L'anno del ferro e del fuoco - Ezio Mauro cronista della Rivoluzione, cento anni dopo

Virginia non dormiva da diverse notti. Si sentiva la febbre ma non ne aveva. Una morsa di esasperazione le stringeva lo stomaco. I muri della sua camera da letto e del suo appartamento, una volta rifugio, poi gabbia dorata, ora erano soltanto gabbia: e lei era sia carceriere che prigioniero. Aveva preso un libro a caso dalla pila degli acquistati compulsivamente sotto le feste natalizie, per cercare refrigerio. Non sapeva di avere tra le mani una lettura di genere neutro solo per altri, forse, ma non per lei: a lei quel testo aveva aumentato la febbre, pur non essendo l’intenzione (apparente) dell’autore quella di infiammare gli animi. Nemmeno l’autore di per sé era mai sembrato appartenere al genere degli incendiari. Eppure… 

Forse quel testo avrebbe parlato soprattutto a chi avesse voluto ascoltare. Ogni cosa lo fa, naturalmente: ma ci sono messaggi più forti di altri, ed essere disposti ad ascoltarli vuol dire essere profondamente inquieti, frustrati e con una forte immaginazione. Virginia era tutto questo, e quel saggio, in apparenza innocuo manuale di storia, lo avrebbe divorato.
Chi se non una reclusa in casa poteva infiammarsi leggendo della Rivoluzione Russa?

L’anno del ferro e del fuoco è un saggio di Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica per cui era stato anche corrispondente estero da Mosca negli anni dell’Urss. Si tratta di un originale approccio al racconto del 1917, l’anno della Rivoluzione Russa, pubblicato al suo centenario. E’ infatti una raccolta di reportage scritti cento anni dopo ma con una certa struttura di racconto “a caldo”, che entra nel vivo delle azioni (usando soprattutto il tempo presente) e della psicologia dei personaggi protagonisti. Mauro era in grado di farlo, ne ha l’esperienza e anche la passione necessarie.

Ezio Mauro infatti ama la Russia in un modo che, nelle sue stesse parole, si è fatto quasi colpevole, perché testimone fin troppo consapevole della fine che ha fatto. L'aveva tenuta un po' in disparte, quella passione, i libri russi e sulla Russia erano rimasti nella sua libreria solo per l’amore per la bellezza di quella letteratura, per portarsene sempre uno in vacanza e goderne di nuovo, chiedendosi se fosse già il tempo per farlo ancora. Poi gli propongono un’idea: al centenario della Rivoluzione, cento anni dopo quel 1917 che cambiò una nazione e il mondo, gli viene chiesto di raccontare quel periodo incendiario che avrebbe finito per bruciare anche se stesso, fino a diventare quasi solo la causa scatenante del cupo destino che avrebbe investito il mondo slavo per il resto del secolo e ancora oggi. Ezio Mauro lo sa, e ci deve pensare prima di riprendere quel rapporto. Ma la Rivoluzione accende l’animo, è la scusa per riaprire se non altro un nuovo percorso di ricerca tra libri e carte raccolte ovunque nel corso degli anni, per lavoro e per passione.
E allora catapultiamoci in quella giovinezza della nuova Russia, quando tutto era possibile e tutto era Vita e Morte. Cento anni dopo, qui, ad alcuni di noi quella febbre di Rivoluzione manca. Altri pensano di averla fatta. Altri la temono. La maggioranza sa che, anche ci fosse stata, non ci sarà più.

Quella scritta da Mauro è la descrizione storicamente accurata di un sogno, quasi una fantasticheria. Più si legge più si vuole credere che sì, in fondo è proprio successo davvero, e si ha sete di dettagli e anche di retroscena, forse per essere sicuri che in fondo in fondo non fosse tutto così perfetto (e non lo era, e Mauro lo puntualizza) e che stiamo bene dove stiamo, però...

Mauro ha una scrittura asciutta ma non arida: il racconto parla da solo e l'autore ha l'intelligenza di riportare il tutto senza sentimentalismi faziosi. Il sentimento c’è, ma è piuttosto quello dell'empatia: incentrato sui personaggi prima ancora che sulle vicende, si entra in una dimensione di vicinanza umana, e quindi si può esultare con Trotskij e soffrire con (e per) la zarina, sentire il caldo della protesta e il freddo dell'esilio, tutto dalla nostra poltrona al sicuro in un mondo occidentale così diverso da ciò che viene raccontato da far sembrare tutto una fiaba. Ma non di quelle per addormentarsi.

[La voce narrante è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio d'apertura. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invito a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Ericucci

“Scopri chi sei, e cerca solo di non avere paura di esserlo”. Lo dicono in una commedia romantica americana degli anni Novanta, quindi deve essere proprio vero.

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