Lavoro ad honorem

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio. (Hubert, dal film "L'odio")

Sono sempre io, Gionni, quello che ha sempre una critica da muovere, qualcosa che lo disturba o irrita, insomma, quello della polemica facile. È ormai divenuta una domanda di rito nei miei confronti, quella formulata anni fa da un mio caro amico: “Gionni, c'è qualcosa nell’Universo che ti possa andare bene?” Yes, Of course! Il vero problema sono le persone e gli abissi verso cui vogliono trascinarmi per poter accettare, digerire, qualsiasi cosa. Siate sinceri, chi più chi meno, il disagio se lo sente addosso; per tutti gli altri, non esiste rimedio, sono condannati. Beh certo, con il mutuo, il lavoro, la macchina, il capo e le ferie e un sacco di cose belle; non c'è nulla di male se si riesce a mantenersi sani di mente, abbracciando, eccolo, il disagio. E chi un lavoro non lo ha? “Chi non lavora è perché non ne ha voglia!” Probabile. Ma tralasciando l’imbarazzo personale e lo scoramento di un pluri laureato che a trentanni (anche dopo in realtà) è ancora costretto ad accettare stage a seicento euro al mese, di fatto lavorando normalmente, siamo sicuri che sia così semplice lavorare in Italia? O meglio, è così semplice lavorare, guadagnare onestamente e vivere una vita dignitosa in Italia? La domanda pare essere retorica, la risposta però muta a seconda del soggetto. Se sei un porta a porta, un manager da battaglia volgare e ignorante come una campana (ma hey! Hai l’abito Calvin Klein!) allora la risposta è semplice, ma è talmente banale che neanche mi ci soffermo. E comunque la competizione è per perdenti. Tutti gli altri, noi persone comuni e per bene, dobbiamo arrangiarci alla meglio, accettando proposte vergognose con il sorriso di cortesia e la morte nel cuore, incerti sulle bollette e senza possibilità prossima di poter anche solo pianificare un viaggio. Ah quelli che “senza viaggiare non potrei vivere, devo fare almeno due viaggi l’anno per ricaricarmi” io invece godo quando dal divano vado al cesso senza passare per il frigorifero.

La vera libertà in una società civile, la civiltà, non dovrebbe essere quella di affermarsi e vivere secondo le proprie aspirazioni? Secondo anni di studi? I passaggi obbligati sembrano infiniti: accettare questo per poi avere la possibilità di lavorare, conosci gente del campo, stai a contatto con le persone giuste, sii attivo/a e sveglio/a, e vedrai che capiterà l’opportunità. Ripetere come un mantra per "giorni giorni giorni, che fan mesi, che fan anni ed anni amari" (Guccini è come il nero, sta bene su tutto; anche se lui veste in blu perché odia il nero). Intanto, però, lavorano sempre le stesse ditte, gli stessi pesci grossi e noi, piccoli sfigati, a lavorare per loro e per i loro quattro spiccioli, e guai ad alzare la voce altrimenti sei fuori, out! Stay up! Stay top! Stay skill! E quando ti svegli già incazzato/a, perché non è che si può sempre far finta di niente, e il “capo fenomeno super cool checistaddentrounacifra” ti chiede “cos’hai oggi? Non ti vedo brillante, c'è qualcosa che non va?” e vorresti solo spaccargli/le la faccia, ci chiediamo dove prenderemo la forza per arrivare a fine giornata per godersi la casa coccolosa con i nostri amanti. Ecco, l’amore è la nostra unica guida, la passione in quello che facciamo, i nostri valori incrollabili e la determinazione quotidiana; resistiamo finché possiamo, poi chi cede alle lusinghe del sistema, chi crolla, chi parte per altri stranieri lidi. E scusate ma “cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto, delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto” (è sempre lui, Guccini)

Va beh, però a breve ci saranno le elezioni e come l’araba fenice rinasceremo dalle nostre ceneri, guidati dal futuro premier che sarà uno fra: Salvini, Renzi, Di Maio e il redivivo Berlusconi.
Dall’imbarazzo della scelta a scelta imbarazzante, il passo è drammaticamente brevissimo.

 

 

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