"La verità sul caso Harry Quebert" di Joel Dicker

Come molti sanno, soprattutto chi legge abitualmente le mie recensioni, non sono una grande lettrice di best seller. O perlomeno, non li leggo quando sono primi nelle liste dei libri più venduti. Ho sempre pensato che i casi letterari fossero più apprezzabili se letti non immediatamente, ma quando il polverone si è un po’ abbassato, perchè si rischia di esprimere un giudizio affrettato, causato dall’eccessiva aspettativa che si ha nei confronti dell’opera. Per questo motivo, appena uscito, ho evitato di affrontare la lettura di “La verità sul caso Harry Quebert”; il romanzo del 2012 ha molto fatto parlare di sè, anche per il suo autore, l’appena trentenne svizzero Joel Dicker, precedentemente praticamente ignoto, soprattutto al di fuori del mondo francofono. Quest’opera è stata da molti ritenuta come uno dei gialli più riusciti del nuovo millennio, e io, pur avendolo letto molto dopo rispetto alla maggioranza, non posso far altro che trovarmi d’accordo con questa affermazione.

Pur parlando di un autore europeo, Dicker sceglie per il suo romanzo un’ambientazione americana, il New England, e un periodo della storia recente degli Stati Uniti molto significativo; il romanzo si apre infatti nella primavera del 2008, quando per la prima volta si sente il nome di Barack Obama come possibile candidato alla Presidenza. Qui conosciamo Marcus Goldman, narratore della vicenda: uno scrittore trentenne che ha avuto molto successo con la sua prima pubblicazione, qualche anno prima, ma che stenta a trovare l’ispirazione. Mano a mano che la scadenza per la consegna del manoscritto si fa più pressante, il blocco dello scrittore di Marcus si fa sempre più grave, al punto che decide di rifugiarsi dallo sconforto, e dalle sue incombenze; si reca infatti ad Aurora, nel New Hampshire, dove vive ritirato dalla società il famoso scrittore Harry Quebert, suo mentore, ex professore e, soprattutto, carissimo amico. E’ poco dopo il suo ritorno a New York, che Marcus scopre una verità scioccante; nel giardino di Harry viene ritrovato il cadavere di Nola Kellergan, quindicenne sparita nel nulla nel 1975, periodo in cui aveva una relazione romantica con l’allora trentaquattrenne scrittore. Marcus decide di partecipare attivamente alle indagini, per poter scagionare l’amico accusato di omicidio, ma la verità che scoprirà sarà molto più contorta di quello che può immaginare.

Al pari di una buona serie tv, di cui vogliamo sempre vedere l’episodio successivo, Joel Dicker ha creato un’opera da cui è difficile staccarsi. I colpi di scena sono continui, e il lettore cambierà idea sul possibile assassino molte volte nel corso della lettura. Al di là di tutti i particolari che rendono questo libro un ottimo giallo, l’opera affronta anche la fondamentale tematica del rapporto tra due scrittori. Molto della relazione tra Harry e Marcus mi ha ricordato le dinamiche di un’altra opera, “La macchia umana” di Philip Roth, soprattutto per quello che riguarda l’amicizia tra i due, la riabilitazione del mentore e l’ambientazione, nella provincia americana. Qualche elemento , in particolare la storia d’amore proibito con una ragazzina, fa anche pensare ad un’ispirazione nel romanzo cult “Lolita”. Insomma, questo caso editoriale ha tutte le caratteristiche di un’opera di successo ma anche quelle che lo rendono, forse il miglior giallo in circolazione.

Joel Dicker, La verità sul caso Harry Quebert, Bompiani, 2013

Leave a reply

*