Lolita - Recensione

INTRODUZIONE

Dover scrivere un'introduzione ad un libro della portata di Lolita non è un compito facile per due motivi: da un lato credo che chiunque lo conosca già e dunque è complicato aggiungere qualcosa a ciò che già si conosce. Dall'altro, dando per scontato che qualcuno che non lo conosca effettivamente ci sia, la difficoltà sta nel trasmettere la grandezza del romanzo che mi trovo ad introdurre.

La cosa migliore è sempre partire dall'inizio. Lolita è un romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov. La prima curiosità è che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, inizialmente il romanzo fu scritto in inglese e non in russo. C'è da dire che l'autore padroneggiava l'inglese fin dalla giovane età. Il fatto che diversi suoi romanzi siano stati scritti direttamente in inglese potrebbe essere un tentativo di aggirare la censura e di trovare più facilmente un editore. La vicenda narrata in Lolita infatti, l'attrazione di un uomo maturo per una bambina nella fase di passaggio fra l'infanzia e l'adolescenza, non aiutò per nulla l'autore a trovare qualcuno disposto a pubblicarlo.

Per scrivere Lolita Nabokov si ispirò ad un reale fatto di cronaca. Nel giugno 1948 Florence Sally Horner, una ragazzina di undici anni, fu rapita all'uscita dalla sua scuola a Camden, nel New Jersey, dopo essere stata ingannata da Frank La Salle, un cinquantenne che si fece passare per agente FBI. Tenuta prigioniera, viaggiando in diversi posti per ventuno mesi attraverso gli USA, l'adolescente fu ripetutamente abusata dall'uomo. Nonostante Nabokov abbia sempre negato di essersi ispirato a tale vicenda per la stesura di Lolita, furono rinvenuti degli appunti a riguardo proprio sul dattiloscritto del romanzo.

TRAMA ---SPOILER ALERT---

La trama di per sé è molto semplice e lineare e non contiene grandi colpi di scena. La potenza del libro sta nel come vengono narrati i fatti e nell'analisi psicologica che Nabokov traccia del protagonista.

Le vicende vengono narrate tutte in prima persona dal protagonista Humbert Humbert. Humbert è un uomo di trentasette anni, professore di letteratura francese, con un passato doloroso alle spalle. La morte prematura del suo primo amore adolescenziale infatti non gli permette di vivere completamente la relazione e gli comporta una sorta di blocco nell'evoluzione della sfera emotiva, che rimane infantile, acerba e disfunzionale. Questo comporterà il fallimento del suo primo matrimonio. Dopo essersi ripreso da un esaurimento nervoso, Humbert si trasferisce nella città di Ramsdale, ospite della vedova Charlotte Haze che vive con la figlia dodicenne Dolores. Quest'ultima risveglia in Humbert quell'amore adolescenziale rimasto incompiuto e lo trasforma in un'ossessione che diventa sempre più morbosa. Dolores, o Lolita come la chiama appunto in privato il protagonista, è una bambina capricciosa, maliziosa, civettuola e spregiudicata. Per tutto il romanzo tuttavia non sappiamo che cosa pensi o che cosa desideri, poiché non ci viene quasi mai mostrata, ma semplicemente raccontata attraverso il filtro di Humbert. Il lettore quindi non ha mai la garanzia che Dolores sia davvero così come ci viene presentata dall'uomo. Non è mai chiaro neppure quanto sia ingenua e quanto lo faccia credere ad Humbert per costringerlo ad assecondare i suoi capricci. Humbert diventa ben presto schiavo delle sue passioni proibite e delle sue ossessioni morbose. Tra i due quindi si instaura un rapporto malato in cui lui pur di non perdere le attenzioni di lei si ritrova ad essere sottomesso alla sua volontà. Mentre lei sembra quasi divertirsi a giocare con lui (è lei stessa a rivelargli il ruolo di "gioco" da lui sempre rivestito, uno dei tanti giochi da lei amati, "come il tennis, come una nuotata"). Lo stuzzica, lo manipola, prendendo parte ad una relazione in cui non è del tutto chiaro chi tenga le redini.

