"La svastica sul sole" di Philip K. Dick - è un romanzo, ma ne scrivo lo stesso

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

"Ma allora stasera ci guardiamo gli episodi a casa mia?" chiede ad Adriano la sua ragazza. Sono appena rientrati dalla vacanza insieme a Roma.
"Devo vedere Virginia, sai che è importante...devo passare a trovarla e vedere se ha bisogno di qualcosa che le devo comprare o portare in generale"
"Va bene... ma a proposito, dici che lo ha letto il libro della serie?"
"Eh?"
"Il libro da cui è tratto The man in the high castle!"
"aaaah ho capito... beh credo di no, non lo conosceva più nessuno prima che uscisse sta serie, che io continuo a sottolineare faccia pena...
"...hai visto solo il primo episodio..."
"...che mi ha fatto pena. Comunque se non lo avesse mai letto dubito che lo farebbe ora, sai, lei ha il suo progetto con tutti quei saggi, eccetera..."
"...e un romanzo ogni tanto non le darebbe comunque una mano nel suo progetto? Anche nei romanzi si racconta la vita, no?"
"Sì ma lei vuole la vita vera...e in questo specifico caso non ci siamo proprio, esattamente..."

L’ucronia è un genere sempre interessante, proprio perché molto complicato da svolgere bene. Viene definita anche fantastoria, ovvero una descrizione realistica di fatti che si svolgono in un periodo storico non solo diverso da quello reale, ma diverso proprio perché certi fatti storici non sono mai avvenuti. Un “e se…?” che diventa romanzo. Già qui si capisce bene come siano fondamentali delle ottime conoscenze storiche e poi delle dinamiche delle società e delle culture. Chi ci riesce crea sempre qualcosa di molto particolare.

Una realtà che non si è verificata ma che offre grandi spunti narrativi, se pure poco allegri, è la vittoria dei nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. Uno scenario che ringraziamo caldamente non si sia mai realizzato, ma che ad affrontarlo con la fantasia dà quel senso di brivido da film dell’orrore che ti intriga.

Recentemente Amazon Studios ha prodotto, per poi distribuirla su Amazon Prime Video, la serie televisiva The man in the high castle, il cui episodio pilota è stato il più visto di tutte le serie Amazon Video, e che è appena stata rinnovata per una terza stagione. A prima vista - anch'io, come Adriano, ne ho visto solo il primo episodio - sembra al massimo una storia avvincente (a seconda dei gusti) ma non comunica molto altro. Il romanzo da cui è tratta invece è un’opera a tratti disturbante, a tratti suscitatrice di riflessioni, a tratti che lascia perplessi e in generale che lavora su un numero decisamente diverso di livelli. È un luogo comune dire che un libro sia sempre meglio del film o della serie tv, tra l’altro mito da sfatare. Ma in questo caso, corrisponde perfettamente alla verità.

La svastica sul sole è un romanzo di Philip K. Dick, controverso scrittore statunitense. Nato a Chicago nel 1928 aveva quindi vissuto la giovinezza e l’età adulta prima con la guerra, poi con i suoi esiti, il boom economico e la Cortina di Ferro, il comunismo visto come un incubo e l’Unione Sovietica il grande rivale con cui confrontarsi, e forse arrivare allo scontro finale con la bomba atomica. Se poi diamo una scorsa alla sua biografia (anch’essa controversa, nel senso che certe volte proprio non ci si mette d’accordo: per alcuni era uno schizoide dedito alle anfetamine, per altri era un consumatore moderatissimo di queste sostanze, tutti sono d’accordo con il fatto non contestabile che venisse a volte ricoverato in cliniche psichiatriche ma alcuni leggono ciò sotto una luce sfavorevole e altri no) non ci sorprendiamo troppo se, nel leggere le sue opere, una o più domande si sollevano.

Soprattutto nel caso di questo particolare romanzo: pubblicato nel 1962, dipinge la realtà come era allora, cioè divisa in due superpotenze dominanti. In questo caso però si parla di dominazione nel senso più stretto della parola e anziché Usa e Urss ci troviamo il Reich e il Giappone. L’America è divisa in diverse zone d’influenza delle due parti, i nazisti non hanno solo vinto la corsa allo spazio ma hanno proprio colonizzato la Luna e ora sono appena sbarcati su Marte, il Mediterraneo è stato prosciugato e reso coltivabile, l’Africa è stata letteralmente rasa al suolo e, non serve specificarlo, la persecuzione ebraica è tuttora in atto, tanto che alcuni ebrei si sono addirittura sottoposti ad operazioni chirurgiche clandestine per farsi costruire un volto il più somigliante possibile all’ideale ariano. I Giapponesi nel frattempo fanno perennemente i turisti: vogliono americanizzarsi, vogliono possedere manufatti di produzione statunitense, vogliono vestirsi, mangiare e vivere come “gli indigeni” del paese che hanno occupato.

Lo sfondo è molto importante, e importanti sono i pochi personaggi protagonisti: un venditore di manufatti che guarda ai nazisti come modello da seguire, un dirigente giapponese dall’animo delicato, un artista ebreo che non sa che fare di se stesso mentre l’ex moglie, che sembra stupida ma forse non lo è, è in un altro Stato ad amoreggiare con quello che forse non è un camionista italiano, e poi un misterioso personaggio che forse non è un commerciante svedese.

Sono loro a muovere la vicenda, a smuovere letteralmente con ogni passo che compiono, seppur minimo, lo status quo della situazione, legati insieme dall’uso abituale dell’oracolo cinese I-Ching (del quale lo stesso Dick era utilizzatore fisso) per ricevere indicazioni sul corso da prendere nelle proprie azioni, e dalla presenza, girando da una mano all’altra una copia dopo l’altra, di un libro proibito dal Reich: La cavalletta non si alzerà più, un romanzo ucronico dove a vincere la guerra sono gli Stati Uniti e la Germania è schiacciata... un romanzo nel romanzo quindi.

La vicenda e in genere lo stile del racconto sono difficili da riassumere, e in entrambi i casi non renderebbero giustizia in quanto è uno strano libro, che colpisce diversi punti fondamentali e solleva in modo indiretto diverse domande sul senso della vita, una lettura difficilmente definibile in senso assoluto, una lettura fatta di sensazioni molto più di altri romanzi.

Il finale poi non ve lo rovino di certo, voglio che vi lasci insoddisfatti, sospesi e vagamente ansiosi come è successo a me. Leggetelo, mal che vada non avrete perso tempo.

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