"Le quattro casalinghe di Tokyo" di Natsuo Kirino

Se c’è una cosa che la cronaca nera degli ultimi anni ci ha insegnato è che, purtroppo, le tragedie possono scatenarsi anche negli ambienti più normali e ordinari. Come ho già detto in articoli precedenti, questo particolare interesse del pubblico nelle espressioni del male nella vita di tutti i giorni ha avuto delle importanti ripercussioni nella letteratura, creando un genere che viene denominato domestic noir; per la stragrande maggioranza si tratta di opere, e di conseguenza di autori, statunitensi o comunque anglosassoni, che hanno poi influenzato anche altri nel resto del mondo. Tuttavia, se si va indietro nel tempo, si scopre che alcuni importanti contributi al genere non vengono dal mondo di lingua inglese. In particolare, un vero e proprio precursore del domestic noir fu un romanzo di una scrittrice giapponese, Natsuo Kirino, in Italia purtroppo non conosciutissima, ma che nel 1997 (anno della pubblicazione in patria, in Italia solo nel 2002, ma riedito di recente) fece molto successo e scalpore con “Le quattro casalinghe di Tokyo”.

Proprio come è tipico del genere, le protagoniste sono quattro donne, che, nonostante il titolo italiano le definisca come casalinghe, sono in realtà operaie del turno notturno in una fabbrica che prepara piatti pronti. Nessuna di loro ha una vita facile: Masako, la leader del gruppo, vive da anni in completa alienazione insieme al marito e al figlio adolescente, praticamente estranei; Kuniko, una donna vanitosa ma insicura per il sovrappeso, è stata recentemente abbandonata dal compagno, dopo aver contratto diversi debiti con pericolosi usurai; Yoshie, la più anziana e una madre single costretta ad occuparsi anche dell’anziana suocera; infine Yayoi, che convive con un marito violento e ubriacone. Proprio quest’ultima compirà un gesto avventato, che porterà ad una concatenazione di eventi drammatici: una notte, stufa delle angherie subite, ucciderà il marito Kenji strangolandolo e, presa dalla paura, ingaggia le colleghe per aiutarla a sbarazzarsi del cadavere. Questo sarà solo l’inizio della fine per le quattro donne, che si troveranno catapultate in una serie di eventi sconvolgenti, che le porteranno nelle zone più malfamate di Tokyo.

Come in ogni noir che si rispetti, Natsuo Kirino ci trasporta in una Tokyo cupa, fredda e solitaria; tutta la città sembra una gigantesca catena di montaggio, proprio come quella della fabbrica dove lavorano le protagoniste. Non pare esserci spazio per l’affetto, l’amore, o qualunque tipo di emozione: ogni personaggio è un’isola, con i propri problemi e dolori. L’unica cosa davvero fondamentale sembra essere il denaro, il vero motore che spinge le persone. Proprio per il desiderio di soldi, Kuniko e Yoshie si fanno convincere a partecipare al piano per sbarazzarsi del cadavere di Kenji. Ma per Masako, leader del gruppo, è tutta un’altra cosa: lei è sicuramente il personaggio più enigmatico del romanzo, proprio perché non si capisce quale motiva la spinga a fare ciò che fa. Che si tratti in realtà di un personaggio malvagio? O semplicemente, di una donna che ha perso qualunque speranza di essere felice? Sta a voi decidere, e tranquilli, non vi pentirete di questo romanzo.

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