L'abilità di Nabokov sta nel descriverci i pensieri malsani di Humbert in maniera tremendamente umana. Humbert è vittima di un'ossessione che non sa gestire. Da questo punto di vista è un inetto poiché la sua vita emotiva è quella di un ragazzino tredicenne. Le pulsioni lo divorano e lo mettono in catene. È risaputo che spesso i carnefici siano tali proprio in virtù del fatto che sono stati vittime a loro volta. Tuttavia Nabokov non propone mai l'assoluzione di Humbert: quest'ultimo è colpevole e tale rimane. Il suo temperamento lo rende quasi patetico e odioso allo stesso tempo. È subdolo, ma infantile ed è lui piuttosto ad invocare il perdono dei lettori.

La sua ossessione gli fa addirittura sposare la madre di Dolores pur di poter rimanere accanto alla figlia. Non solo, la degenerazione lo spinge a sognare la morte di Charlotte, in modo da rimanere unico tutore della bambina. E questa morte avviene, accidentalmente, di lì a poco, con enorme fortuna per Humbert. Charlotte infatti aveva appena scoperto i suoi piani subdoli e stava per denunciarlo alle autorità.

Rimasti soli, Humbert e Dolores intraprendono un viaggio attraverso gli Stati Uniti ed è proprio durante questo viaggio che Lolita inizia a diventare insofferente alla presenza del patrigno. Humbert infatti la minaccia e la costringe a viaggiare con lui contro la sua volontà. Si fa sempre più ossessivo, maniaco del controllo, possessivo, sospettoso e paranoico. Il gioco si è rotto e non è più divertente. Assistiamo al lento declino di Humbert e a una Dolores sempre più insofferente. Lolita inizia quindi ad utilizzare le sue armi per ritagliarsi sempre più spazi. Vuole amicizie della sua età, vuole frequentare la scuola, pretende del denaro, vuole svagarsi e divertirsi e, soprattutto, vuole emanciparsi emotivamente. Humbert la tiene in una palla di cristallo, avulsa dal mondo, protetta da tutti ma non da lui. Il fatto che vivano in una realtà distorta, più simile ad un mondo onirico è un tema ricorrente nel romanzo. Humbert sprofonda sempre di più in una realtà che si è creato lui, idealizzata. Proietta su Lolita tutto il suo mondo interiore, deformando ciò che è fuori di lui: vive sostanzialmente in un sogno. Le mete a cui aspira sono irraggiungibili, il suo amore-malattia non può essere coronato, Lolita non è ciò che lui vorrebbe e il viaggio, da sempre metafora di crescita personale e di conoscenza di sé, non porta né all'una né all'altra cosa.

Ormai esasperata dal viaggio col patrigno, Lolita approfitta del primo momento in cui si trova da sola, ricoverata in un ospedale a causa di una brutta febbre, per fuggire con un uomo misterioso. Humbert inizia a cercarla in maniera spasmodica, senza però mai ritrovarla. Ormai disperato finisce con l'arrendersi.

Diversi anni dopo riceve però una lettera da Lolita, ormai diciassettenne, che gli racconta di essere sposata e in attesa di un figlio. Proprio per questo ha bisogno di un prestito di denaro. Humbert si precipita da lei portandole i soldi e si rende conto di desiderarla ancora. Le propone quindi di scappare con lui, ma il rifiuto di Dolores è categorico. Humbert però riesce a farsi dire il nome dell'uomo misterioso che anni prima la aveva aiutata a scappare dall'ospedale. Questi si rivela essere Quilty, un commediografo che aveva insegnato teatro alla piccola Lolita. I due avevano avuto una relazione poi naufragata. Humbert, in un ultimo eccesso di gelosia, di reca da Quilty e lo uccide. Proprio per questo finirà in carcere dove scriverà appunto il libro che abbiamo tra le mani.

