ha luogo il 5 luglio 1950,  quando il suo corpo viene ritrovato senza vita, crivellato da numerosi colpi di proiettile, nel cortile di una casa a Castelvetrano (TP). Il Comando Forze Repressione Banditismo emette un comunicato in cui dichiara che Salvatore Giuliano è stato ucciso nel corso di un conflitto a fuoco avvenuto la notte precedente con un reparto dei Carabinieri. In realtà, questa è la versione ufficiale imposta dal Comando Generale dell'Arma, perché il ricercato ventisettenne era stato ucciso nel sonno dal cugino e luogotenente Gaspare Pisciotta, divenuto informatore. Non a caso, infatti, alcuni giornalisti ed attenti osservatori avevano notato molteplici incongruenze: così, Tommaso Besozzi pubblica su L’Europeo un’inchiesta divenuta celebre, intitolata Di sicuro c'è solo che è morto, tuttora meritevole di lettura ed attenzione

Durante il processo (1951) Gaspare Pisciotta si è autoaccusato dell'omicidio del cugino e ha chiamato in causa, come mandanti della Strage, due importanti Onorevoli democristiani e tre monarchici; la Corte d'Assise di Viterbo ha, però, considerato infondate tali accuse. Nello stesso periodo diversi parlamentari socialisti e comunisti hanno sostenuto che il bandito sia stato solo l'esecutore, mentre i mandanti siano stati gli agrari e i mafiosi, collegati ad alti esponenti delle Istituzioni, che avevano voluto lanciare un preciso messaggio politico in seguito alla vittoria dei dei comunisti e dei socialisti alle Elezioni Regionali. In anni più recenti la tesi delle collusioni ad altissimo livello è stata rilanciata dal giornalista Sandro Provvisionato e dal saggista Carlo Ruta, il quale ha scritto: "Sugli scenari che si aprirono con Portella della Ginestra, alcuni quesiti rimangono aperti ancora oggi: fino a che punto quegli eventi tragici videro realmente delle correità di Stato? E quali furono al riguardo le effettive responsabilità, dirette e indirette, di taluni personaggi chiamati in causa per nome dai banditi e da altri? Fra l'oggi e quei lontani avvenimenti vige, a ben vedere, un preciso nesso. Nel pianoro di Portella venne forgiato infatti un peculiare concetto della politica che giunge in sostanza sino a noi."

Nel 2003 il regista toscano Paolo Benvenuti ha diretto “Segreti di Stato” (*), un film-denuncia in cui si rivelerebbero gli intrecci oscuri tra i mandanti ed i veri autori della Strage di Portella della Ginestra.

Nel corso del processo  alla banda di Giuliano un avvocato, non persuaso dai risultati dell'inchiesta, conduce delle indagini personali e segrete: partendo dal calibro delle pallottole estratte dai corpi delle vittime, egli dipana un filo che lo porta ad ascoltare nuovi testimoni in Sicilia. La geografia della piana di Portella della Ginestra si rivela di fondamentale importanza per ricostruire la dinamica della Strage di gran lunga diversa da quella ufficiale. Ovviamente nessuno sostiene che la pellicola detenga la Verità assoluta, ma si consiglia di guardarla con attenzione, perché nemmeno ogni elemento può essere liquidato con la consueta "teoria del complotto”. Difatti, per la ricostruzione degli eventi, il regista e gli sceneggiatori si sono avvalsi di una serie di documenti americani ormai desecretati. Certo, l'impostazione del film, per cui i comunisti sarebbero stati gli unici buoni, mentre tutti gli altri (democristiani, nostalgici del Ventennio ed americani) cattivi, risulta banale e stucchevole. Bravo il protagonista Antonio Catania, uno di quei volti non di primo piano, ma importante nel nostro cinema tricolore.

Altri film sul tema: “Salvatore Giuliano” (1962) di Francesco Rosi, “Il Caso Pisciotta” (1972) di Eriprando Visconti, “Il siciliano” (1987) di Michael Cimino.

(*) "Segreti di Stato" - Regia: Paolo Benvenuti - Cast: Antonio Catania, David Coco, Sergio Graziani, Aldo Puglisi - Sceneggiatura: Paolo Baroni, Paolo Benvenuti - Fotografia: Giovanni Battista Marras - Montaggio: Cesar Augusto Meneghetti - Genere: Drammatico - Durata: 81 minuti.

Alessandro

Da Riccione col furgone.

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