"L'Arminuta" di Donatella Di Pietrantonio

Nella storia letteraria italiana, la voce regionale ha sempre avuto un ruolo molto importante. Le cause di ciò sono molteplici, probabilmente la storia stessa del nostro Paese, così frammentaria e divisa, ha fatto sì che ogni regione avesse modi diversi di raccontare l’esperienza di vita. Questo tipo di racconto ha permesso ad alcune regioni di prevalere sulle altre, perchè maggiormente rappresentate nel campo letterario; ad esempio la Toscana, terra del Sommo Poeta e del Dolce Stil Novo, la Sicilia, che ha dato i natali ad alcuni premi Nobel come Pirandello o Quasimodo, fino alla mia regione, la Lombardia di Manzoni e di Alda Merini. Insomma, alcune parti d’Italia sono rimaste un po’ indietro, le loro voci sono state meno ascoltate dal grande pubblico. Una di queste è l’Abruzzo, che è tornato alle luci della ribalta l’anno scorso, quando la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio, di professione dentista pediatrica di Penne, in provincia di Pescara, ha vinto il Premio Campiello 2017 con il suo romanzo “L’arminuta”.

Il titolo — termine dialettale traducibile in «la ritornata» — si riferisce alla protagonista, una tredicenne che, senza capirne la ragione, viene rimandata alla famiglia d'origine dopo essere vissuta fin da piccolina in una famiglia diversa che ha sempre creduto la sua. Si trova così ad affrontare una vita aspra, in un ambiente povero ed estraneo, se non addirittura ostile. Solo la sorella Adriana, di poco più piccola, il fratello grande Vincenzo e il piccolo Giuseppe si distinguono, in modi diversi, in questa famiglia disordinata e confusa, e con loro la tredicenne — di cui non viene mai specificato il nome e che è individuata solo con il soprannome — riesce a stabilire relazioni. Particolarmente difficile è il rapporto con la madre, anch'essa senza nome, posta a confronto con Adalgisa, l'altra madre, emblema di affetto, cura, protezione. Sul finale, il romanzo svela i dettagli della situazione e i motivi del trasferimento, conosciuti da tutti ma sottaciuti alla protagonista.

Di questo romanzo mi ha sicuramente attirato da subito il titolo, composto da una sola parola, il cui significato mi era ignoto. Anche la copertina, un viso di una ragazzina enigmatica e in bianco e nero, sicuramente attira il lettore, che non rimarrà assolutamente deluso. Il racconto in prima persona, dal punto di vista dell’Arminuta, coinvolge e ci fa immergere in questo ambiente provinciale italiano degli anni 70. Il linguaggio è scarno, ridotto all’osso, con ovvie incursioni dialettali; il tutto contribuisce a creare un effetto ancora più verosimile. Molto importante è anche il tema del rapporto genitore-figli, in particolare della figura materna: la nostra protagonista, pur avendo all’apparenza due madri, quella naturale e quella adottiva, in realtà ci dice di non averne nessuna, perchè con nessuna delle due riesce ad instaurare il rapporto che dovrebbero avere una madre e una figlia. A questo si aggiungono anche tematiche familiari più complesse, come il tradimento, l’adulterio e persino qualche lieve accenno incenstuoso. In ultimo, vorrei aggiungere che è di pochi giorni fa la notizia di una trasposizione cinematografica del romanzo, che speriamo non perda il suo carattere autentico e genuino, e che potrebbe contribuire a pubblicizzare in qualche modo una regione poco nota come l’Abruzzo.

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta, Einaudi, 2017

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