Liberi di vergognarsi

Sono reduce dalla partita contro la Germania, sì, da italiano medio mi sono sbronzato davanti alla TV al bar. Abbiamo perso e io sono ubriaco come la merda, alle tre di notte, a cercare chissà cosa nel mio cervello, un ponte che mi leghi alla routine quotidiana. È vero, sono contro le bandiere, quindi perché tifare Italia? Non lo so neanche io, o forse lo so ma sarebbe troppo complicato spiegarlo anche a me, e in fondo in fondo, non mi importa una sega. Crucchi bastardi. Tra i miei fumi alcolici e le sigarette infinite, mi trovo a riflettere su questo tricolore, cosa rappresenta l'inno nazionale, le sue origini e i giorni nostri. Per quanto abbia bestemmiato durante la partita, a me piace il calcio nel suo valore più alto del gesto tecnico, e mi chiedo cosa in realtà rappresenta questo straccio appeso al balcone dell'italiano medio. Chi è l'italiano medio? Dove nasce? Quali sono le sue radici? Il crocifisso non si tocca, così come il valore della patria, questo stato che ci toglie pane e dignità in cambio di una vittoria in un rettangolo di gioco. Sono il primo ad aver esultato e bestemmiato, ma oltre ad essere consapevole della mia esigenza di svago, mi ritengo banalmente credente e fedele a quei valori che sono l'essenza di una partita come metafora della mia battaglia quotidiana. E mi incazzo. Sia perché pensando a chi nello specifico oggi li ha rappresentati, sia dal popolo che viene rappresentato, e soprattutto: quali ideali? Il lavoro, il sacrificio, il sudore, guagnarsi sul campo la vita quotidiana, i sacrifici per cosa? Ammesso la buona volontà dei calciatori milionari, sono veramente i paladini dei nostri valori? Quali valori? Non voglio certo elevarmi sullo sgabello con la bottiglia in mano, però in effetti la nazionale è una ghiotta occasione per seppellire la merda sotto il tappeto. Il lutto al braccio per le vittime dell'attentato in Bangladesh, il cordoglio commosso; per carità, ci sta. Ma tutte le altre vittime giornaliere del nostro regime NATO sono forse meno umane? I bambini e i civili palestinesi, quelli afgani, i siriani o quelli africani martoriati sotto le bombe e i maceti, gli stupri di massa e gli ospedali come bersagli strategici, quali dei nostri valori abbracciano? Ma non divaghiamo, va bene, stiamo nei confini nazionali.

Nei giorni scorsi nel salernitano un gruppo di cinque minorenni stuprano una ragazza di quattordici anni; violenza urbana, delinquenza riservata alla cronaca locale, due righe in quella nazionale. E qui mi incazzo. Intanto perché i vari paladini della politica di destra non si sono schierati massicciamente a condannare la schifezza del gesto? Ma d'altronde, come possiamo pretendere che si alzi una voce da coloro che solo qualche mese fa, sempre in Campania, hanno taciuto una tentata violenza di un quarantenne di Casa Pound ai danni di una diciassettenne, con tanto di coltello alla gola? Silenzio.

Dove cazzo è quel porco di padano? Ma sì, manco è giusto nominarlo sto ipocrita dannoso che campa alle mie spalle. La colpa è vostra, giornalisti e popolo, che date fuoco e spazio alla violenza verbale contro chiunque mini l'equilibrio del falso ideale cattolico: il burqa, l'islam, gli zingari. Terroni di ieri unitevi sotto il sole celtico. Figurati, per un libertario come me, ma anche giustizialista secondo l'accezione più nobile del termine, tutte le restrizioni e le paraculate sono da combattere. Però fanculo la ruspa di uno che guadagna ventimila euro al mese che fino a ieri mi schifava. Fanculo voi pigri che crogiolate nelle cagate della TV. Ho letto dichiarazioni dei genitori dei ragazzi stupratori definire come una "ragazzata" lo stupro consumato in cinque su una povera adolescente, con il consenso della società cosiddetta civile. Quante volte ho dovuto sentire, dopo un caso di stupro: "Se l'è cercata" oppure "Tanto era una troia" o quando una bella ragazza mostra le gambe o l'ombelico: " guarda come vanno in giro, poi si lamentano se..." Ora, devo dequalificarmi mentalmente e soffermarmi su tale becera mentalità? Spogliamoci dall'ipocrisia, siamo ancora ancorati all' ignoranza del provincialismo, pronti a giudicare e condannare manco fossimo in piena inquisizione, dove non esiste più spazio per l'autocritica.

Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti. Come? In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo inutile, su un giornale inutile della repubblica, della scostumanza di questi pantaloncini troppo corti indossati dalle ragazze; la libertà dell'uomo occidentale contro l'arretratezza dei musulmani. Mmh, la donna oggetto e l'utero in affitto, le duemila sono cagne e ormai a quattordici anni sono già delle troie. Bene, ammesso che fosse vero, questi valori tanto sbandierati dove cazzo sono finiti? Definiteli! E se non esistono, sarà forse che la vostra educazione ha fallito? O forse non avete dentro niente, se non il vuoto delle vostre puttanate, tutte quelle puttanate propinate attraverso le vostre paure e insicurezze, il consumo dei sentimenti futili. Qualcuno direbbbe che le risposte sono dentro ognuno di noi, ma siamo talmente immersi in questa bolla di nulla frustrante, alla rincorsa del nostro pane quotidiano che scambiamo il gesto di pace in un sonoro grido di vergogna, con la pistola nel cassetto.

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