"L'arte delle liste" di Dominique Loreau: catalogo ergo sum

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

La dottoressa M. aveva scritto una mail a Virginia.

Durante l’ultima seduta via Skype avevano parlato di come la ragazza cominciasse a sentire “disordine” dentro di sé e come, in una triste aggiunta, la situazione del “mondo reale” all’esterno del guscio (e insieme gabbia) della sua testa e del suo appartamento la condizionasse e la facesse sentire ancora più agitata. L’esperienza le diceva che Virginia stava facendo dei passi avanti, anche se ancora non riusciva a rendersene conto personalmente: la sua insofferenza e quello stato emotivo e mentale che la ragazza chiamava “disordine” e che tanto la spaventava era il ricominciare a connettersi con le sue emozioni e con la sua voglia di vivere proprio là fuori. Per farcela bisognava però chiarirsi: Virginia aveva dimostrato una grande sensibilità e capacità di introspezione, e la dottoressa M. aveva riflettuto su come un certo libro avesse la possibilità di aiutarla.

Virginia non aveva aspettato nemmeno un minuto per correre su internet a procurarsene una copia in ebook – benedicendone l’inventore per l’ennesima volta – per cominciare a leggerlo e applicarne le istruzioni.

Non ne era ben consapevole all’inizio, ma sarebbe stato un punto di svolta fondamentale per la sua storia.

L’arte delle liste di Dominique Loreau è un testo del 2007 - quindi in apparenza "datato"- che nell'edizione italiana porta un sottotitolo molto promettente per chi lo incontra: "Semplificare e organizzare. Conoscere meglio sé stessi. Arricchire la propria vita."

Chi non lo vorrebbe? Ma che c'entrano le liste in questo?

La risposta ci viene data dall'autrice nelle primissime pagine. Francese che vive in Giappone da più di venticinque anni, Loreau ne ha "assorbito filosofia e stili di vita", primo fra tutti il minimalismo e lo zen, che si raggiunge, a quanto pare, anche attraverso la stesura di elenchi.

Il libro porta esempi di liste che semplificano il quotidiano nella maniera più pratica: dall'organizzazione della casa (come, tra gli altri,  il kakebo o "quaderno di casa" delle casalinghe giapponesi che vi riportano e catalogano tutto, anticipando un nuovo trend che comincia a farsi strada nel mondo della manualistica occidentale di self-improvement) alla programmazione di viaggi o traslochi, alla bellezza e cura estetica della persona, (indirizzata principalmente alle donne) con liste già pronte e dettagliate, improntate al minimalismo - e con le quali si può tranquillamente dissentire, se per esempio non si capisca perché portare un solo anello o utilizzare un solo profumo.

Ma la seconda parte del libro, e invero tutto il testo anche nei dettagli più superficiali ne è permeato, è interamente dedicata al vero scopo della compilazione delle liste: la ricerca e conoscenza interiore di sé stessi, che si può migliorare pensando a una lista delle proprie paure così come catalogando le canzoni preferite e i libri letti e se siano piaciuti o no, in un continuo sviluppo di invito all'autoanalisi e alla valorizzazione del proprio tempo. Certo non più solo una caratteristica dei popoli orientali, ma una vera e propria esigenza ormai ampiamente espressa nel mondo occidentale.

Basta anche con i diari all'occidentale, dice Loreau, lunghissimi, eccessivamente articolati, pieni di pathos e indulgenze inutili alla chiarezza e al ritrovamenre della serenità oppure, per lo stesso motivo, evitati da chi non ne regge il peso emotivo (e di fatica dello scrivere).

Benvenuto quindi stile "essenziale, senza sintassi", dove purificare il proprio groviglio interiore - anche quando inconsapevoli all'inizio di averne uno - e tornare consapevoli di sé stessi e del presente. E' dai pittogrammi sumeri, aggiunge l'autrice, che "gli esseri umani hanno sempre sentito il bisogno di scrivere o disegnare idee, avvenimenti e fatti, e di elencarli metodicamente e dettagliatamente", in una ricerca della conoscenza per poi racchiuderla in una forma che per la sua struttura particolare, per  l'obbligo di includervi solo le parole davvero necessarie, "costituisce una via d'accesso diretta all'esplorazione illimitata della nostra vita".

Vale la pena provare. Al massimo, si scriverà una lista dei motivi per cui il libro ha fallito.

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