---FINE SPOILER---

Gli avvenimenti narrati dunque fanno quasi da sfondo: Lolita è un romanzo decisamente character driven. Non sono gli avvenimenti a fare procedere la trama, ma la trama stessa è costituita dall'analisi interiore di Humbert. Le memorie dell'uomo sono un viaggio nelle profondità più oscure dell'animo umano, nelle sue ossessioni con tutto ciò che ne deriva. Non vediamo un'evoluzione del personaggio, ma uno spaccato completo ed estremamente dettagliato della psiche di un uomo disturbato. L'amore e l'attrazione che prova sono sinceri e travolgenti, ma allo stesso tempo malati: oltre che ad essere indirizzati nei confronti di una bambina sono anche ossessivi e paranoidi. Humbert non è in grado di gestire i propri desideri, ne è schiavo e si rende conto di quanto siano perversi e per questo è in perenne lotta con essi e dunque con se stesso. Nonostante la tematica sia scabrosa ormai sarà chiaro perché non possa essere classificato come un romanzo erotico. Inoltre, grazie alla prosa elevata e ad una buona dose di ironia, Nabokov non descrive mai scene pornografiche o triviali. La sua grandezza sta proprio in questo: farci vedere la realtà distorta attraverso gli occhi di Humbert, senza pregiudizi né lezioni morali, senza mai scadere nel volgare o nell'osceno.

SCANDALO

Fin dal principio, a causa dei temi proposti, la pubblicazione di Lolita fu molto difficoltosa. In un primo momento Nabokov pensò di pubblicarlo anonimo. Dopo questa prima idea l'autore pensò invece di pubblicarlo con uno pseudonimo, Lolita appunto. Addirittura l'autore nasconderà tra le righe della prima pagina l'anagramma del suo nome per poter rivendicare la paternità del romanzo. I primi quattro editori a cui mandò il dattiloscritto rimasero scandalizzati dal contenuto e si rifiutarono di pubblicarlo. Il libro fu accusato di essere pornografico, immorale e, da alcuni, antiamericano. All'autore furono richiesti diversi tagli ai quali lui si oppose sempre. Nonostante lo scandalo, le circa quattrocento pagine del libro, come dicevamo prima, non contengono né parole né descrizioni oscene: la trama è intessuta di uno stile letterariamente alto ed elegante che allude alle scabrosità senza mai descriverla esplicitamente. Tuttavia fu proprio una casa editrice francese di letteratura erotica, la Olympia Press, a pubblicare Lolita per la prima volta nel 1955. Successivamente però fu bandito per due anni dal ministro degli Interni francese che lo fece ritirare dalle vendite. Conobbe la sua vera fortuna solo nel 1958: risale infatti a questo anno la prima pubblicazione americana che lo vede diventare subito un best-seller, diventando il primo libro dopo Via col vento a vendere centomila copie nelle prime tre settimane di pubblicazione.

Nel 1962 arriva poi la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, attraverso la quale il personaggio di Lolita entrerà a far parte della cultura di massa e del linguaggio, prendendo a significare ovunque, per antonomasia, piccola seduttrice, non si sa fino a qual grado inconsapevole; o anche una ragazza adolescente, sessualmente precoce e di aspetto provocante che suscita desideri sessuali anche in uomini maturi.

CONCLUSIONI

Come ormai sarà chiaro non bisogna approcciarsi a Lolita come ad un romanzo erotico. È anche necessario lasciare da parte i pregiudizi per immergersi nella mente malata di Humbert per capirne i meccanismi. Solo dopo lo si potrà giudicare, nonostante non è chiaro quanto fosse questo lo scopo del romanzo di Nabokov. Non che non trovasse riprovevole il comportamento dell'uomo. Semplicemente il focus è un altro, ovvero lo sviluppo e l'ossessione dell'amore-malattia di Humbert. L'autore ce ne fornisce una descrizione precisa, ci cala nei meandri più oscuri della psiche umana. Indaga i motivi della degenerazione, esplora la paranoia, la paura, la dipendenza affettiva con un'accuratezza esemplare. Il suo obiettivo è descrivere, sondare, rappresentare, giocare con il linguaggio, creare e plasmare attraverso una prosa sublime; non giudicare o impartire lezioni di morale.  Sicuramente Lolita fa riflettere, ma questo non è che uno degli svariati motivi per cui leggerlo e per cui si è consacrato a grande classico della letteratura.

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